La guerra in Ucraina nelle immagini di Alfredo Bosco

guerra in Ucraina @Alfredo Bosco

Intervista al fotografo toscano attualmente a Odessa per documentare il terribile conflitto in corso.

Alfredo Bosco, classe 1987, toscano di Santa Croce sull’Arno, è un fotografo freelance che mette le questioni sociali e le crisi geopolitiche al centro della sua indagine fotografica. Nel 2015 è stato selezionato da Lensculture come uno dei 50 migliori talenti emergenti del mondo.

Dal 2010 ha testimoniato per immagini il terremoto di Haiti, la criminalità a Caracas, il racket dell’eroina in Kirghizistan o le violente manifestazioni nella banlieue parigina. I tre anni impegnati nel racconto della guerra alla droga nello stato messicano di Guerrero hanno portato al libro fotografico di recente pubblicazione Estado do Guerrero, il ricevimento del Visa d’Or Humanitarian dalla Croce Rossa (CICR) e l’esposizione al Visa Pour l’Image Festival di Perpignan. Dal 2014 lavora a un progetto a lungo termine sulla guerra civile nel Donbass, nell’Ucraina orientale, e nel 2018 il suo progetto Donbass: No Man’s Land è stato selezionato al Lumix Festival of Young Photojournalism.

Attualmente Alfredo si trova di nuovo in Ucraina per testimoniare la guerra in seguito all’invasione militare russa. Dopo Kiev e Leopoli, al momento è a Odessa, dove l’ho raggiunto telefonicamente.

Sei arrivato a Kiev allo scoppio del conflitto, qual era la situazione nella capitale? E come invece hai trovato Leopoli – dove sono state trasferite tutte le ambasciate estere – e poi Odessa?

Ho visto tre città che stanno affrontando problematiche molto diverse a fronte di questa aggressione dell’esercito russo. Leopoli – la più grande città a ovest dell’Ucraina – sta vivendo l’enorme questione umanitaria. Qui sono arrivati e stanno arrivando centinaia di migliaia di persone in fuga dalle zone più colpite dal conflitto, nel tentativo di lasciare subito il paese in direzione della Polonia oppure rimanere rifugiati lì. A Kiev invece, proprio perché rischia di rimanere isolata dal resto del paese, la capitale è già da giorni in assetto di guerra con l’esercito russo ormai ai sobborghi della periferia nord.

Ho visto checkpoint di cemento armato e sabbia e l’esodo degli abitanti. L’80% delle persone che vivevano la città l’hanno abbandonata. E poi c’è Odessa, che è ancora un’altra cosa. A Odessa i cittadini si sono stretti tra loro e – oltre al supporto volontario ai militari – stanno vivendo con grande senso di unità patriottica gli eventi. Il sindaco, Gennady Trukhanov, benché fosse un noto politico filo-russo, adesso si sta prodigando a preparare i suoi cittadini ad accogliere il “nemico”.

guerra in Ucraina © Alfredo Bosco

La guerra ha sorpreso molti esperti militari e di faccende delle ex-repubbliche sovietiche. Ma ha sorpreso per primi soprattutto gli ucraini. Quali sensazioni hai avuto parlando con loro?

Io ho la fortuna di conoscere ben due giornalisti che da molti anni coprono l’informazione dai paesi dell’ex blocco sovietico e sono esperti di tematiche legate alla Russia. Fino a due settimane fa, durante l’escalation militare ai confini con la Bielorussia, dicevano che Putin stava cercando una vittoria diplomatica e sono arrivati a Kiev nella tranquillità più totale. Siamo tutti scioccati.

Io, nel tragitto da Kiev verso Leopoli, ho avuto la possibilità di affrontare il percorso con i rifugiati e parlando con quelli che scappavano da Kharkiv – quindi russofoni in una città di tradizione russa – mi dicevano di non capire perché la loro città fosse stata colpita così duramente dall’esercito russo. Nessuno prevedeva una cosa del genere, un attacco così diretto ha assolutamente sorpreso anche il massimo esperto occidentale di geopolitica della Russia.

L’Occidente non ha capito che la guerra in Ucraina c’era dal 2014, dopo la dichiarazione d’indipendenza dei separatisti del Donbass. Tu invece – come alcuni colleghi più attenti – hai da subito iniziato a documentare quel focolaio, diventato poi il pretesto dell’attacco per Putin…

Io sono stato uno di quelli che riteneva sbagliato parlare di “crisi” nell’est del paese. Nel 2014 in Donbass c’è stato un conflitto “vero” e tale è rimasto da allora, benché a bassa intensità dopo gli accordi di Minsk. Chi ne era al corrente sapeva bene della tensione politica e sociale che generava all’interno dell’Ucraina e tra questa e la Russia.

Questa tensione in Occidente è stata ignorata per anni (nonostante abbia causato ben 14mila morti. Ndr). Poi resta l’intervento armato russo improvviso e su larga scala senza una lunga crisi diplomatica che lo preannunciasse ma, lì nel Donbass, chi c’è stato, non si sorprende che sia scoppiata una guerra più grande. Ripeto, c’era già un conflitto vivo che in otto anni non è stato risolto. 

Le foto che hai condiviso in questi giorni sul tuo profilo Instagram testimoniano una stretta collaborazione tra civili e soldati. E forse è per questo che l’esercito russo adesso non fa più molta distinzione nei suoi target militari… In Ucraina stiamo assistendo a una resistenza popolare come non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale? 

Qua la classica battuta che fanno tutti è: “noi ucraini non siamo mai stati uniti, Putin è riuscito a fare il miracolo che nessun politico aveva fatto in trent’anni di indipendenza dall’Unione Sovietica”. L’Ucraina è sempre stata un paese nazionalista nel senso largo del termine, in questo momento è pure patriottico perché c’è un invasore.

Adesso un nemico comune ha unito tutti. Di fronte a questo nemico che minaccia l’unità del paese ho visto un incredibile numero di volontari che partecipano, dalla distribuzione di cibo all’arruolamento. 

In Italia, con la decisione di inviare armi gli ucraini, è nato il dibattito se questa tentata strenua resistenza non gli prolunghi solo l’agonia. Ma mi pare di capire che lì non si stiano ponendo questo problema…

Questa sarà una guerra di logoramento. Per quello che possiamo vedere dal punto di vista strategico militare la Russia non ha ancora mandato tutti gli uomini e mezzi per una tensione lunga. Mentre gli ucraini conoscono il territorio, si stanno trincerando, ed è molto probabile che se si arrivasse a combattere una guerra urbana nelle grandi città, tipo Kiev, la faccenda sarà ancora più complicata.

Il problema è che pur un periodo breve di guerra, due settimane, è costato tantissimo ad entrambi i paesi (si stima che l’Ucraina abbia già subito 10 miliardi di euro di danni alle infrastrutture civili. NdR). E di riflesso pure in Europa questo conflitto ci è costato molto. 

Personalmente come ti stai tutelando dagli ovvi pericoli di una zona di guerra? 

Nei movimenti notturni da una città ad un’altra prendo il treno perché è il mezzo più sicuro e garantito, mentre in auto è più facile ritrovarsi in una zona di conflitto. I treni pare che entrambe le parti abbiano dichiarato che ne vada garantita la sicurezza, anche per la questione umanitaria: i rifugiati scappano essenzialmente via treno.

Nelle città, sia qui a Odessa che a Leopoli, funziona bene un’applicazione simile a Uber che ti permette di prenotare il passaggio. Ovviamente non vale dove ci sono movimenti militari, lì bisogna spostarsi in maniera autonoma. Per la mappa delle aree più pericolose ci sono delle app che aggiornano su dove sono stati i combattimenti, i bombardamenti o movimenti registrati di corpi militari. Poi è sempre indicato confrontarsi con i giornalisti locali e la popolazione del luogo per sapere come muoversi meglio.

guerra in Ucraina © Alfredo Bosco

Nel salutarti ti chiedo se vuoi aggiungere qualcosa sul tuo lavoro in Ucraina? 

Il nostro lavoro contribuisce a documentare quello che sta succedendo qui e spero tutto il flusso di immagini dall’Ucraina non scarnifichi il significato di questo conflitto. La situazione è drammatica, ci sono veramente milioni di persone che stanno rischiando la loro vita e il futuro.

Ma anche un “bombardamento d’immagini” potrebbe abituarci alla violenza, mentre è giusto tenere presente che queste persone stanno realmente soffrendo. 

Photos courtesy of © Alfredo Bosco

www.alfredobosco.com

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