Glue, c’è ancora bisogno di musica dal vivo a Firenze
«Sedici anni fa dicevamo che a Firenze c’era bisogno di un palco in più. Oggi ce n’è ancora più bisogno». Basterebbe questa frase di Simone Giuliani, uno dei fondatori del Glue, per fotografare cosa è successo alla musica dal vivo a Firenze negli ultimi anni.
Quando il Glue nasce nel 2010 negli spazi dell’ex teatro dell’Affrico, l’idea è relativamente semplice: creare un luogo per quella musica indipendente, alternativa al mainstream, che a Firenze faticava già allora a trovare casa. Sedici anni dopo il problema non si è risolto, anzi, semmai è diventato più evidente.
Nel frattempo la Flog ha interrotto la propria attività musicale, il Viper è fermo dopo l’incendio, il Jazz Club ha definitivamente abbassato la saracinesca (spostandosi al Drinking Blues) e altri progetti sono nati e scomparsi. Firenze continua naturalmente a ospitare concerti, festival e grandi eventi, ma fa molta più fatica quando si scende di scala: è quella fascia intermedia fatta di club, circoli e sale di dimensioni contenute ad essersi progressivamente assottigliata. Ed è proprio lì che trovano spazio le band emergenti e quei tour che non riempiono un palazzetto, ma hanno pur sempre bisogno di un palco per farsi conoscere.
È un tema che su FUL abbiamo raccontato più volte negli ultimi mesi parlando con festival, associazioni e protagonisti della scena indipendente. Cambiano gli interlocutori, ma la questione torna sempre: a Firenze mancano spazi nei quali fare musica dal vivo.
«Quando abbiamo iniziato 15 anni fa pensavamo che ci fosse bisogno di un palco in più per la musica indipendente. Oggi gli spazi disponibili sono ancora meno di allora», racconta Simone Giuliani. «Tenere aperto un palco è diventato quasi una forma di resistenza.»
Perché il Glue resiste
Per capire perché il Glue sia ancora qui bisogna però chiarire una differenza fondamentale. Il Glue non è un club tradizionale e non è un’impresa che vive vendendo biglietti. Dietro ci sono persone che fanno altro nella vita: una quattordicina di soci attivi e volontari che mettono a disposizione tempo e competenze per mandare avanti l’associazione.
Nessuno prende uno stipendio dal Glue: questa è una condizione che evidentemente comporta dei limiti, ma che negli anni ha rappresentato anche una forma di libertà.
«Possiamo fare scelte artistiche che probabilmente un imprenditore non farebbe. Fare musica dal vivo costa molto e nei piccoli club gli incassi sono relativi. Noi possiamo scegliere un progetto perché ci piace, perché pensiamo abbia qualcosa da dire, senza dover ragionare esclusivamente sul ritorno economico.»
Il tesseramento serve anche a questo. La quota associativa permette di accedere durante la stagione a una trentina di concerti senza acquistare ogni volta un biglietto. Una scelta che significa rinunciare deliberatamente a una parte degli incassi possibili, ma che sposta il rapporto tra spazio e pubblico su un piano diverso, perché chi entra non dovrebbe essere semplicemente un cliente. «Quando fai la tessera diventi socio. Hai diritto di voto, di parola, puoi partecipare alla vita dell’associazione. Cerchiamo di costruire una comunità intorno alla musica dal vivo.»

Smettere di essere soltanto clienti
Oggi scoprire e ascoltare nuova musica è più facile che mai. Ma avere accesso a una quantità praticamente infinita di musica non significa avere luoghi nei quali viverla, incontrarsi e condividerla. «Chi frequenta i live conosce la differenza tra ascoltare musica a casa e passare una serata sotto un palco. È condivisione del tempo e dello spazio, è socialità, è qualità del tempo libero. E secondo me oggi questa cosa vale ancora più di sedici anni fa».

Il Glue rivendica proprio questa dimensione fisica. «Sentiamo la necessità di spazi culturalmente alternativi. Ci siamo tutti un po’ rotti le scatole di essere soltanto clienti ovunque andiamo.»
Una frase che probabilmente racconta molto più di una stagione musicale. Perché un club non è soltanto il posto nel quale quella sera suona quella band. È il posto nel quale puoi entrare senza sapere chi suona, dove puoi scoprire qualcosa che non conoscevi e poi continuare a tornare. Simone lo dice in maniera ancora più semplice: il Glue è «un posto per persone curiose, non per cacciatori di eventi social».
La cena prima del concerto
Questa idea di comunità non riguarda soltanto chi sta sotto il palco. Prima dei concerti al Glue c’è una consuetudine che negli anni non è cambiata: band e staff cenano insieme, allo stesso tavolo. «È come quando qualcuno viene a casa tua. Sei nostro ospite, mangiamo insieme e parliamo. È un momento in cui possiamo scambiarci esperienze, capire cosa succede negli altri club, parlare con musicisti, produzioni, etichette».
Sedici anni di queste cene hanno costruito una rete di rapporti con band e addetti ai lavori che forse spiega una parte della longevità del progetto. Una filiera fatta di chi la musica la scrive, chi la suona, chi la produce, chi la distribuisce e chi la ascolta. Un patrimonio di relazioni che per i quindici anni dell’associazione è diventato anche un libro celebrativo: una mappa su carta della scena indipendente passata da Firenze in questo lungo percorso.

Le difficoltà di chi prova a tenere aperto un palco
Poi c’è la parte meno romantica. Le difficoltà, racconta Giuliani, oggi non riguardano tanto il vicinato – la sala è insonorizzata e il Glue non ha particolari problemi da questo punto di vista – quanto il quadro normativo e burocratico nel quale devono muoversi le associazioni che organizzano attività culturali e musica dal vivo.
Negli ultimi mesi Glue, Lumen, Arci Firenze, Exfila, Gada, La Chute hanno avviato un confronto chiedendo un tavolo di lavoro con l’amministrazione comunale. Il dialogo è iniziato, anche se per il momento non ci sono ancora risultati definitivi.
La richiesta, secondo Simone, non è necessariamente quella di ottenere contributi. «In sedici anni siamo stati completamente indipendenti e non abbiamo ricevuto contributi pubblici. Ne siamo orgogliosi. Quello che chiediamo è che venga riconosciuta la specificità di realtà come la nostra.»
Il punto è distinguere chi svolge un’attività imprenditoriale da un’associazione composta da cittadini che volontariamente mette a disposizione tempo e professionalità per offrire un’attività culturale ai propri soci. «Non voglio che qualcuno ci dica bravi. Ma neanche essere bastonati».
Perché il rischio, prima ancora della sanzione o della difficoltà burocratica, è togliere alle persone la voglia di continuare. «Ogni tanto il dubbio viene: ma chi ce lo fa fare? Se uno mette a disposizione il proprio tempo libero e poi deve preoccuparsi di trovarsi dentro problemi e contestazioni, può anche decidere di andare a fare altro. Sarebbe triste. Ma se chiudiamo, siamo tutti un po’ più poveri».
E impoverire ulteriormente una rete di spazi già fragile avrebbe conseguenze che vanno oltre la chiusura di un singolo club. Per una parte della musica indipendente, Firenze rischia infatti di scomparire dalle rotte dei tour: artisti e band continuano a passare da Bologna, Milano o Roma, mentre trovare una data fiorentina diventa sempre più complicato.
E questa è la contraddizione più evidente: una città internazionale e universitaria, attraversata ogni anno da milioni di persone, che continua ad attrarre grandi eventi ma offre sempre meno luoghi in cui una band possa semplicemente salire su un palco, suonare e costruirsi un pubblico.

Il 3 ottobre si riparte dai God of the Basement
La sedicesima stagione del Glue comincia sabato 3 ottobre e lo fa affidando il palco a una band fiorentina: i God of the Basement, che proprio nel 2026 festeggiano i primi dieci anni di attività. Una scelta che sembra quasi sintetizzare la funzione che il Glue rivendica per sé: dare spazio a una scena che nasce, cresce e continua a produrre musica in città.

Attivi dal 2016, i GOTB hanno costruito negli anni un suono nel quale convivono electro-rock, groove, campionamenti old school ed elettronica. Dopo l’esordio omonimo del 2018 e Bobby is Dead del 2021, dal 2022 la band ha iniziato a esplorare nuovi territori con singoli come TUM, Loaded e Tale Of A Devil. Nel 2025 è arrivato Whatever, disco breve, lavoro che ha segnato anche un passaggio importante verso l’uso della lingua italiana, unendo una scrittura più introspettiva e sociale a una componente elettronica sempre più presente.
Una direzione che prosegue proprio nell’anno del decennale: il 2 ottobre uscirà Canzone per i Bambini Buoni, nuovo singolo accompagnato da un «videoallucinazione» curato da Rebecca Lena.

E proprio i dieci anni dei God of the Basement saranno il filo conduttore dell’intera serata inaugurale del Glue: una festa-evento ideata e curata direttamente dalla band, che per l’occasione ha coinvolto artisti, musicisti, produttori e amici con cui ha condiviso il proprio percorso in questo decennio.
Sul palco insieme ai GOTB ci saranno Lorenzo Pellegrini degli Handlogic e Tina Galassi degli Hate Moss e Stock-a Production. Ad aprire la serata sarà Lazzaro, progetto electro-pop di Yuri Ginanni, fresco dell’uscita del secondo album Feste di paese, mentre la chiusura sarà affidata al dj set per “bimbi cattivi” di RAUJ / DIGIPUR.
Una stagione ancora da costruire
Il resto della stagione 2026/27 è ancora in fase di allestimento. Anche programmare con largo anticipo, racconta Giuliani, è diventato più difficile in un quadro che lascia poche certezze. La direzione però rimane quella che il Glue segue da anni: valorizzare le band locali e toscane, riportare a Firenze artisti che altrimenti rischierebbero di non passarci e continuare a cercare progetti fuori dai circuiti più prevedibili.
Tornerà anche il Rock Contest, con quattro serate ospitate dal Glue. Una collaborazione che condivide esattamente la stessa idea: offrire la possibilità di incontrare e ascoltare qualcosa che ancora non conosciamo.

Per la nuova stagione è confermato anche il cineforum del venerdì, altro appuntamento storico dell’associazione, sempre a ingresso gratuito per i soci e con la possibilità di cenare insieme prima della proiezione.
Anche qui la scelta segue una linea precisa: recuperare film che hanno avuto poca o cattiva distribuzione, titoli passati quasi inosservati nelle grandi sale o che meritano di essere riscoperti a distanza di uno o due anni dall’uscita.
Gli aggiornamenti su tutta la programmazione saranno pubblicati sui canali del GLUE Alternative Concept Space e attraverso la newsletter dell’associazione.
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