A che punto siamo con la Street art a Firenze?

0

Un paese come l’Italia, potrà mai produrre una propria arte di strada riconoscibile, senza paragoni con gli Stati Uniti dove è nata, almeno al livello della Francia? E Firenze, con la sua imponente eredità del passato, può essere un nuovo centro di sperimentazione artistica?

 

FUL ha sempre prestato attenzione a quello che si muove in città nell’ambito della Urban-art, ritenendola un’espressione creativa fondamentale per svecchiare l’idea di arte che da sempre regna in città.
Per questo abbiamo chiesto un parere ad un esperto in materia, il Prof. Bruno Ialuna, Assessore alla Cultura del Comune di Montecatini Terme e uno dei primi collezionisti italiani delle opere del celebre street artist Banksy ( a Firenze è in corso una sua mostra, qui maggiori informazioni) . 

Il professore, insegnante di educazione artistica, con i suoi studenti ha un approccio diverso, parte proprio dalla street art per poi risalire a ritroso nella storia dell’arte. Ci ha guidato nella visita del Montecatini Terme Contemporary Art, che espone opere di artisti come Clet, Blub, Ache77, ZEB, Exit/Enter, JR o Ben Eine, insieme a una delle più grandi tele di Joan Mirò, che l’artista donò alla città nel 1980, e Pietro Annigoni.

Questa scelta conferma il fatto che l’arte urbana non è un’espressione artistica di serie B e Ialuna ne sottolinea esaustivamente la ragione:

«come tutta l’arte fa pensare e produce emozioni, apre le menti ed i cuori, che sono gli organi più importanti del nostro corpo e danno un senso alle nostre vite. E ai ragazzi piace perché ha un messaggio immediato». 

Tuttavia, ancora oggi molte amministrazioni comunali non distinguono tra street art e semplice vandalismo, vedasi per esempio la rimozione sistematica delle opere di Clet a Firenze. Ciò, secondo l’esperto, avviene a causa dell’incompetenza della gente:

«Bisognerebbe prima informarsi, poi pensare e quindi parlare o scrivere. Molti, invece, seguono il percorso inverso e da questo modo di fare non sfuggiamo nemmeno noi politici».

In effetti, se pensiamo a ciò che è stato fatto a Londra, dove i primi murales di Banksy furono cancellati – ed oggi la stessa squadra protegge con il plexyglas le sue presunte opere – capiamo che il ragionamento dell’assessore non fa una piega.
Stiamo parlando di un tipo di arte che deve essere promosso e la Street Levels Gallery di Firenze, la galleria in continua evoluzione che dedica i suoi spazi alla divulgazione dell’arte urbana, sta facendo un buon lavoro a tale scopo.
«Questa – ci dice Ialuna – svolge un lavoro incredibile ed anche se risultati oggi si vedono solo in parte, si vedranno in modo esponenziale nei decenni a seguire. Una buona idea sarebbe che la Street Levels Gallery venisse adottata dall’amministrazione comunale di Firenze».

Nelle opere di street art sono intrisi significati sociali e, talvolta, scatta la provocazione. Una prova, sempre richiamando Banksy, è ciò che è accaduto all’iconica “Girl with balloon”, l’opera più rappresentativa dall’arte contemporanea inglese e valutata oltre 1 milione di Sterline: Questa è andata distruggendosi appena battuta all’asta a Sotheby’s, finendo in brandelli per un congegno trita documenti che l’artista aveva nascosto dentro la cornice.

«Banksy – ci dice il professore – non ha una mano eccezionale, non dipinge come Caravaggio, ma i suoi messaggi sono sempre stati immediati e di facile interpretazione per tutti, soprattutto per i giovani che vivono in un’era di comunicazione rapidissima. Le sue opere mettono in moto il cervello, ti costringono a pensare, a non voltarti dall’altra parte e colpiscono il cuore perché sono intrise di poesia, come la bambina con il palloncino. Comunque Banksy non era in sala da Sotheby’s il giorno della famosa asta. O qualcuno pensa davvero che l’uomo più ricercato del pianeta vada ad imbucarsi in una lista privata di 200 persone?». 

Ialuna, nei primi anni 2000, ha avuto contatti sia con Steve Lazarides, il noto gallerista che ha reso celebre Banksy, sia con il misterioso artista stesso, con il quale aveva un regolare scambio di mail quando acquistava le sue opere per poche centinaia di sterline quindici anni or sono. In merito alla sua identità pare essersi fatto un’idea precisa, escludendo un coinvolgimento diretto di un altro artista di Bristol, Robert Del Naja dei Massive Attack:

«Sicuramente si tratta di un collettivo dal punto di vista operativo, ma dietro c’è una mente geniale che coordina i lavori, Banksy è da considerarsi questa persona. C’è una specie di patto di sangue fra tutti quelli che ci lavorano, basti pensare a Stef Hoodacious, considerato nei primi anni 2000 il miglior allievo di Banksy, oggi è referente e fonte informativa del Banksy Tour di Londra. Ebbene, Stef, nonostante il grandissimo successo ottenuto a livello mondiale con i suoi lavori, non produce più un’opera a nome suo da anni ed ha pure chiuso il sito internet. Strano, no?». 

 

Di Francesco Sani e Silvia Forzini. Foto a cura di MO.C.A.

Share.