Banksy a Firenze, fino al 24 febbraio a palazzo Medici Riccardi

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Palazzo Medici Riccardi presenta la mostra BANKSY
This is not a photo opportunity.

La mostra è a cura di Gianluca Marziani e Stefano S. Antonelli, promossa e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, con il patrocinio di Firenze Città Metropolitana e il sostegno della Regione Toscana, in collaborazione con Muse. 

La street art è capitolo caro alla nostra redazione tanto che sul nostro sito trovate un’intera sezione dedicata a tutto ciò che nel panorama toscano ( e qualcosa più in la)  ruota attorno a questo mondo controverso e pieno di artisti poliedrici con importanti messaggi da tramandare al mondo che li circonda.

L’arrivo a Firenze, culla del Rinascimento, del più famoso street artist al mondo è un evento eccezionale, una mostra da inserire nell’agenda della cose da vedere nel prossimo futuro, avrete tempo per farlo fino al 24 febbraio.

Ma chi è Banksy?

Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo viso, non esistono foto che lo mostrino: eppure BANKSY esiste in maniera dirompente attraverso le sue opere di inaudita potenza etica, evocativa e mediatica. Originario di Bristol, genericamente inquadrato nei confini della Street Art, Banksy rappresenta il più grande caso di popolarità per un artista vivente dai tempi di Andy Warhol.

Tra il 2002 e il 2009 Banksy pubblica 46 immagini su carta che vende tramite la sua “print house” Pictures On Walls in Commercial Rd. (Londra). Si tratta di immagini che riproducono alcuni tra i suoi famosi interventi stradali, documentando opere che sono diventate “affreschi popolari” ma che spesso sono state rimosse o rubate o semplicemente consumate dal tempo. La mostra di Firenze nasce da una rigorosa selezione delle immagini finora prodotte, quelle che hanno decretato il successo planetario di un artista tra i più complessi, geniali e intuitivi del nostro tempo.

Banksy preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici. Una lezione mutuata da Andy Warhol con il suo approccio seriale e l’uso metodico della serigrafia. A conferma di un legame quasi ereditario arriva, nel 2007, la mostra londinese “Warhol vs Banksy”
al The Hospital in Covent Garden, prodotta da Banksy in persona. Come è stato ribadito da molte firme internazionali, Banksy rappresenta la miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha fuso assieme la moltiplicazione seriale, la cultura hip hop, il graffitismo anni Ottanta e gli approcci del tempo digitale.

La street art è l’espressione di arte più social che ci possa essere. In lingua spagnola la bacheca del profilo facebook si chiama muro (che vuol dire parete come in italiano) ed è sui muri che la street art si manifesta. I muri, le pareti gli angoli di città che appartengono a tutti e che spesso diventano occasione, grazie ai messaggi di alcuni, di spunto riflessione sulla vita quotidiana che stiamo vivendo.

Banksy con i suoi messaggi, incisivi, diretti e duramente critici ha colpito l’attenzione di tutti tanto da divenire tra gli artisti più popolari del XXI secolo.

A Palazzo Medici Riccardi ci saranno le sue immagini più celebri, quelle che si sono guadagnate altissima popolarità attraverso la condivisione sui social media. Tra queste la serigrafia che raffigura una delle sue immagini più famose, quella della bambina con un palloncino rosso in mano (Balloon Girl), proprio in questi giorni al centro dell’attenzione mondiale per la sua clamorosa autodistruzione avvenuta subito dopo essere stata battuta all’asta per oltre 1 milione di euro.

È un immaginario semplice ma non elementare quello di Banksy, perfetto per tempi e modi di produzione, confezionato per la comunicazione di massa: un nucleo di messaggi immediati che, affrontando i temi del capitalismo, della guerra e del controllo sociale, mette in scena le contraddizioni e i paradossi del nostro tempo. Per la prima volta una mostra esamina e analizza le immagini originali di Banksy all’interno di un quadro semantico esaustivo che ne veicoli origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi, implicazioni e piani di pertinenza. A completamento del percorso espositivo, il pubblico avrà a disposizione un’infografica sulla cronologia dell’artista, ampie schede storiche sulle opere con documentazione fotografica, i “black books” originali, poster originali di sue mostre, banconote contraffatte e una selezione di video.

 

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