Giulia Mazzoni: la pianista e compositrice toscana che sta conquistando il mondo della musica

Giulia Mazzoni

Dalla missione di rendere il pianoforte uno “strumento senza barriere” ad essere la prima donna ad aprire la stagione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: l’incredibile viaggio di Giulia Mazzoni e del suo album rivoluzionario Y.A.S. – Your Anima System intervistata da FUL.

Abbiamo avuto il piacere d’incontrare Giulia Mazzoni, pianista e compositrice toscana, con la quale abbiamo parlato del suo nuovo album Y.A.S. – Your Anima System, presentato il 5 gennaio all’apertura di stagione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Com’è nata la tua passione per la musica?

Il primo incontro con il pianoforte è avvenuto quando frequentavo le scuole elementari, a Prato. Durante una ricreazione ho sentito il suono di questo strumento; io, da bambina curiosa, ho seguito questa voce che mi chiamava e ho trovato in un’aula un pianoforte. Così, ogni volta che potevo, andavo a suonare. Ancora non conoscevo la musica, ma mi sedevo e cantavo, improvvisando melodie, quindi in qualche modo posso dire che l’approccio compositivo è stato naturale per me. Poi ho rivelato questa passione ai miei genitori, che mi hanno da subito appoggiato, e ho iniziato il percorso di studi contemporaneamente al Liceo, prima alla scuola di musica Verdi di Prato, e poi al Conservatorio Verdi di Milano, dove mi sono specializzata in composizione. Fin da quando ho iniziato a fare musica sentivo l’esigenza d’intraprendere un percorso da recording e performing artist, fare cioè dischi ed eseguire in concerto la mia musica, e il pianoforte è sempre stata la mia penna, perché attraverso il piano volevo raccontare delle storie e condividerle con il pubblico. Con il tempo ho cercato di liberarmi dagli schemi accademici e rigidi per trovare un modo tutto mio di suonare il pianoforte, così da poter restituire al meglio i miei pensieri e avere una mia voce. A Milano ho iniziato a fare concerti, a suonare la mia musica, e in una di queste occasioni mi notò Mario Luzzato Fegiz, un importante giornalista e critico musicale, che mi fece conoscere quello che era il mio produttore musicale. E da lì è partito il mio sogno, con la pubblicazione del primo album.

Nel 2013 realizzi il tuo primo album, “Giocando con i bottoni”. Nel 2015 sei stata l’unica artista donna selezionata e inserita da Sony Music Entertainment nella compilation “Eataly Live Project” a cui è seguito un contratto con Sony Music e la pubblicazione di “Room 2401”, prodotto e distribuito anche in Cina, dovei hai avuto uno straordinario successo, con 4 tour sold out nei più prestigiosi teatri dell’Asia. Come ti ha accolto il pubblico orientale? Il loro approccio al teatro dell’Opera è diverso da quello in Italia?

Il pubblico all’estero in generale è molto diverso rispetto a quello italiano: c’è un approccio più naturale, meno serio e “ingessato”. E poi è molto più giovane: in Cina la platea era piena di ragazzi e famiglie, che è il pubblico che vorrei coinvolgere maggiormente anche qua in Italia. Il mio desiderio è quello di rendere il pianoforte uno strumento vivo e senza barriere, perché si tratta di uno strumento classico che può esprimersi con tanti linguaggi diversi e che quindi può essere anche molto moderno. Mi piacerebbe avvicinare il più possibile un pubblico diverso, più giovane, far capire che può essere molto cool anche andare a un concerto di piano. Questo è percepito con più facilità all’estero rispetto al nostro Paese, dove la musica, per assurdo, è stata inventata.

Come nasce Y.A.S. – Your Anima System?

YAS è nato nella pandemia. Io mi trovavo a Firenze. In questo periodo surreale, di solitudine, per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sono fermata, ma ho cercato personalmente di non abbattermi e di utilizzare quel momento come un’opportunità di crescita. Il concept dell’anima è nato proprio qua: avevo bisogno di abbracciare gli altri, di tornare col pubblico, perché, dopo tutti i concerti annullati, mi mancava l’aria. Per me stare sul palco è come respirare. È come se tirassi un filo tra me e il pubblico, e questo legame mi mancava. Così sono ripartita, come sempre, dal pianoforte. Ed è stato il pianoforte a permettermi di viaggiare, anche quando non si poteva farlo fisicamente. Questo viaggio mi ha portato a scoprire YAS, la “costellazione dell’anima”, un’isola felice di evasione. YAS è anche lo slang di YES. In un momento in cui tutti dicevano di no a qualsiasi cosa, io ho voluto dire sì alla vita, essere più propositiva, e il titolo dell’album porta con sé anche questo significato.

Tutti i brani sono mie composizioni originali nate sul pianoforte: prima nella versione acustica, in piano solo, e poi nella versione elettro sinfonica con il piano al centro ma in dialogo con orchestra ed elettronica. La produzione è di Thom Russo, produttore americano che ha vinto 16 Grammy e lavorato con artisti leggendari come Michael Jackson, Jay-Z e molti altri. Durante la pandemia sono stata contattata da Thom che aveva ascoltato “Room 2401” apprezzando alcuni brani. C’è stata fin da subito un’alchimia e una visione comune sulla vita e sulla musica. Quando poi mi ha chiesto di fargli ascoltare alcune nuove composizioni si è entusiasmato: così è nata la nostra collaborazione, prima a distanza per le restrizioni imposte dalla pandemia, ma poi di persona, a Los Angeles, dove ho lavorato a lungo con Thom.

La mia intenzione era fin da subito quella di fare un album diverso, che contenesse delle versioni piano solo, intime e oniriche, ma anche delle sonorità più elettriche, audaci ed esuberanti. Era una sfida personale, ma allo stesso tempo nutrivo il desiderio di abbracciare un pubblico nuovo, cercando così di rendere il pianoforte uno strumento più vicino al pubblico, specialmente quello giovane. Con Thom Russo ho messo a fuoco questa seconda direzione più esplosiva, inclusiva e totalmente nuova per la musica strumentale. Sono stata fortunata a lavorare con un produttore così straordinario nonché un grande essere umano. In questo doppio CD (che ancora deve uscire nella versione fisica, per adesso è disponibile soltanto la versione digitale) c’è quindi una parte di piano solo, con le versioni acustiche, e una con l’orchestra, l’elettronica e la ritmica: ogni ascoltatore così può trovare il suono che, al momento, più lo rappresenta.

L’album è stato masterizzato da Gavin Lurssen, vincitore di numerosi Grammy che ha lavorato con grandi leggende come i Pink Floyd. Y.A.S. è stato registrato tra Firenze, Los Angeles e Praga, dove abbiamo registrato l’orchestra, diretta dal Maestro John Axelrod, che è uno dei più grandi direttori d’orchestra al mondo. La ritmica e gli interventi di batteria di Randy Cooke hanno chiuso il cerchio. L’album di piano solo ha un suono molto speciale e unico, con esecuzioni che ho curato maniacalmente trascorrendo giorno e notte nello studio di Francesco Baldi, ingegnere del suono e mio storico collaboratore. Una volta si sono preoccupati perché non mi vedevano uscire dallo studio, e quando sono rientrati hanno trovato la tastiera del pianoforte completamente nera per quanto l’avevo suonata. Ero stata lì un giorno intero e avevo perso completamente la cognizione del tempo. Il potere della musica… Tornando a Y.A.S. è un progetto internazionale condiviso e realizzato con compagni di squadra leggendari. Ti faccio una rivelazione: con Thom Russo proveremo anche la strada dei Grammy, quindi a febbraio presenteremo l’album per la prossima edizione!

Il 5 Gennaio 2024 hai aperto la stagione del Maggio Musicale Fiorentino, presentando proprio Y.A.S. Un fatto inedito: una donna che esegue sul palco del Maggio musiche originali, da lei composte, di una nuova corrente compositiva, strumentale e contemporanea. Vuoi raccontarci questa esperienza?

Quando il Maggio mi ha chiamata non potevo crederci. Ho suonato in tanti teatri dell’Opera all’estero, ma quando ricevi la chiamata di questo teatro, che ha una storia così significativa a livello mondiale, è come un sogno che si avvera. Ero piena di gioia ma allo stesso tempo ho sentito subito il peso della responsabilità. Era un evento importante per la mia carriera sì, ma anche a livello culturale: questo concerto avrebbe rappresentato un cambiamento, una novità, perché era la prima volta che un ente lirico si apriva a un genere strumentale nuovo, ed io ero la prima ad aprire questa porta. La prima donna e la prima compositrice ed esecutrice della propria musica. Essere inserita nel cartellone del Maggio e aprire la stagione sinfonica è stato un grande onore, ma al di là dell’aspetto personale quello che avevo a cuore era lasciare un messaggio per gli altri, perché attraverso il mio esempio tanti giovani avrebbero potuto trovare la forza di sognare. È questo quello che per me ha più importanza, ispirare e incoraggiare, specie in questo periodo d’incertezza e pessimismo, dove sembra tutto impossibile e irraggiungibile: invece se ti impegni, se lavori con determinazione e ti poni con umiltà, ce la puoi fare, e i sogni si possono realizzare!

Il Teatro del Maggio e il Commissario Onofrio Cutaia hanno fortemente creduto in me e in questo progetto, che abbiamo realizzato con a una produzione importante e innovativa, andata in scena il 5 gennaio. Abbiamo vinto insieme la sfida più bella con la sala grande del Teatro piena di persone: tanti giovani, famiglie con bambini, il pubblico che normalmente mi segue all’estero ma che in Italia fa più fatica a entrare in un teatro. Il mio desiderio era proprio questo: avvicinare un pubblico giovane, rendere il teatro dell’Opera un luogo aperto.

Lo spettacolo che abbiamo proposto con il Maggio era davvero innovativo per la musica strumentale: il pianoforte sempre al centro sia in momenti dove eseguivo i brani in piano solo, sia nelle esecuzioni con la meravigliosa Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta magistralmente dal grande Maestro John Axelrod, che ha diretto con la bacchetta del Maestro Leonard Bernstein, di cui è stato uno storico collaboratore. Video con immagini emozionali realizzati da me e da altri registi come Marco Amenta, Samuele Alfani, animazioni di Hermès Mangialardo, Federico Monti e una regia live che mostrava me, il Maestro Axelrod e i musicisti sul grande schermo. Tutto questo ha amplificato le emozioni rendendole vere, vive, come in un concerto rock. In un concerto classico questo non si era mai sperimentato. Ad arricchire ulteriormente l’evento ci sono stati gli interventi di danza contemporanea della “Y.A.S. Dance Project” composta dai ballerini Federica Cangiano, Giulia Addati, Serena Mazzitelli, Gabriele Ceccanti, i quali hanno eseguito le splendide coreografie del Maestro Luca Lupi, coreografo di Livorno.

Con lui abbiamo creato questo bellissimo progetto che coinvolgerà anche altri giovani talenti provenienti da tutta la Toscana e non solo, con l’obiettivo di coinvolgerli e farli esibire su un palco importante. Durante il concerto raccontavo i brani, interagivo con il pubblico, introducevo quello che avrebbero ascoltato e le mie ispirazioni, perché ogni titolo porta con sé una storia precisa o veicola un messaggio importante. È musica strumentale apparentemente senza parole, ma ci sono tante storie che si nascondono dietro alle note, messaggi che amo svelare e condividere durante i miei concerti. Certo, non svelo proprio tutto: la bellezza è anche il viaggio che ogni ascoltatore vive in maniera personale. È giusto che ognuno, ascoltando la mia musica, viaggi con la fantasia, accenda desideri e scriva la propria storia.

Come avviene il tuo processo di scrittura? Da cosa hai tratto ispirazione per i brani di Y.A.S.?

Per me parte tutto dalla vita, da quello che ho intorno, dagli stimoli che mi circondano. È come se io scattassi tante fotografie continuamente: poi mi siedo al pianoforte, che è come la mia camera oscura, e sviluppo queste idee. Sono istantanee, ispirazioni che ho catturato o fatti reali di vita vissuta.
Per esempio, Baires è un brano che parla di una storia d’amore tra due persone dello stesso sesso che sono state costrette a scappare dall’Italia per vivere il loro amore a Buenos Aires, perché non erano accettati dalle famiglie. È un omaggio alla città, libera, accogliente, inclusiva, ma anche un inno all’amore: ama chi vuoi e sii libero di essere chi vuoi essere. Pensa che l’ho scritta mentre ero in viaggio, e siccome non avevo il pianoforte usavo il registratore del telefono per cantare le melodie!
Alaska è un mio viaggio mentale, il mio desiderio di visitare quei luoghi. Con Thom abbiamo inserito i suoni delle balene, registrati da lui stesso, e anche quelli dell’aurora boreale.


Hao è una dedica alla Cina, dove il termine vuol dire “bene”, “eccellenza”, e ricercare l’eccellenza in cinese vuol dire cercare di dare il tuo meglio in ogni cosa, che è un atteggiamento che cerco di portare avanti da sempre. Oppure T-Rex, perché io sono ossessionata dai dinosauri! Ho una collezione di dinosauri a casa di diverse forme e colori. Esseri magnifici ma non invincibili, che mi ricordano il valore della fragilità e di quanto anche noi siamo esseri fragili ma per questo unici.
Artemisia è l’omaggio ad Artemisia Gentileschi, grande donna e artista che volevo celebrare attraverso la musica. Nella registrazione dell’album ho utilizzato tre diversi pianoforti Steinway&Sons della collezione Fabbrini&Bussotti, una collezione molto importante. Questi pianoforti vengono suonati solo dai più grandi pianisti al mondo, e oltre ad avere un suono unico e speciale essi possiedono un’altra caratteristica particolare: portano il nome di un grande pittore della storia. Nessuno di essi però aveva il nome di una artista donna, così ho avuto l’onore di battezzarne personalmente uno, chiamandolo “Artemisia”. È proprio su questo pianoforte che ho registrato quel brano.

Nelle bonus track c’è anche “Wildness”, il tema centrale di “Anna”, il film di Marco Amenta per cui hai scritto la colonna sonora. Com’è stato lavorare per il cinema?

Lavorare per un film non è come lavorare per un album tutto tuo: in questo caso ho dovuto scrivere una musica correlata alle immagini, alla sceneggiatura, alle richieste del regista. La sfida più grande per me, non essendo una compositrice nata per i film, era comunque mantenere la mia identità. Così sono partita dalle immagini, e in 24 ore ho scritto la musica. Mi sono confrontata molto con Marco, e con lui si è creata subito una bella sinergia, e questa è stata una grande fortuna, perché non sempre i registi sono così vicini ai compositori. Marco mi ha descritto il personaggio di Anna, una donna forte, intraprendente, che difende la sua terra, e mi sono sentita subito attratta dalla storia e dalla protagonista. Ho registrato la colonna sonora con un quartetto d’archi tutto al femminile, perché volevo imprimere fin dalla musica questa femminilità così selvaggia.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Adesso stiamo costruendo tutto il tour di Y.A.S.: tornerò in Cina, nei paesi dell’Est, negli Stati Uniti. Sarà un percorso lungo, anche perché è un album da scoprire pian piano. Vorrei poi andar nelle scuole, organizzando una serie di presentazioni dell’album e facendo sentire dei brani dal vivo. Mi piacerebbe avere uno scambio con i giovani, ai quali oggi la musica strumentale arriva con più difficoltà. Poi continuerò a portare avanti cause importanti alle quali mi sento legata: tornerò alla “Toscana delle donne”, un progetto della Regione Toscana ideato da Cristina Manetti al quale tengo particolarmente e di cui sono testimonial dalla prima edizione, e ci saranno anche tantissime altre iniziative sociali. Spero, attraverso il mio percorso, di poter ispirare e aiutare gli altri e di sostenere tante cause importanti.

Qual è la tua canzone fondamentale di Y.A.S.?

Ogni giorno cambia: oggi sono Never Give Up, nella versione elettro-sinfonica, perché oggi mi sento carica, mi sento elettrica!