Alla scoperta del Dipartimento di Arte di IED Firenze
Il sistema dell’arte contemporanea non è costituito soltanto da artisti, curatori e istituzioni, ma da una pluralità di professionalità capaci di progettare, produrre, interpretare e attivare processi culturali. È a partire da questa consapevolezza che IED Firenze ha sviluppato un’area dedicata all’alta formazione nel campo dell’arte, articolata oggi attorno a tre Master: Arts Management, Curatorial Practice e Museum Education.
Tre percorsi distinti, ma profondamente interconnessi, che affrontano altrettante dimensioni del lavoro culturale: la produzione e gestione dei progetti, la ricerca e la curatela, la relazione con i pubblici e i processi di mediazione.
A raccontarci questa articolazione è Daria Filardo, storica dell’arte, curatrice ed educatrice, coordinatrice dei tre Master. Con diversi anni di esperienza tra curatela, ricerca e formazione, Filardo ha lavorato in diversi contesti istituzionali e indipendenti.

Tre professionalità per il sistema dell’arte contemporanea
Il Dipartimento di Arte di IED Firenze si struttura oggi intorno a tre Master. Come nasce questa articolazione e quali esigenze professionali intercetta?
«Il percorso è iniziato con Arts Management, che coordino dal 2015 e che rappresenta il nucleo storico dell’offerta. Nel corso degli anni abbiamo osservato quanto il sistema dell’arte richiedesse professionalità sempre più specifiche: non soltanto figure capaci di occuparsi della produzione e della gestione dei progetti, ma anche professionisti in grado di costruire discorsi curatoriale e di sviluppare nuove modalità di relazione tra istituzioni, opere e pubblici.

Da questa esigenza sono nati gli altri due percorsi. Curatorial Practice è stato avviato prima nella sede di IED a Venezia e successivamente trasferito a Firenze nel 2019, mentre Museum Education è il percorso più recente.
Non si tratta quindi di tre Master isolati, ma di tre prospettive che condividono una base culturale e metodologica e che corrispondono a momenti differenti del processo di produzione culturale: progettare e gestire, curare e interpretare, mediare e costruire relazioni con i pubblici».
Arts Management: progettare e produrre cultura
Partiamo da Arts Management. Qual è il profilo professionale che questo Master intende formare?
«Arts Management si rivolge a chi vuole lavorare nella dimensione progettuale, organizzativa e gestionale della cultura. Parliamo di una figura che deve saper trasformare un’idea in un progetto concreto, occupandosi delle diverse fasi della produzione: dalla definizione degli obiettivi alla pianificazione, dal budget al fundraising, dalla comunicazione alla realizzazione.

Il Master è oggi sviluppato tra IED Firenze e IED Roma, con il coordinamento di Francesco Dobrovich per Roma. I due moduli hanno caratteristiche complementari: Firenze pone particolare attenzione alla progettazione e organizzazione di mostre ed eventi nell’ambito delle arti visive e performative, mentre Roma sviluppa maggiormente una prospettiva crossmediale sulla produzione artistica.
L’Art Manager deve quindi possedere una doppia competenza: una solida cultura delle arti e, contemporaneamente, strumenti di project management, comunicazione, marketing e business. È una figura che lavora dietro le quinte, ma che contribuisce in maniera determinante alla forma finale di un progetto culturale».
Curatorial Practice: la curatela come produzione di conoscenza
Il secondo percorso è Curatorial Practice. In cosa si distingue?
«La curatela contemporanea non coincide più soltanto con la selezione di opere e con l’organizzazione di una mostra. Il curatore è sempre più un produttore di conoscenza, una figura capace di costruire connessioni, interpretare il presente e generare narrazioni culturali.

Il Master in Curatorial Practice, interamente in inglese e della durata di un anno, parte da questa idea. Il programma integra storia dell’arte contemporanea, museologia, storia delle esposizioni e teorie della curatela con una forte componente laboratoriale e progettuale.
Gli studenti lavorano sulla scrittura curatoriale, sul publishing, sullo sviluppo di public program, sulla comunicazione, sul fundraising e sull’audience development. L’obiettivo è mettere in relazione la dimensione critica con quella operativa: un progetto curatoriale deve infatti essere capace di articolare una ricerca, ma anche di trovare una forma, un contesto, dei pubblici e le condizioni concrete per poter esistere».
Quanto è importante, in questo processo, il confronto con professionisti e istituzioni?
«È fondamentale. La faculty è internazionale e permette agli studenti di confrontarsi con metodologie e posizioni molto diverse. Questo è importante soprattutto perché non credo esista un unico modello di curatela. Lavorare con curatori, artisti, storici dell’arte, professionisti della comunicazione e delle istituzioni significa entrare in contatto con modalità differenti di costruire una mostra o un programma culturale e, progressivamente, sviluppare una propria posizione.
La dimensione internazionale è inoltre parte integrante del percorso: Firenze diventa un punto di osservazione privilegiato sul sistema dell’arte contemporanea, ma il Master costruisce strumenti e relazioni che permettono agli studenti di confrontarsi con un contesto professionale più ampio».
Dalla formazione al progetto: il rapporto con Palazzo Strozzi
La dimensione progettuale sembra essere uno degli elementi caratterizzanti dei Master. Come si traduce concretamente nel lavoro degli studenti?
«Per noi è importante che la formazione non rimanga confinata all’aula. La metodologia IED parte dal learning by doing: gli studenti sono chiamati a confrontarsi con situazioni reali, con le complessità della produzione culturale e con la necessità di prendere decisioni.
La collaborazione con Fondazione Palazzo Strozzi è particolarmente significativa in questo senso. Dal 2020 la relazione fra le due istituzioni ha riflettuto su e ha prodotto diversi formati curatoriali ed espositivi che hanno permesso agli studenti di confrontarsi con sfide sempre nuove. Quest’anno stiamo lavorando ad un progetto espositivo e performativo con l’artista Benni Bosetto, The Ballad of the Blue Kind, che inaugurerà il 21 ottobre 2026 e coinvolgerà sia la Strozzina di Palazzo Strozzi che la nostra sede espositiva dell’ex Teatro dell’Oriuolo.

È una differenza sostanziale rispetto a un’esercitazione accademica: una mostra reale implica una pluralità di interlocutori, tempi, budget, vincoli tecnici, esigenze di comunicazione e responsabilità. Significa imparare che la curatela non è soltanto elaborazione teorica, ma anche capacità di negoziare e costruire le condizioni perché un’idea possa diventare esperienza».
Museum Education: interpretare, mediare, attivare
Il terzo Master, Museum Education, introduce una dimensione ancora diversa: quella del rapporto con i pubblici.
«Sì. Museum Education parte dalla consapevolezza che il museo non sia soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio di produzione di conoscenza, partecipazione e relazione.

Il Master forma professionisti specializzati nell’interpretazione, nella mediazione e nell’engagement museale, capaci di progettare programmi educativi e strumenti di comunicazione rivolti a pubblici differenti. Si lavora su Museum Studies, storia delle esposizioni e metodi espositivi, ma anche su storytelling, tecnologie digitali, progettazione di workshop, mediazione delle collezioni e accessibilità.
La questione centrale è: come possiamo costruire le condizioni perché persone con esperienze, competenze e modalità di apprendimento differenti possano entrare in relazione con un’opera, una collezione o un luogo?
Per questo l’educazione museale non è un semplice apparato didattico che si aggiunge alla mostra. È una vera e propria pratica di interpretazione e progettazione dell’esperienza».
Quali sono gli strumenti attraverso cui gli studenti sperimentano questa pratica?
«Gli strumenti sono molto diversi: dalla progettazione di percorsi di mediazione ai workshop, dallo storytelling visivo e digitale ai podcast, fino alla costruzione di dispositivi partecipativi.
Un esempio è il progetto sviluppato intorno al complesso di Sant’Orsola a Firenze, dove gli studenti hanno lavorato sulla memoria e sulle stratificazioni storiche del luogo che sta attraversando una profonda trasformazione e che vedrà la nascita di un’importante complesso museale, attraverso il podcast Dominae. È un caso interessante perché mostra come la mediazione possa diventare una forma di narrazione capace di restituire complessità a un sito e di costruire un rapporto con il pubblico anche prima della sua piena apertura».
Tre Master, un unico ecosistema
Quindi la distinzione tra i tre percorsi non significa separazione.
«Esattamente. Il punto di forza è proprio la possibilità di far dialogare competenze differenti.

Un progetto culturale complesso ha bisogno di chi sappia costruire la visione curatoriale, di chi sappia organizzare e produrre il progetto e di chi sappia interrogarsi sulle modalità attraverso cui quel progetto entra in relazione con i suoi pubblici.
Per questo considero i tre Master come parti di un unico ecosistema. Arts Management lavora sulle condizioni della produzione; Curatorial Practice sulla ricerca, interpretazione e costruzione dei contenuti; Museum Education sulla relazione, mediazione e partecipazione.
Queste competenze possono naturalmente incontrarsi e contaminarsi. È anche ciò che cerchiamo di creare all’interno di IED: un ambiente nel quale le diverse professionalità non siano compartimenti stagni, ma possano collaborare alla costruzione di progetti culturali».
Chi sono gli studenti che scelgono questi percorsi?
Quali sono i profili degli studenti che arrivano a IED Firenze?
«Sono profili molto diversi, e questa eterogeneità è una delle ricchezze dei Master.
In Arts Management incontriamo sia persone provenienti da percorsi economici e manageriali, interessate a trasferire le proprie competenze nel settore culturale, sia studenti con una formazione artistica o umanistica che desiderano acquisire strumenti di gestione e produzione.
Curatorial Practice raccoglie invece storici dell’arte, artisti, antropologi, professionisti della cultura e persone provenienti da percorsi interdisciplinari, accomunati dall’interesse per la ricerca e la costruzione di progetti curatoriali.
Gli studenti di Museum Education arrivano prevalentemente da formazioni umanistiche e culturali e sono interessati a comprendere come trasformare conoscenze e contenuti in esperienze accessibili, inclusive e significative per pubblici differenti.
In tutti e tre i percorsi, inoltre, la dimensione internazionale della classe è molto importante. Il confronto tra esperienze culturali diverse permette di mettere continuamente in discussione ciò che diamo per acquisito e di considerare il sistema dell’arte da prospettive differenti».
Formare professionisti, non soltanto specialisti
Che cosa significa, oggi, formare un professionista dell’arte?
«Significa innanzitutto fornire strumenti, ma anche costruire una capacità critica e una posizione autonoma.

Il sistema dell’arte contemporanea è estremamente articolato e richiede competenze diverse: conoscenza della storia e della teoria, capacità progettuale, strumenti manageriali, competenze comunicative, sensibilità verso i pubblici e capacità di lavorare in équipe.
Per questo nei Master cerchiamo di tenere insieme ricerca e pratica, pensiero e produzione, individualità e lavoro collettivo.
L’obiettivo non è formare persone che applichino un modello già dato, ma professionisti capaci di leggere i cambiamenti del sistema culturale e di intervenire al suo interno con consapevolezza.
Anche per questo il progetto finale assume un ruolo centrale: non è semplicemente la conclusione del percorso, ma il momento in cui gli studenti sono chiamati a mettere alla prova una propria visione, trasformandola in un progetto concreto e confrontandosi con le condizioni reali della produzione culturale».
Firenze come laboratorio
Quanto conta, infine, il contesto fiorentino?
«Conta moltissimo. Firenze permette di lavorare contemporaneamente sul patrimonio storico e sulle pratiche artistiche contemporanee. È una città nella quale musei, fondazioni, spazi indipendenti, istituzioni pubbliche e realtà private costituiscono un ecosistema molto articolato.
Il valore di studiare qui non risiede quindi soltanto nella quantità di patrimonio disponibile, ma nella possibilità di osservare come una città storica possa continuare a produrre cultura contemporanea.
È proprio questa tensione tra patrimonio e contemporaneità che ci interessa: non considerare Firenze come uno sfondo, ma come un vero laboratorio di ricerca e produzione culturale.
In questo senso i tre Master condividono una stessa idea di formazione: imparare a leggere il contesto, individuare possibilità, costruire relazioni e trasformare una ricerca in un progetto capace di entrare realmente nel mondo».
Foto a cura IED Firenze
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