ANDREA SCERESINI, DI GUERRA E DI ALTRE SCHIFEZZE
Libri 17 Marzo 2026 4 min di lettura

ANDREA SCERESINI, DI GUERRA E DI ALTRE SCHIFEZZE

Il nuovo libro del giornalista Andrea Sceresini ripercorre le sue avventure e disavventure sul fronte ucraino e racconta di come sia stato censurato dalle autorità insieme al fotografo Alfredo Bosco per aver documentato il conflitto in Donbass.

Alfredo Bosco, Ukraine; Donbass region; Donetsk; 2014 Commander Givi and his soldiers during an attack against the Ukrainian troops at Donetsk's airport.

ANDREA SCERESINI, DI GUERRA E DI ALTRE SCHIFEZZE

Andrea Sceresini è un giornalista freelance e ha seguito il conflitto in Ucraina fin dal 2014 per Rai, Sky, Mediaset, l’Espresso, la tv tedesca Rtl e altre testate. Come reporter ha lavorato anche in Venezuela, in Egitto e in Transnistria. Ha pubblicato, tra gli altri, il libro Ucraina. La guerra che non c’era (insieme a Lorenzo Giroffi, edito da Baldini e Castoldi, 2022) dove racconta i suoi primi reportage dal Donbass tra il 2014 e 2017 sulla linea del fronte dei separatisti filo-russi.

Di guerra e di altre schifezze – avventure e disavventure di un reporter in Ucraina (Minimum Fax, 2026, introduzione di Marco Travaglio, postfazione di Alfredo Bosco) è un reportage di guerra e si legge come un romanzo. Andrea ripercorre gli eventi accaduti a lui, e a altri reporter italiani, tra l’invasione russa del 24 febbraio 2022 fino al momento in cui – insieme a Alfredo Bosco – gli fu sospeso l’accredito stampa il 6 febbraio del 2023 mentre si trovava a Kramatorsk, di ritorno dal fronte di Bakhmut. Di fatto, entrambi censurati dalle autorità ucraine e impossibilitati a lavorare con l’accusa, infamante e assurda, di essere filo-russi.

Rientrati a Kiev su consiglio dell’Ambasciata Italiana, resteranno bloccati in albergo in attesa di un interrogatorio con le autorità: un colloquio che, dopo due settimane dalla sospensione dell’accredito, non era ancora avvenuto e che non ci sarebbe mai stato. Ormai non ci sono più dubbi sul fatto che non si volesse proprio procedere, lasciando Andrea e Alfredo in un limbo kafkiano. Nessun segnale di risposta da parte dei servizi segreti ucraini (SBU), indifferenti ai solleciti dell’Ambasciata e alla disponibilità dei due reporter, nonostante fosse stata richiesta proprio dagli uomini dello SBU.

Quella non fu solo una disavventura personale, ma un avvertimento a tutti i giornalisti: nel momento in cui raccontano quello che avviene in guerra, se dicono qualcosa che va contro la linea ufficiale del governo ucraino, possono fare la stessa fine. I nostri sventurati protagonisti scopriranno poi l’esistenza di una censura che si alimentava a spirale e coinvolgeva molti operatori sul campo, eccetto quelli ben attenti a non discostarsi dalla narrazione omologata.

Un rischio concreto per tutti i reporter, dal momento che potremmo non avere più reportage, foto, documentari, ma solo comunicati stampa. Inaccettabile per un Paese che – pur sotto invasione – chiede l’adesione all’Unione Europea. 

FUL magazine fu tra le prime testate in Italia a schierarsi dalla parte di Andrea e Alfredo in quei giorni di febbraio 2023 con un articolo in loro sostegno.

Andrea Sceresini

Nonostante la capacità di Sceresini di raccontare gli eventi con ritmo incalzante e amara ironia – tra bombardamenti, fughe nei rifugi e incontri con i personaggi più disparati, da colleghi poco raccomandabili a eroi militari quali il comandante Givi – non sfugge che l’incolumità dei due da quel 6 febbraio 2023 è ancora più a repentaglio: in Ucraina non è scontato che le comunicazioni di sicurezza circolino fluidamente e, a un posto di blocco, un accredito sospeso può significare l’arresto.

Il finale è noto a chi ha seguito la vicenda: la propaganda, russa o ucraina che sia, tenta sempre di incanalare la comunicazione per ottenere i propri risultati. Se però s’innesca il principio per cui aver documentato ciò che accade in Donbass costituisce motivo di sospetto di “intelligenza con il nemico”, e quindi arriva la censura, il colpo per l’informazione è durissimo.

Come scrive Alfredo nella postfazione, il punto non è raggiungere una trincea per fotografare soldati ucraini che fumano in pausa tra un bombardamento e l’altro, ma essere lì a porre domande scomode, ad esempio: “come pensate di vincere questa guerra?”

Infine, Di guerra e di altre schifezze è anche un libro che mette in risalto gli errori dei reporter in zona di guerra, a partire proprio da quelli commessi da Andrea.

Cover: Commander Givi and his soldiers during an attack against the Ukrainian troops at Donetsk’s airport. Ukraine; Donbass region; Donetsk; 2014 ©Alfredo Bosco

Direttore di FUL magazine e membro della redazione dal 2017. Ho realizzato reportage su vari temi tra cui: il fenomeno hooligans agli Europei di calcio in Francia (2016), il primo Pride dell’Ucraina a Kiev (2018), la questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia (2020), la protesta dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio (2021), il vertice NATO in Lituania a Vilnius (2023). Ho coperto svariate edizioni della rassegna di moda “Pitti Uomo” e partecipato come inviato al Festival del Cinema di Cannes nel 2024.