Dove il libro torna oggetto del desiderio: a Firenze è nata Brac & Co.
Cerco l’insegna e trovo quella di sempre: Benigni Calzoleria, dal 1919, Calzoleria La Fiorentina. Da pochi mesi, dietro quelle vetrine, ha aperto le porte Brac & Co., progetto nato per passione come costola della storica libreria Brac di Via de’ Vagellai.
Lo spazio storico
Lo spazio è rimasto quello del vecchio calzaturificio: profili in legno, teche, vetrine. Si sviluppa luminoso in una lunga retta che porta al secondo ingresso, su via Montebello, raggiungibile attraverso una bellissima scala in ferro battuto e un patio con pavimento in pietre mosaicate.

L’immobile ha senz’altro più di trecento anni, la storia ce ne restituisce traccia. Nel 1930 qui si trasferisce la famiglia Bruscoli, tipografi e legatori, che nei primi del Novecento aveva vinto la medaglia d’argento a un concorso Alinari per la legatura della Divina Commedia. Nel ‘66 il negozio-laboratorio tra Borgo Ognissanti e Via Montebello fu invaso dall’Arno; appena fu possibile riprendere l’attività, la Ditta Bruscoli venne chiamata a partecipare al restauro dei volumi danneggiati dall’alluvione. Negli anni seguenti gli spazi passarono alla famiglia Benigni, storica calzoleria fiorentina attiva dal 1919, come ricorda ancora l’insegna.
Oggi qui nasce una libreria dalla cifra femminile, grazie al contributo di quattro libraie che si impegnano nella ricerca e gestione delle collezioni: Astrid, Lilith, Letizia e Anna Sara. Al centro del fondo, un piccolo angolo bar con il marchio Brac, in classica cifra vegetariana e vegana.

Il filo conduttore: la cura
La storia del luogo si riflette nella scelta delle edizioni. Gli editori che trovate qui sono bibliofili che pubblicano poco, con grande attenzione, iconografica e tipografica. Brac & Co. tenta di raccogliere il meglio della storia editoriale contemporanea.
Nuages per esempio, è una galleria milanese che investe parte dei propri proventi nella pubblicazione di classici, affidandone le illustrazioni ai propri artisti. Produce edizioni limitate con multipli d’artista numerati.
Henry Beyle è un editore raffinatissimo, che offre un catalogo di grandi autori e confeziona i libri con grande maestrìa. Marie-Henry Beyle era il vero nome di Stendhal, così innamorato di Milano da volere sulla tomba l’epitaffio «Arrigo Beyle, milanese, visse, scrisse, amò». L’Arte gli toccava l’anima: la “sindrome di Stendhal”, quell’estasi e turbamento di fronte alle opere d’arte, deve il nome alle sue annotazioni di viaggio in Italia, dopo l’uscita da Santa Croce, con il cuore in tumulto e il timore di cadere.
E la stampa Monotype? È il punto debole di Vincenzo Campo, bibliofilo e fondatore della casa editrice, vocata alla riscoperta delle artigianalità attorno al libro: pagine intonse, cucite a mano, carte di pregio (Zerkall, Fabriano, Cartiere di Sicilia), caratteri storici Mono- e Linotype. I titoli, a tiratura limitata, sono un caleidoscopio di scritti meno noti di maestri novecenteschi, centellinati anno dopo anno.
Else, in collaborazione con Orecchio acerbo, pubblica principalmente in serigrafia molti leporelli, i libri a fisarmonica, stupendi e a tiratura numerata; alcuni volumi sono realizzati con più di 5 passaggi di colore. Di Else c’è anche il Manuale di zoologia fantastica (2014): Maurizio Quarello traduce in figure Borges in un libro illustrato e tridimensionale, dove demoni e mostri prendono vita grazie ai pop up di Luigia Giovannangelo. Quarello, nato a Torino nel 1974, ha pubblicato più di trenta libri e ricevuto riconoscimenti come il premio Andersen, il Libreter e il Libbylit. Per questo progetto ha prodotto trenta tavole, poi diventate pop up.
Poi Tallone, editore come forse non è rimasto alcuno, il più straordinario direi, perché utilizza ancora caratteri mobili, con tirature davvero bassissime, in alcuni casi da una a tre copie o poco più.
E ancora Tara Books: casa editrice indipendente con sede a Chennai, in India: pubblica libri rilegati a mano che in alcuni casi possono ricordare edizioni anastatiche, con carta materica e colori introvabili. Ancora GOST Books, editore indipendente di arti visive e fotografia con sede a Londra. Da Corraini poi, la casa editrice mantovana abitata dall’opera di Bruno Munari, ci sono in vendita le grafiche di Munari numerate; inoltre, le stampe di Calderara, di Fioroni ed altri.

Collezione privata per tutti: rieducare alla bellezza
C’è anche una collezione privata in esposizione, pensata per rieducare alla forma del libro. In una teca Zia Franca, il gioco della musica (Angelo Signorelli Editore), libro didattico illustrato da Sto, ovvero Sergio Tofano. Un esemplare dove il progetto libro emerge in tutta la sua cura e complessità, a testimoniare come ogni progetto editoriale mettesse in conto una penna, un tratto adatto a quella cosa, e come perfino le carte di guardia fossero attentamente realizzate. Un’attenzione per tutto.

Ci sono anche i bellissimi libri dell’editore Giometti e Antonello, per riscoprire autori minori, o le plaquette di Pulcino Elefante.
Katsumi Komagata e la carta di luce
Tra i volumi esposti, brillano quelli di Katsumi Komagata, grafico che ha collaborato a lungo con Munari. In Italia è stata recentemente pubblicata l’edizione italiana di Piccolo albero, per Lazy Dog da sempre attenti alla storia della stampa e della tipografia. Nelle tavole di quest’opera poetica si osservano disegni di luce, controluce e ombre, inquilini della carta dove il piccolo albero cresce.
Yellow to red è un altro volume prezioso di questo autore: l’avventura di un uccellino che perde i genitori e parte in viaggio per cercarli, incontrando tanti personaggi che, grazie alla carta ritagliata di texture e colori diversi, escono letteralmente dal libro. Il testo è in giapponese con traduzione in francese, pubblicato da One Stroke, lo studio di design fondato da Komagata nel 1986.
Tra gli scaffali si trovano anche le opere raccolte nella collana Adelphiana I Cavoli a merenda, dedicata alla letteratura per l’infanzia con illustrazioni straordinarie e mai banali (una ha delle miniature pazzesche), le Éditions des Musées de Strasbourg, il servizio editoriale dei musei municipali della città. Una scelta coraggiosa, che dà autonomia sulle pubblicazioni delle collezioni: libri d’arte e per ragazzi, 10-15 titoli l’anno in francese o tedesco, a riflettere la natura frontaliera di Strasburgo.
In vetrina, anche piccoli libretti Enrico Pantani!
In un lato del fondo, infine, carta pregiatissima e articoli per le belle arti: pennini, matite, grafiti, acquerelli.

Come ha preso vita questo scrigno? Sacha e Melisa, fondatori di Brac, frequentavano e adoravano Babele, libreria gestita da Laura Accodi, ormai chiusa da anni, che raccoglieva e proponeva in vendita, in uno spazio microscopico, le edizioni Franco Maria Ricci e altre vere delizie.
«Ci è sempre mancata, Brac&Co. prende ispirazione da lei e nasce grazie alla passione che da sempre nutriamo per i libri».
Spazi così a Firenze mancavano, anche per la loro vocazione a celebrare un oggetto, il libro, che ha una dimensione in cui possiamo ritrovare e ritrovarci tutti.
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