Roots & Blues! Intervista a Artur Menezes
Il chitarrista brasiliano Artur Menezes è una stella del blues e in un day off del suo tour europeo è stato ospite della Dophix guitar effects a Firenze. l’occasione per uno showcase per un pubblico selezionato e un talk con FUL magazine e Planet Guitar.
Un anno fa eravamo in molti a stipare il Jazz Club di Firenze per il live di Artur Menezes, i fortunati presenti godettero di un assaggio dell’incredibile talento del chitarrista di Fortaleza. Sul palco si esibì in jam session con alcuni dei più apprezzati musicisti fiorentini, come Giuseppe Scarpato e Federico Baracchino. Tra il pubblico, applaudiva convinto anche il mitico Ghigo Renzulli dei Litfiba!

Artur da 10 anni vive negli Stati Uniti, ha realizzato cinque dischi ed ha ottenuto molto apprezzamento di critica e pubblico in America, ricevendo nel 2018 l’Albert King Award for Best Guitarist. Nel 2019 è stato invitato da Eric Clapton a suonare al suo Crossroads Guitar Festival, un evento di beneficenza che si tiene al Madison Square Garden di New York. Spesso in tour in Europa con la sua band, lo scorso 22 marzo – in una giornata off tra due date in Italia – Artur è stato ospite alla Dophix, la start up fiorentina di effetti per chitarre. Dophix ha chiesto a FUL e a Planet Guitar di condurre l’evento per un selezionato pubblico di musicisti locali e così ci alterniamo su un divano a fianco di Artur per una lunga intervista-showcase.
<<Sono brasiliano e vivo da dieci anni negli States, ho dovuto imparare una nuova lingua e adeguarmi a una nuova cultura. Da alcuni anni faccio meditazione e tutto questo ha un’influenza sul mio modo di suonare. Mi piace suonare con i membri della band, insegnare in masterclass e relazionarmi con gli altri – come qui con voi oggi – e traggo energia da tutto questo!>>.
Il pomeriggio scorre tra domande tecniche specifiche, altre più generali per conoscerlo meglio e tanti riff di chitarra! Sì perché il musicista tra una risposta e l’altra esegue alcuni assoli di chitarra per la nostra gioia. L’intervista video completa, che ho realizzato insieme al collega Riccardo Yuri Carlucci di Planet Guitar, è disponibile sul loro canale YouTube a questo link.

<<Solitamente sono in giro con la mia band, ho tutta la mia strumentazione, ma oggi siamo qui tra amici, ho questa pedaliera con il fuzz pedal “Medici” di Dophix e ci divertiremo a fare un pò di rumore!>> scherza Artur mentre imbraccia la chitarra. E la prima domanda è proprio su questa prova in loco dei vari effetti del pedale handmade in Florence.
Quale effetto preferisci, l’overdrive o il fuzz? So che sei influenzato da musicisti che erano celebri per le loro distorsioni armoniche ovattate, il fuzz appunto.
<<Mi piacciono entrambi gli effetti, ma preferisco il fuzz, che per i musicisti è stato reso celebre da Jimi Hendrix!>>.
Quali sono le caratteristiche degli effetti dei pedali “fiorentini” di Dophix?
<<Sono molto organici, il suono che arriva dagli amplificatori è pulito. L’overdrive è dinamico quando esce dall’amplificatore. Il fuzz invece influenza il mio suono, sai io considero i pedali uno strumento vero e proprio. Ci sono chitarristi che se al primo test non sono convinti del pedale se ne sbarazzano subito, credo invece che vadano suonati e risuonati, io dico “the fuzz plays you”!>>.
Come sta andando il tuo nuovo tour? Quali sono i feedback che stai ricevendo dal pubblico europeo?
<<Sta andando molto bene, sono molto felice di avere l’opportunità di suonare la mia musica in Europa, ci siamo esibiti in alcuni club veramente cool, la band sta performando alla grande e credo il pubblico sia soddisfatto. Sai, un tour è faticoso ma vuoi dare sempre il meglio di te. Non c’è cosa più terribile per un musicista di rendersi conto che il pubblico ha perso attenzione, mentre è molto bello quando alla fine dello show qualcuno viene a farti i complimenti e ti ringrazia per aver suonato nella sua città>>.

Dopo che abbiamo chiesto ad Artur di suonare un assolo da una delle sue canzoni preferite, siamo stati curiosi di sapere cosa preferisce suonare quando si sente up e cosa invece quando si sente down.
<<Ci sono musicisti che suonano sempre come da loro pratica, perché sanno che i fan vogliono sentire eseguita la canzone esattamente come registrata nell’album, ma non sempre esce così nei live. Certo, hai fatto delle prove e la struttura della canzone è quella, ma dipende davvero dal tuo mood. Se ti stai godendo il momento l’esecuzione sarà bellissima, se non sei felice la canzone uscirà diversa!>>.
Il Brasile è una terra famosa per la sua musica e i suoi ritmi, adesso però vivi a Los Angeles, qual è il mix tra le tue radici e il tuo presente californiano?
<<Le mie roots sono blues, perché da bambino in Brasile ero musicalmente influenzato da artisti come gli AC/DC – Angus Young è il mio chitarrista preferito – che fondamentalmente sono una blues band con un batterista hard rock, ma all’epoca non lo sapevo. A casa avevamo questi dischi perché mio fratello maggiore era un fan e me li faceva ascoltare. Dall’altra parte c’era mia madre che era una cantante della nostra musica tradizionale, samba, bossa nova, etc… Essendo un brasiliano ho naturalmente questi ritmi nel DNA, non ho mai suonato la bossa nova ma scorre nelle mie vene! E alcune liriche della nostra musica cantano gli stessi temi tradizionali del blues>>.
C’è una sorta di connessione tra la musica popolare brasiliana e il Mississippi blues.
<<Sì, ci sono molte roots comuni. Si canta la miseria, le difficoltà della vita, la voglia di liberazione… In modi diversi tra il Nord e il Sud America, ma entrambi i Paesi hanno conosciuto la schiavitù e l’immigrazione. Negli Stati Uniti però agli afroamericani era vietato suonare le percussioni per motivi di ordine pubblico, le autorità pensavano fosse un messaggio tribale, quindi lì la musica ha avuto una connessione più con l’aspetto spirituale che con la ritmica. In Brasile invece la connessione è stata più forte con il ritmo, basti pensare alla samba>>.

Tu sei giovane ma nel mondo della chitarra già ti considerano un grande talento e un artista di riferimento per una nuova generazione di chitarristi blues. Senti di avere una sorta di missione per il blues?
<<Grazie, apprezzo che qualcuno pensi questo! Sono fortunato a fare quello che amo e a potermi esprimermi attraverso la musica blues. A dodici anni ho iniziato a provare a suonare la chitarra di mio fratello che avevamo a casa, ero autodidatta, passavo ore in jam session provando a rifare le canzoni degli AC/DC. All’epoca c’era alla radio un programma dedicato al blues, “Programma Incontro con il Blues”, e così ho scoperto John Lee Hooker che mi ha spinto a studiare in modo approfondito questo genere musicale>>.
E poi hai avuto l’occasione di suonare insieme ad alcuni grandi del blues, penso a Buddy Guy, a Joe Bonamassa, o partecipare a eventi come l’Experience Hendrix Tour. Com’è stato?
<<È stato cool! La prima volta che ho suonato con una leggenda come Buddy Guy fu in un locale a Chicago, dove vivevo appena trasferito negli Stati Uniti. Ricordo questa jam session con alcuni musicisti, fu fantastico essere stato invitato a suonare lì! Poi ho suonato nuovamente un paio di volte con lui lo scorso anno perché ho aperto quattro concerti del suo tour>>.

Hai detto che pratichi la meditazione, in cosa ti aiuta per la tua musica, magari durante una performance?
<<La meditazione mi aiuta a “essere presente”. Quando sei sul palco, se la musica viene soltanto dalla testa e non dal cuore il suono ne risente. Voglio comunicare qualcosa al mio pubblico, non impressionarlo con la tecnica, così la meditazione mi aiuta on stage a zittire i pensieri e a parlare con il cuore>>.
E invece cosa ne pensi dell’influenza dei social media, le piattaforme digitali hanno cambiato il music business?
<<Assolutamente! Da una parte i social hanno favorito l’auto-promozione, ma dall’altra hanno approfittato della creatività degli artisti, ad esempio lavoriamo gratis per Instagram! Quando creiamo contenuti social riceviamo un feedback dai fans, però allo stesso tempo non siamo pagati per la nostra musica. Naturalmente si possono anche creare nuove connessioni, ad esempio quando vado al NAMM Show ho l’opportunità di incontrare dal vivo persone del music business conosciute online>>.
Suoni ogni giorno? Ascolti molta musica e compri ancora i dischi?
<<In realtà quando sono a casa cerco di non mettermi a suonare tutto il giorno, anche se quando ero un bambino avrei voluto starmene a suonare dalla mattina alla sera. Sembrerà strano ma preferisco così, ovviamente può capitare di dover registrare qualcosa. Ascolto molta musica, anche se non quella commerciale che passa la radio. E certo mi piace sempre andare a curiosare nei negozi di dischi e comprare qualche vinile, mi è piaciuto l’ultimo lavoro dei Black Keys, e di recente ho scovato un disco degli Alabama Shakes che mancava alla mia collezione>>.

Un’ultima domanda: stai componendo della nuova musica?
<<Sì lo sto facendo, grazie per avermelo chiesto! Ho otto-nove nuove canzoni di cui sono molto soddisfatto e sto lavorando per andare presto in studio. Come saprete il mio ultimo disco, Fading Away, è del 2020 ma registrato nel 2019. Nei dischi precedenti c’erano liriche che non mi rappresentavano più, il blues può avere tematiche molto maschiliste, mentre io sono pro-femminista e osservo quello che mi succede intorno. Fading Away ha ottime liriche, adesso non mi voglio auto-citare, sto studiando per mettere in musica quello che sento adesso, i temi che mi hanno colpito, qualcosa di profondo… Ovviamente la musica sarà basically blues!>>.