Da Keith Haring a Paolo Buggiani le origini della street art in mostra a Firenze.

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“Made in New York” in mostra fino al 4 febbraio a Palazzo Medici Riccardi.

 

Approfittate delle feste natalizie per visitare l’esposizione sulle origini della street art nella New York dei primi anni Ottanta, c’è tempo fino a febbraio per un viaggio indietro nel tempo agli albori di una rivoluzione artistica a cui prese parte anche Paolo Buggiani. Il pittore di Castelfiorentino, ancora non affermato, si era recato una prima volta nella Grande Mela già negli anni Sessanta in cerca d’ispirazione per i suoi quadri astratti. Durante quella permanenza, aveva fatto conoscenza con Andy Warhol ed era stato testimone della nascita della Pop Art che lo aveva arricchito di una nuova visione artistica.

Tuttavia, dieci anni dopo, durante il suo secondo soggiorno nella metropoli, si rende conto che c’è un nuovo movimento artistico che sta per prendere campo, anch’esso di portata rivoluzionaria. L’artista toscano, cui nel frattempo la pittura sta ormai stretta e in Italia si era affermato sperimentando nuove tecniche artistiche, infatti, torna a New York alla fine degli anni Settanta per presentare il suo progetto d’avanguardia “le sculture indossabili”. In quel periodo notò che qualcuno per comunicare usava i manifesti pubblicitari della metropolitana disegnandoci sopra. Come ha raccontato nella recente intervista in occasione dell’inaugurazione della mostra, ne colse il potenziale e iniziò a staccare e raccogliere quei subway drawings. Quel qualcuno era Keith Haring, destinato di lì a poco a diventare un grande dell’arte contemporanea.

Così è grazie alla sua intuizione se oggi possiamo scoprire cinquanta di quei pezzi recuperati (e salvati) dall’underground di New York, tra cui anche disegni di Barbara Kruger, Richard Hambleton, Ken Hiratsuka, Johnny Holzer, Les Levine, David Salle oltre ovviamente a Buggiani presente con trenta delle sue opere. Il suo primo contributo al movimento della street art, con cui si fece notare, furono delle sagome di Icaro che attaccava alle scale antincendio dei palazzi, le quali destarono subito la curiosità dei passanti (e anche della polizia che poi le rimuoveva). Nei primi anni Ottanta diventerà molto amico di Haring, tanto che quest’ultimo proprio nella sua opera italiana, realizzata a Pisa sulla facciata del convento di Sant’Antonio nel 1989, lo omaggia con la raffigurazione dell’uomo volante tra i vari personaggi che popolano il suo murale. L’artista americano, solo pochi mesi dopo, sarebbe prematuramente scomparso a causa dell’AIDS. E proprio la sua terribile malattia era spesso oggetto dei messaggi delle sue opere con lo slogan Ignorance=Fear / Silence=Death. Non a caso, come ricorda Buggiani, la street art delle origini aveva un forte contenuto politico e sociale che oggi si è purtroppo perso, rimanendo spesso solo un esercizio decorativo autocelebrativo.

Non poteva non essere diversamente nella New York di quegli anni, ombelico del mondo e faccia dell’America, crogiolo di tendenze e sperimentazioni dove l’arte era uscita dalle gallerie per impadronirsi degli spazi urbani. Un’arte a disposizione di tutti che colpiva i passanti con messaggi critici sulla società dei consumi, rimandavano a scandali politici, denunciavano il razzismo o sensibilizzavano sui diritti della comunità LGBT.
Non vi resta quindi che andare a visitare questa mostra e magari dopo presterete più attenzione ai messaggi che anche a Firenze la street art propone o ha proposto, come nei casi di Clet, Illustre Feccia (VEDI ARTICOLO) o Blub (VEDI ARTICOLO).

Francesco Sani

Made in New York: Keith Haring, Paolo Buggiani and co.
Fino al 4 febbraio a Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3 Firenze.
Orari 9:00 – 19:00 chiuso il mercoledì.

Ph: ansa.it e Claudio Romei

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