Palazzo Vecchio ritrova le Fonti dei Leoni: il restauro della Scuola del Cuoio nel ricordo di Tommaso Melani
Cultura & Arte 22 Ottobre 2026 7 min di lettura

Palazzo Vecchio ritrova le Fonti dei Leoni: il restauro della Scuola del Cuoio nel ricordo di Tommaso Melani

Un intervento da 50mila euro nel Cortile della Dogana ha riportato alla luce le cromie originarie e rivelato che i quattro leoni sono calchi in gesso.

Una delle Fonti dei Leoni nel Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio: due leoni ai lati di un mascherone sopra la vasca

Palazzo Vecchio ritrova le Fonti dei Leoni: il restauro della Scuola del Cuoio nel ricordo di Tommaso Melani

Ci sono luoghi di Firenze che attraversiamo senza soffermarci troppo sui dettagli. Luoghi familiari, che fanno parte del paesaggio quotidiano della città e custodiscono storie spesso sconosciute anche a chi Firenze la vive da sempre.

Il Cortile della Dogana, all’interno di Palazzo Vecchio, è uno di questi.

Qui si è appena concluso il restauro delle Fonti dei Leoni e degli apparati decorativi del cortile, un intervento che ha restituito nuova leggibilità a uno degli ambienti storici del palazzo e ha permesso di approfondire la conoscenza delle sue opere.

A rendere possibile il progetto è stata la Scuola del Cuoio di Firenze, che ha sostenuto i lavori attraverso una sponsorizzazione tecnica del valore di 50mila euro, nell’ambito di FLIC – Florence I Care, il programma comunale dedicato alla tutela del patrimonio culturale attraverso la collaborazione tra pubblico e privato.

Ma dietro questo restauro c’è anche una storia profondamente personale: quella della famiglia Gori e del desiderio di mantenere vivo il ricordo di Tommaso Melani, scomparso improvvisamente a New York il 5 maggio 2026.

Un restauro che restituisce colore e bellezza a Palazzo Vecchio

I lavori, durati 60 giorni, hanno interessato le fontane, le vasche, i gruppi scultorei dei leoni, i mascheroni e le superfici architettoniche del Cortile della Dogana.

L’intervento ha coinvolto anche la statua dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, collocata nel cortile nel 2023.

Il lavoro di restauro, diretto dall’architetta Rita Balzano, è stato preceduto da analisi e verifiche per individuare le tecniche più adatte alla conservazione dei diversi materiali.

Le operazioni hanno compreso la rimozione dei depositi superficiali, la pulitura delle opere, il consolidamento delle parti più fragili e il recupero delle finiture decorative.

Particolarmente interessante è stato l’impiego della tecnologia laser per la pulitura dei mascheroni e delle fontane, che ha permesso di intervenire con precisione sulle superfici.

Attraverso i saggi stratigrafici sono state inoltre individuate tracce delle colorazioni originarie degli apparati decorativi, nascoste dalle alterazioni accumulate nel tempo.

Il restauro ha così consentito di recuperare la continuità cromatica dell’insieme, restituendo una lettura più fedele degli elementi architettonici e ornamentali.

La scoperta sui quattro leoni: non sono sculture in pietra

Uno degli aspetti più curiosi emersi durante i lavori riguarda proprio i protagonisti delle fonti.

Prima dell’intervento si riteneva che due dei quattro leoni fossero realizzati in pietra. Le analisi hanno invece dimostrato che tutte e quattro le sculture sono calchi d’epoca in gesso, con una struttura metallica interna.

Una scoperta che ha permesso di conoscere meglio la natura dei manufatti e di individuare le tecniche conservative più appropriate.

Le Fonti dei Leoni si trovano sotto le rampe delle scale che conducono ai quartieri monumentali di Palazzo Vecchio e sono probabilmente riconducibili alla seconda metà dell’Ottocento, durante gli anni in cui Firenze fu capitale del Regno d’Italia.

Le due composizioni sono simmetriche e comprendono vasche, mascheroni, conchiglie decorative e figure leonine.

La presenza dei leoni richiama anche uno dei simboli più importanti della tradizione civica fiorentina: il Marzocco, il leone che sostiene lo scudo con il giglio, emblema storico del Comune.

Il Cortile della Dogana, un luogo che racconta cinque secoli di Firenze

La storia del Cortile della Dogana risale al 1494, quando venne realizzato su progetto dell’architetto e scultore Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca.

È uno dei tre cortili di Palazzo Vecchio e svolge una funzione architettonica fondamentale: sostiene il soprastante Salone dei Cinquecento.

Il nome deriva dagli uffici doganali che vi erano ospitati in epoca granducale.

Nel corso dei secoli, questo spazio ha attraversato le trasformazioni politiche e istituzionali della città, conservando testimonianze di epoche differenti.

Tra queste figura la statua marmorea dell’Elettrice Palatina, realizzata da Raffaello Arcangelo Salimbeni e collocata nel 2023.

La scultura ricorda Anna Maria Luisa de’ Medici, alla quale Firenze deve uno dei passaggi fondamentali nella conservazione del proprio patrimonio artistico: il Patto di Famiglia del 1737, che contribuì a garantire la permanenza in città delle collezioni medicee.

Il recente restauro aggiunge un nuovo capitolo alla storia di questo luogo, permettendo di valorizzarne elementi che il tempo aveva progressivamente alterato.

Il ricordo di Tommaso Melani e il gesto della famiglia Gori

Il progetto assume un significato particolarmente importante per la famiglia Gori, che guida la Scuola del Cuoio.

L’intervento è stato infatti dedicato alla memoria di Tommaso Melani, figlio di Laura Gori, nato a Firenze nel 1972 e scomparso a New York nel maggio 2026.

Tommaso aveva costruito un percorso professionale legato all’artigianato di alta qualità, tra Firenze e gli Stati Uniti. Era stato consigliere di amministrazione della Scuola del Cuoio e titolare del marchio di calzature Stefano Bemer e della Sartoria Vestrucci.

A raccontare l’origine del progetto è stata Barbara Gori, CEO della Scuola del Cuoio, ricordando una conversazione avuta con Tommaso durante il loro ultimo incontro, nell’aprile scorso.

«Tommaso mi ricordava che negli Stati Uniti sono gli stessi cittadini a contribuire attivamente alla conservazione del patrimonio culturale», ha spiegato Barbara Gori.

Un’idea che aveva colpito la famiglia: quella di considerare la tutela dei luoghi storici una forma concreta di partecipazione alla vita della propria comunità.

Da quel ricordo è nata la decisione di sostenere il restauro delle Fonti dei Leoni e del Cortile della Dogana.

Un modo per trasformare un pensiero condiviso in un intervento destinato a rimanere nel tempo e a beneficio della città.

Durante la presentazione dei lavori, Isabella Melani, figlia di Tommaso, ha svelato la targa commemorativa dedicata al padre, collocata accanto alle Fonti dei Leoni.

«Questa targa è un segno dell’affetto e della stima che tante persone hanno per mio padre», ha dichiarato Isabella, ringraziando coloro che hanno partecipato al ricordo.

La Scuola del Cuoio e il suo legame con Firenze

Il sostegno a questo intervento si inserisce in una storia di lunga durata che lega la Scuola del Cuoio al patrimonio culturale e artigianale fiorentino.

Nata dopo la Seconda guerra mondiale dalla collaborazione tra i frati francescani del convento di Santa Croce e le famiglie Gori e Casini, la scuola aveva inizialmente una finalità sociale: insegnare un mestiere agli orfani di guerra, offrendo loro una concreta opportunità professionale.

Le prime lezioni si svolgevano negli ambienti del complesso monumentale di Santa Croce, dove i giovani apprendevano le tecniche della lavorazione della pelle, del taglio manuale e della realizzazione di accessori.

Nel corso degli anni, la Scuola del Cuoio è diventata un punto di riferimento dell’artigianato fiorentino, mantenendo vivo il rapporto tra formazione, lavoro manuale e tradizione.

Oggi è guidata da Laura, Francesca e Barbara Gori, insieme a Filippo e Beatrice Parri Gori.

Il restauro di Palazzo Vecchio rappresenta anche la prosecuzione di un impegno già avviato dalla famiglia nella conservazione del patrimonio cittadino, dopo il precedente intervento al Noviziato di Santa Croce.

Florence I Care: quando le imprese contribuiscono alla tutela della città

L’intervento rientra nel programma FLIC – Florence I Care, attraverso il quale il Comune di Firenze promuove il coinvolgimento di soggetti privati nella conservazione e nella valorizzazione dei beni culturali.

Le collaborazioni possono assumere la forma di sponsorizzazioni tecniche, finanziarie o miste, consentendo di realizzare interventi di manutenzione e restauro sul patrimonio cittadino.

Nel caso delle Fonti dei Leoni, il contributo della Scuola del Cuoio ha permesso di completare un lavoro che unisce conservazione, ricerca storica e recupero estetico.

Il risultato è visibile nelle superfici restaurate, nelle cromie recuperate e nei dettagli che oggi possono essere osservati con maggiore chiarezza.

Ma il valore dell’iniziativa va anche oltre il singolo intervento.

Firenze custodisce un patrimonio straordinario, la cui conservazione richiede attenzione continua, competenze e risorse. Il coinvolgimento delle realtà imprenditoriali radicate nel territorio può rappresentare un contributo importante a questo impegno collettivo.

La storia della Scuola del Cuoio e della famiglia Gori dimostra come un gesto nato da una memoria personale possa diventare qualcosa di condiviso.

Un restauro che restituisce bellezza a Palazzo Vecchio e lascia alla città un segno concreto del legame tra una famiglia, la propria storia e Firenze.

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