Giulia Martini, la storia della fiorentina che lavora alla Qatar National Library

Qatar National Library

Fra i luoghi più suggestivi di Doha, la QNL è la biblioteca nazionale del Qatar: al suo interno centinaia di scaffali si fondono con spazi luminosi e architettura futuristica dando forma all’iconico diamante del quartiere di Education City. E, in mezzo arabo e inglese, è possibile ascoltare ogni tanto anche qualche “c” aspirata.

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Progettata da Rem Koolhaas, la Qatar National Library offre un ambiente multiculturale che promuove l’apprendimento, il gioco e l’innovazione da tutti i punti di vista. Oltre a migliaia di volumi in tutte le lingue del mondo, al suo interno vengono forniti infatti anche strumenti e attrezzature tecnologiche che consentono di mettersi ogni giorno alla prova con videografia, fotografia, design, editing del suono e stampa 3D. Uno studio musicale e prodotti STEM promuovono inoltre l’apprendimento attraverso l’esperienza e, a testimonianza della nota attenzione rivolta dal Qatar alla salvaguardia dei più importanti articoli culturali e storici, presso la QNL è presente anche un laboratorio dedicato alla conservazione e al restauro degli articoli conservati all’interno della Heritage Library.

È proprio in questo contesto all’avanguardia, ma sempre memore – come tutto il Paese – delle sue origini e delle sue radici, che durante un reportage a Doha in vista di Qatar 2022 ci siamo imbattuti in Giulia Martini, giovane volto fiorentino che ormai dal 2015 cura e gestisce l’archivio fotografico della collezione storica della Qatar National Library. Dalla stessa ex studentessa del Liceo Classico Galileo ci siamo fatti raccontare la sua emozionante storia di “expat”, a quasi 6.000 km di distanza da casa, ma comunque entusiasta della sua nuova vita. Personale e professionale.

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Giulia, raccontaci la tua storia: cosa ti ha portata da Firenze a Doha?
“Sono nata e cresciuta a Firenze. Dopo aver frequentato il liceo classico Galileo, mi sono iscritta a Relazioni Internazionali. Ho sempre avuto un interesse particolare per il Mediterraneo e il mondo arabo e ho trascorso alcuni periodi di studio e volontariato prima a Damasco e poi in Libano. Nel 2009, una volta laureata, ho svolto il Servizio Civile Nazionale presso il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e così è iniziato il mio viaggio nel mondo degli archivi e della fotografia. Ho avuto nel tempo la fortuna di lavorare sugli archivi di due grandi fiorentini, Fosco Mariani e Tiziano Terzani, che con le loro vite, diversissime e avventurose, hanno raccontato e fotografato un’Asia che non c’è più. Nel frattempo, portavo avanti collaborazioni occasionali con altri istituti culturali, agenzie di comunicazione e fotografi, nella speranza di trovare un luogo in cui lavorare e crescere più stabilmente. È in questa fase di ricerca di crescita professionale e personale che nel 2015 ho fatto domanda alla (non ancora aperta) Biblioteca Nazionale del Qatar, rispondendo a un’offerta girata nella mailing list di archivisti italiani. Emigrare non è mai una scelta facile, ma come per tanti altri amici che nel corso degli anni sono partiti, non avevo molto da perdere, se non la vecchia, cara, sfacciata e dannata bellezza dell’Italia e di Firenze, da cui però non sembrava riuscire a nascere niente. Ed eccomi qui, dopo 7 anni, sempre a Doha, insieme a mio marito Michele – di Fiesole, perché ‘moglie e buoi dei paesi tuoi’ – e mio figlio Filippo di 3 anni, nato in Qatar ed emigrato di seconda generazione”.

Come si sviluppa oggi il tuo lavoro presso la Qatar National Library?
“Il mio lavoro alla Biblioteca Nazionale consiste nel gestire e curare l’archivio fotografico della collezione storica della biblioteca. Quando sono arrivata, l’archivio in realtà non esisteva. Il mio primo compito è stato quindi quello di sviluppare il patrimonio fotografico guardando al mercato dell’arte – essenzialmente case d’asta e collezionisti privati – e poi di organizzarlo e catalogarlo secondo gli standard internazionali. Con l’apertura della biblioteca a novembre 2017, si sono aggiunte le attività di valorizzazione dell’archivio, come l’assistenza alla consultazione (che qui è aperta a tutte e a tutti senza restrizioni e senza bisogno di lettere di raccomandazione), la collaborazione con ricercatori e studiosi di varie nazionalità, la digitalizzazione e l’organizzazione di mostre ed eventi. Nel settembre 2021 la biblioteca ha ospitato ‘Between Science and Art: Early Photography in the Middle East’, una mostra da me curata e dedicata all’invenzione della fotografia e alle prime immagini fotografiche realizzate in Medio Oriente. La raccolta, inedita in Qatar, è stata il frutto della collaborazione con varie istituzioni, tra cui i Qatar Museums – che ospitano una delle collezioni più significative di arte orientalista mai raccolte al mondo –, gli Archivi Nazionali francesi e il Centro di Ricerca di Storia, Arte e Cultura Islamica di Istanbul”. 

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Qatar 2022 sembra solo un punto di partenza, e non d’arrivo, nell’inarrestabile processo di crescita culturale, artistica e architettonica del Qatar: quant’è cambiata Doha in vista dei Mondiali di calcio in programma a novembre?
“Quando sono arrivata nel 2015, Doha era già nel bel mezzo della grande trasformazione iniziata nel 2010 con l’assegnazione dei Mondiali 2022, anche se a onore del vero tutto è in realtà iniziato alla fine degli anni Novanta, sotto la guida dell’allora Emiro Sheikh Hamad Al-Thani. Il cambiamento principale, quello più visibile e che ha condizionato la nostra vita quotidiana, ha riguardato l’opera di riqualificazione di alcune aree storiche (Msheireb) e dell’infrastruttura viaria, così come la realizzazione di progetti abitativi completamente nuovi (Lusail City). Nel 2019 è stata inaugurata la Doha Metro, che ha cambiato l’approccio alla mobilità di una buona parte della popolazione. Sono state portate a termine opere architettoniche innovative come il Museo Nazionale (2019) e la Biblioteca Nazionale (2017), istituzioni che oggi, insieme al Museo di Arte Islamica inaugurato nel 2008, rappresentano un punto di riferimento per la città e i suoi abitanti. Sono stati anni di enormi cantieri e lavori (mai viste tante gru in vita mia!) e, oggi che sono quasi tutti completati, la città è diventata molto più vivibile. Anche la digitalizzazione della pubblica amministrazione, forse non direttamente collegata a Qatar 2022 ma parte della stessa visione di modernizzazione, ha fatto grandi passi avanti, rendendo le farraginose vicissitudini burocratiche di noi espatriati un po’ meno farraginose (anche se la palestra Italia aiuta!)”.

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Qual è il rapporto fra la fotografia e la cultura araba, in questo caso qatariota?
“Sempre in vista di Qatar 2022 e più in generale nell’ottica più ampia del Piano d’Azione Nazionale per il 2030 (QNV 2030), il Qatar ha investito grandi risorse per sviluppare e ampliare l’offerta educativa e culturale prodotta e consumata nel Paese. Un ruolo determinante in questa trasformazione è stato ed è tutt’ora svolto da alcune figure di spicco della famiglia reale, prima fra tutte l’elegantissima Sheikha Moza bint Nasser e le figlie Sheikha Al Mayassa bint Hamad Al-Thani e Sheikha Hind bint Hamad Al Thani, che presiedono rispettivamente Qatar Museums e Qatar Foundation. Lo sviluppo di un interesse particolare per la fotografia come forma d’espressione artistica è uno dei frutti di questo ambizioso progetto di promozione culturale, che passa dal miglioramento dell’offerta formativa in campo artistico (VCUarts Qatar) e dall’istituzione di centri per l’arte visiva e la conservazione del patrimonio, come il Mathaf (il museo arabo di arte contemporanea) e i sopracitati musei. Come in altri Paesi del Golfo, prima non esisteva in Qatar una tradizione fotografica, artistica o amatoriale. Alcuni individui, specialmente fra quelli che avevano rapporti con l’estero, possedevano macchine fotografiche e c’erano studi fotografici aperti perlopiù da immigrati mediorientali e asiatici, ma a causa del forte senso di protezione della sfera privata, proprio della cultura locale, non vi era la consuetudine o l’interesse di documentare visivamente la vita di tutti i giorni. Le immagini fotografiche del Paese erano essenzialmente prodotte da stranieri come consiglieri nell’amministrazione o impiegati nel settore petrolifero, agenzie di stampa o enti governativi”.

E oggi invece com’è cambiato questo contesto?
Oggi il panorama è completamente cambiato, ed esiste anzi da parte della società un autentico interesse, sia per immagini che documentano il passato (come posso ben testimoniare), sia per la fotografia coma forma d’arte, da vedere e praticare. Sono nati la Società Fotografica del Qatar e altri gruppi amatoriali, che organizzano camminate fotografiche nei quartieri della città dove ancora sopravvivono scorci della vecchia Doha. Ci sono gallerie che ospitano regolarmente mostre di fotografi stranieri e locali, come Al-Markhiya Gallery e Al Riwaq, o la bellissima Fire Station, che è anche una residenza per artisti. Personalmente ho avuto modo di lavorare con due fotografi locali, entrambi particolarmente interessati a sperimentare processi di stampa alternativi, Mashael Al-Hejazi e Khalifa Ahmad Al-Obaidly. Quest’ultimo dirige Tasweer, il festival di fotografia nato nel 2021 che si occupa di attribuire il premio istituito da Sheikh Saoud Al-Thani. Membro della famiglia reale, Sheikh Saoud è stato a capo del Consiglio Nazionale del Qatar per la Cultura, le Arti e il Patrimonio, carica da cui è stato poi destituito in seguito ad alcune accuse relative all’uso improprio di fondi pubblici. Personaggio eclettico, Sheikh Saoud è considerato uno dei più grandi collezionisti di tutti i tempi ed è grazie a lui se il Qatar possiede oggi una delle più ricche collezioni di fotografia del mondo, rappresentative soprattutto per quanto riguarda il genere orientalista e i primi esempi di tecniche fotografiche. Alle collezioni e all’eredità artistica di Sheikh Saud (morto nel 2014) è stata dedicata nel 2021 anche la mostra A Falcon’s Eye, ospitata al Museo di Arte Islamica nel 2021″. 

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Per saperne di più sulla Qatar National Library:
https://www.visitqatar.qa/it-it/things-to-do/popular-attractions/qatar-national-library

Foto: @QatarTourism