Il Tribunale di Firenze revoca i licenziamenti alla GKN

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Ieri la FIOM CGIL ha vinto il ricorso contro la GKN di Campi Bisenzio, un’ottima notizia dopo la grande risposta di partecipazione alla manifestazione di sabato indetta dal Collettivo di Fabbrica

Il Tribunale del lavoro di Firenze ha revocato l’apertura di procedura di licenziamento collettivo per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori rilevando un comportamento antisindacale da parte dell’azienda. Accolto il ricorso, la giudice Anita Maria Brigida Davi ha annullato la procedura che domani avrebbe portato la multinazionale a inviare le lettere di messa in mobilità ai lavoratori (scadenza dei 75 giorni dall’apertura del tavolo di concertazione al Ministero dello Sviluppo Economico, peraltro disertato dalla GKN con una grave mancanza di rispetto per la viceministro Alessandra Todde). 

«Il sindacato è stato messo davanti al fatto compiuto e privato della facoltà di intervenire sull’iter di formazione della decisione», recita il decreto del tribunale.

Le parole della sentenza.

La giudice ha dato ragione ai ricorrenti assistiti dagli avvocati Andrea Stramaccia e Franco Focareta: 

«Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell’imprenditore rispetto alla decisione di cessare l’attività di impresa (espressione della libertà garantita dall’art. 41 Cost.) – si ricorda – nondimeno la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità rispettose dei principi di buona fede e correttezza contrattuale, nonché del ruolo e delle prerogative del sindacato. […] Nel decidere l’immediata cessazione della produzione, l’azienda ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto, il che è sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volontà di limitare l’attività del sindacato».

Un primo punto segnato a favore dei lavoratori in questo braccio di ferro che vede impegnati i lavoratori, centinaia di famiglie considerando l’indotto dello stabilimento e comunque anche per chi, senza sosta, ha cercato di star loro vicino spendendosi affinché arrivasse questo risultato.  

Oggi, alle operaie e agli operai della GKN non è stato fatto alcun regalo. Hanno semplicemente visto la loro dignità calpestata da una procedura scorretta perché l’azienda – che ha l’obbligo di informare i sindacati dell’andamento della medesima – doveva avvertire i lavoratori e le parti sociali con una procedura trasparente. Invece, la strada scelta ha destato scalpore: un giorno di ferie programmate per approvvigionamento materiale (il fatidico 9 luglio) è stato l’occasione per chiudere lo stabilimento e annunciare il licenziamento immediato dei 422 dipendenti, con il management evaporato in una notte.

Il governo adesso faccia la sua parte.

Ieri la magistratura ha fatto quello che la politica e il governo non sono riusciti a fare, ristabilire lo stato di diritto- come sempre dovrebbe essere – perchè questa non è una concessione, né tantomeno un regalo. Con questa decisione del Tribunale di Firenze le lancette dell’orologio tornano al 9 luglio e si aprono spazi di manovra nuovi nella trattativa tra i lavoratori e l’impresa, sarebbe il caso che il governo si dia una mossa a difendere il lavoro e un settore strategico per l’industria italiana.

Come fa affermato il consigliere regionale Jacopo Melio, adesso <<serve un decreto anti-delocalizzazioni e serve subito, affinché non si ripeta più uno scempio simile>>.

Dopo la notizia della sentenza, ieri pomeriggio il fondo Melrose – che controlla Gkn – è arrivato a perdere quasi il 5% alla borsa di Londra. D’altra parte anche questo è quello che succede quando si mettono i profitti degli azionisti davanti alle persone!

Foto manifestazione GKN a cura di @francescosani79

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About Author

Classe 1979, è giornalista pubblicista. Sopravvissuto agli anni Novanta, a quel decennio resta culturalmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, l'Empoli Football Club e la fotografia. A 11 anni tentò di rubare una bandiera del Partito Comunista Italiano alla Festa dell'Unità.