Gli anni ’90 della Generazione X rivivono alla Manifattura Tabacchi

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Stasera, nell’ambito della rassegna Cinema in Manifattura, sarà proiettato “I Wish I Was Like You”, documentario di Luca Onorati e Francesco Gargamelli. Intervista esclusiva di FUL.  

“I wish I was like you / easily amused” canta Kurt Cobain in All Apologies. Per la Generazione X, gli ultimi adolescenti del Novecento, il suicidio della rock star di Seattle, avvenuto il 5 aprile 1994, fu uno spartiacque. Così, Luca Onorati e Francesco Gargamelli hanno deciso di “riportare Kurt Cobain a Marino” 25 anni dopo il mitico concerto dei Nirvana del 22 febbraio 1994, proiettando il bootleg del video sulla facciata dell’ex-Palaghiaccio. La serata commemorativa è diventata la base semi-seria per realizzare un documentario che propone una riflessione più ampia sui fenomeni culturali e sociali di quella stagione. 

I due autori, entrambi classe 1978 e originari dei Castelli Romani, si sono conosciuti sui banchi di scuola e insieme parteciparono a quel concerto. Onorati, che ha iniziato a 19 anni prima come aiuto e poi come assistente al montaggio su importanti film italiani, dal 2004 firma i primi lavori come montatore dedicandosi principalmente al mondo del documentario. Oggi lavora su decine di titoli che spaziano dall’attualità alla natura, dalla politica alla musica, collaborando con l’Istituto Luce. Gargamelli è laureato al DAMS e segue studi su tecniche di riprese e illuminazione cinematografica. Studia doppiaggio, recitazione, teatro ma si dedica poi soprattutto alla danza. Attualmente è ballerino, insegnante e coreografo di Hip Hop e House Dance. “I Wish I Was Like You” è la loro prima esperienza da registi.

Ho posto alcune domande a uno dei due autori, Luca Onorati, per conoscere meglio l’idea alla base di “I Wish I Was Like You” (prodotto e distribuito da Istituto Luce – Cinecittà, presentato il 19 ottobre 2019 alla Festa del Cinema di Roma). Per chi ha vissuto quel decennio, appuntamento imperdibile stasera alla Manifattura Tabacchi la proiezione a cura di Fondazione Stensen  (ore 21:15, biglietto 5 €, prevendita a questo link).

Luca, per prima cosa vorrei chiederti che ricordi hai di quel concerto dei Nirvana del 1994?

Quando io e Francesco abbiamo saputo che il concerto si sarebbe tenuto al Palaghiaccio di Marino fummo molto esaltati della notizia. Io abitavo a Albano Laziale, lui a Genzano, e per due ragazzi di 16 anni, senza motorino, raggiungere Marino significava avere i Nirvana a 5 km da casa nostra (il tour dei Nirvana del 1994 prevedeva anche le date di Milano e Modena. Per motivi pubblicitari sui manifesti del concerto laziale era scritto “Roma”. NdR).

Della serata ho ricordi vaghi, però mi è rimasta in mente quella sensazione di grosso disagio che Cobain pareva manifestare sul palco. Si presentava veramente molto diverso da come eravamo abituati a vederlo in televisione. Certo, al momento non gli dammo conto, per noi era il massimo essere lì al concerto. Poi quando un mese e mezzo dopo si suicidò, quel sentore tornò a galla. Rimanemmo segnati dalla sua morte, fu una sorta di “spartiacque generazionale”… Questo io e Francesco Gargamelli lo diciamo nel documentario, ma ci tengo a precisare che è un racconto personale, non assoluto sugli anni Novanta.

Il suicidio di Kurt Cobain è anche a mio giudizio un “sliding doors” per la Generazione X, perché in quel momento perdemmo un riferimento artistico...

Sì, la carica emotiva dell’evento non è mai svanita e con l’approssimarsi dei 25 anni da quel concerto ci siamo detti di provare a raccontare anche noi qualcosa. Con il mito dei Nirvana che persiste, il ricordo vivo del concerto in tutti gli amici presenti, il Palaghiaccio di Marino ormai chiuso e fatiscente… C’erano un po’ di cose che potevano essere raccontate. E poi c’è venuta l’idea di proiettare il bootleg delle riprese video del concerto sulla facciata del Palaghiaccio, il 22 febbraio del 2019, giorno del 25° anniversario.

Il palaghiaccio di Marino
l’ex Palaghiaccio di Marino, abbandonato e fatiscente

Negli anni ’90 era prassi diffusa effettuare registrazioni audio e video ai concerti per realizzare i cosiddetti “bootlegs”. Anche le riprese di quello show, oggi visibili su You Tube, immagino sia stato fatto illegalmente. Come ne siete venuti in possesso?

Abbiamo contattato un ragazzo di nome Riccardo Cogliati, esperto della band, che sta scrivendo una biografia in italiano sui Nirvana e tramite lui rintracciato due persone che fecero le riprese quella sera. I due, all’epoca ventenni, avevano la passione di andare ai concerti e registrarli su nastro per poi riversarli in VHS. Fortunatamente avevano conservato tutto e ho ricevuto il master originale! Abbiamo fatto un’operazione di restauro audio e video dello show e quindi siamo riusciti a fare una mega proiezione sulla facciata del Palaghiaccio… È stato un evento incredibile e si è presentata molta gente, una cosa memorabile! Ovviamente, trattandosi di materiale derivato da una registrazione illegale, nel documentario sono inserite solo le scene della nostra serata e non del live per motivi di copyright.

Quindi il documentario prende spunto da questa serata per fare una riflessione più ampia sugli anni Novanta?

In fase creativa ci siamo accorti che avevamo molto più da dire di quello che pensavamo. Alla fine è diventato non solo il ricordo del concerto dei Nirvana, ma anche il racconto del contesto dei Castelli Romani per due ragazzini di 16 anni in quel momento storico. Abbiamo capito che senza dire chi eravamo noi all’epoca il concerto in sé perdeva di senso.

Un’ultima domanda sugli anni Novanta: non credi che rispetto ai super celebrati anni Ottanta siano stati riscoperti tardi, cioè solo adesso? 

Credo che siano riscoperti adesso perché quelli più “titolati” a parlarne – ovvero gli adolescenti di allora e oggi in un’età tra i 40 e i 50 anni – hanno finalmente fatto i conti con quel decennio. In televisione ogni tanto ci sono programmi che ne parlano, spesso in chiave “commerciale” – la musica che si ascoltava, come ci si vestiva, etc –  ma non sociologica e storiografica. Un’analisi del genere la può fare solo chi gli anni Novanta li ha vissuti, ovvero noi della Generazione X. E mi rendo conto che pure io ho preso coscienza di quella stagione solo ora, perché c’è un “tempo di sedimentazione” degli eventi. Anche questa cosa su Cobain ci siamo chiesti con Francesco perché non l’abbiamo fatta prima, evidentemente necessitavamo del giusto distacco emotivo.   

I wish I was like you

Se siete stati adolescenti in quegli anni, la proiezione di “I Wish I Was Like You” alla Manifattura Tabacchi è un appuntamento immancabile e sarà preceduta da un talk con gli autori a ingresso libero dalle 19:30. Come as you are!

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About Author

Francesco Sani

Classe 1979, è giornalista pubblicista. Sopravvissuto agli anni Novanta, a quel decennio resta culturalmente e irrimediabilmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, il calcio e ha velleità da fotografo.