Tutti a bordo. Come fare una “mini-crociera” lungo l’Arno!

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Siamo saliti su uno dei barchetti dei renaioli che ogni estate navigano in Arno per portare turisti e “autoctoni” alla scoperta di Firenze da un punto di vista insolito.

 

Nel bel mezzo della traversata, la pertica con cui viene mosso il barchetto viene quasi inghiottita dall’Arno. Abbiamo superato da poco Ponte Vecchio. A poppa c’è il nostro capitano. “Niente paura, in questo punto c’è una grande buca”, spiega, notando gli sguardi perplessi dell’equipaggio: si sporge e immerge completamente nelle acque il lungo bastone fino a toccare il fondo. È così che viene spinto in avanti il “Cigno”, questo il nome del piccolo battello su cui ci troviamo.

A decidere la rotta è uno dei tre “lupi di fiume” che ogni estate solcano l’Arno: caricano a bordo ciurme di turisti e curiosi. Renaioli, si fanno chiamare, in onore dei marinai d’acqua dolce che tra Ottocento e Novecento pescavano dal fiume sabbia e ghiaia, usate anche in edilizia. Di quell’epoca resta ormai poco, qualche scena tracciata sulle tele dei Macchiaioli e le imbarcazioni originali che i moderni Renaioli, riuniti dal 1995 in un’associazione, hanno restaurato recuperando le carcasse di legno dagli “abissi” del fiume dove erano finite con l’alluvione. Di recente sono arrivati anche due barchetti più grandi, ricreati in base a quelli del passato: sono stati battezzati, visto che siamo a Firenze, Guelfo e Ghibellino. Possono trasportare fino a 24 persone, noi abbiamo invece scelto la “misura medium” per un massimo di dodici passeggeri.

Stiamo navigando su una delle rotte più richieste: l’imbarco è alla sede dei canottieri vicino Ponte Vecchio, l’itinerario passa poi da Ponte Santa Trinita e infine torna al punto di partenza. Osservare la città dal fiume capovolge gli schemi. Dall’alto i turisti salutano contenti, mentre la visuale a pelo d’acqua fa scoprire particolari impossibili da scorgere dalla terra ferma, come gli stemmi con due grandi teste d’ariete “appese” nella parte inferiore di Ponte Santa Trinita. Una si trova a monte, l’altra a valle. Ci passiamo sotto. Hanno lo sguardo rivolto verso il fiume e furono messe qui per volontà di Cosimo I come simbolo di protezione dalle minacce che potevano arrivare dall’Arno, racconta il renaiolo.

Una traversata come la nostra dura un’oretta. Da maggio a settembre, una delle vie più semplici per salire a bordo è contattare direttamente l’associazione (visita il sito), che usa i fondi raccolti per preservare i battelli tipici: in questo caso è necessario aver già formato un gruppo di persone e il tour fluviale costa ad ogni partecipante, se si è almeno in sei, meno di una pizza fuori con gli amici. Il consiglio è di ingaggiare una guida turistica per non perdere neppure un dettaglio.

Ci sono poi tante agenzie che collaborano con i Renaioli. Tra le varie iniziative anche i tour organizzati all’interno dell’Estate Fiorentina 2017 dalla Cooperativa Archeologia, quattro date tra luglio, agosto e settembre per scendere nel fiume al tramonto, nel momento più gettonato, insieme a un archeologo per scoprire cosa si muoveva intorno al corso d’acqua in epoca antica (25 euro a persona, info su (http://www.enjoyfirenze.it). Zauber Teatro infine organizza spettacoli sugli antichi barchetti alla fine di giugno e all’inizio di settembre (22 euro a testa, www.zauberteatro.com).

Gianni Carpini

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