Florence Tatto Convention, una manifestazione che non delude mai

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Recarsi alla Fortezza da Basso in occasione della Florence Tattoo Convention è sempre un’esperienza del tutto singolare: basta varcare la soglia delle mura di cinta per assistere ad un vero e proprio ribaltamento delle categorie estetiche.

 

Le giacche, le cravatte, le maniche lunghe e le ventiquattrore che affollano le strade fiorentine nei primi giorni d’autunno, lasciano spazio alle pelli modificate e orgogliosamente in mostra: si entra nel mondo delle creature fuori dall’ordinario, disegnate dalla testa ai piedi.

Senza contare che aggirandosi per il padiglione, immersi nel trionfo di colori e forme, ci si può imbattere in una donna vestita di rosso che cammina sui trampoli, come se fosse la cosa più naturale del mondo, o si possono incontrare pugili – tra cui Ardito e Romero – pronti a combattere sul ring appositamente allestito.

Si possono ammirare oggetti decorativi e gioielli particolarissimi, in mostra nei vari stand; e ovviamente, fare incontri d’eccezione e scambiare due chiacchiere con i tatuatori più famosi del momento.

Se ci si addentra nelle conversazioni altrui si distinguono accenti differenti, foni esotici che rimandano a terre sconosciute: perché si sa, la Florence Tattoo Convention è da sempre un’occasione per conoscere professionisti e appassionati che provengono da ogni parte del globo.

Avete mai sentito parlare dei tatuaggi alchemici? Ve li raccontiamo in questo articolo

Quest’anno, 350 tattoo artist tra i più apprezzati nella scena internazionale sono stati i protagonisti della convention: 12 di loro sono i custodi di tecniche di tatuaggio molto antiche, come il martelletto e la bacchetta.

Rimanendo sui numeri, quel che più sorprende (o forse fa semplicemente piacere) della Florence Tatto Convention è che ogni anno attrae sempre più visitatori, famiglie comprese: tant’è che proprio ai bambini è stata dedicata un’area giochi particolare, con trottole di legno e altri balocchi antichi – l’intento è soprattutto quello di incuriosirli, con oggetti che non fanno parte della loro quotidianità.

La convention, come ogni anno, è stata studiata nei minimi dettagli per mantenere sempre alto il livello di gradimento e intrattenimento: non c’è mai un momento morto, tra gli spettacoli che si alternano sui diversi palchi, la cena a base di pesce e le esibizioni serali – ospiti dell’edizione del 2018 sono stati Frankie Hi-Nrg con il suo djset il venerdì sera, e i live dei DSA Commando e La Coka Nostra previsti per il sabato. E poi lo spazio espositivo, che quest’anno si concentra sull’arte giapponese: tra i vari lavori, incredibilmente figurano le opere Ukiyo-e di Hokusai, Utamaro, Kuniyoshi.

La Florence Tattoo Convention, ancora una volta, non delude le aspettative. E “the last but not least”, si rivela un evento di carattere aggregativo: è un luogo che riunisce appassionati e avventori estemporanei, e non è una cosa scontata.

Seppure il tatuaggio possa considerarsi al giorno d’oggi un fenomeno mainstream (e sembra quasi che ci sia la volontà di “consumarlo” in fretta), in realtà esso affonda le radici nella tradizione tribale ed è connesso a tempi lunghi e ritualità: gli addetti ai lavori si dichiarano spesso delusi dalla superficialità con cui ci si approccia al significato del tatuaggio, che quasi mai prevale sul significante, e del mancato dialogo costruttivo e umano tra tatuatore e tatuato.

Forse la Florence Tattoo Convention, con il focus sulle tecniche antiche, la proposta di libri, disegni e discorsi sul mondo del tatuaggio può rivelarsi una doppia occasione: da una parte per gli appassionati, saziando il loro appetito con la proposta di esperienze esclusive, e dall’altra per i curiosi, proponendosi come momento di formazione: scopriranno quanto di ulteriore c’è, rispetto alla mera estetica di un segno indelebile sulla pelle.

Foto e testo di Emanuela Alonzo

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