K-ARRAY: quando il suono sposa il design

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FUL ha visitato K-ARRAY l’azienda che dal Mugello ha conquistato il mercato internazionale dei sistemi audio.

 

Lo scorso settembre chi ha assistito al Jazz Fringe Festival in Oltrarno è rimasto colpito dall’installazione spettacolare che ospitava i musicisti. Sulla spiaggetta in riva all’Arno di San Niccolò, nello skyline di Firenze, si inserivano le “Night Towers”, tre torri alte otto metri che facevano da stage in quota per l’esibizione live dei musicisti. In questo rivoluzionario allestimento, con gli spettatori al centro, le torri disposte a triangolo permettevano al pubblico di godere di un suono avvolgente grazie a un impianto acustico innovativo. Durante le festività, forse vi sarete accorti di speaker flessibili nascosti tra i rami che davano al grande albero di Natale in piazza Duomo la dimensione sonora o se eravate al concerto di Capodanno avrete apprezzato la qualità sonora. Insomma, Firenze ha sposato appieno il tema del suono e noi di FUL abbiamo scoperto chi c’era dietro quelle installazioni sonore d’avanguardia.
La pista ci ha portato in Mugello, a San Piero a Sieve. Qui ha sede un’azienda, specializzata nella produzione di soluzioni e impianti audio professionali unici, già di successo all’estero e adesso visibile anche in città: la K-ARRAY. Vanta importanti realizzazioni, dal transit hub del ricostruito World Trade Center a New York alla Royal Opera House di Londra, dal nuovo stadio del Besiktas a Istanbul alla moschea dell’Imam Reza Shrine in Iran, così come, restando a Firenze, il Salone dei Cinquecento e il rinnovato Museo Gucci. Alla K-ARRAY, all’interno della K-Hall, una vera e propria sala da concerto allestita dentro l’azienda dove si ospitano eventi live con band della zona, ci accolgono Andrea Torelli e Stefano Zaccaria, rispettivamente direttore marketing e VP commerciale dell’azienda.
Come e quando nasce questa realtà tecnologica d’avanguardia?
Veniamo da Fiesole dove nel 1990 Alessandro e Carlo Tatini insieme a Massimo Ferrati fondarono un’azienda di service audio e luci. Lavoravamo con i teatri, i cinema, nelle piazze e questo ci ha permesso di capire perfettamente come gli strumenti audio professionali potevano evolversi per agevolare il lavoro, spesso duro e faticoso, di chi ha a che fare con artisti e produzioni. Il Mugello ci ha accolti nel 2004, quando nella mente di Alessandro si è delineata l’idea dei primi prodotti a marchio K-ARRAY.
I vostri prodotti sono molto apprezzati all’estero e da parte di un’utenza molto esigente. Perché in Italia siete ancora poco conosciuti?
Il mercato dell’audio professionale è da sempre stato mondiale e come tale va affrontato. Il trend vede proprio la qualità del prodotto Made in Italy, in termini di performance e di design, come l’opportunità su cui puntare partendo proprio dal mercato interno, sui valori aggiunti di una lavorazione sartoriale e quasi artigianale, la selezione dei materiali, la ricerca dell’unicità e innovazione. È abbastanza ovvio che i valori del Made in Italy si spendono meglio all’estero.
K-ARRAY abbina alta qualità audio a un design raffinato. È stata una scelta per posizionarsi su un determinato mercato?
Il nostro catalogo propone un’offerta che va dai sistemi da concerto alle più piccole casse da installazione. Ci siamo formati sui palchi, dove ingombro e peso delle apparecchiature audio ne condizionano un’agile movimentazione. L’idea di avere prodotti ultra compatti nasce così per risolvere un problema logistico. Quando però abbiamo iniziato a trasferire lo stesso valore di compattezza in contesti come ristoranti, hotel, negozi, ci siamo accorti di quante problematiche estetiche potevamo risolvere. Gli architetti hanno iniziato ad apprezzarci, offrendo la migliore soluzione per integrare l’audio in contesti dove non sono ammessi compromessi estetici. Questa è la sfida che ci ha portato a progettare prodotti che, come Anakonda – uno speaker flessibile – non si erano mai visti prima.
Cosa significa per voi soddisfare l’attesa di una giusta esperienza d’ascolto nei diversi contesti, dal concerto rock al luogo di culto?
Le nostre linee di prodotto non si diversificano per la qualità, sempre imprescindibile. Non esistono prodotti “premium” e “basic”. Sia che si tratti di sonorizzare un pub o di allestire il sound per il JZ Festival di Shanghai vogliamo la massima qualità sonora. Il fonico della New York Philharmonic ci racconta di aver reso felice Yo-Yo Ma, facendo passare Anakonda sotto il suo violoncello consentendogli di sentire bene tutto il resto dell’orchestra. I nostri sistemi, anche per i puristi della musica, non sono mai un ostacolo tra l’esecuzione e l’ascolto, ma costituiscono quasi estensione per permettere all’artista di arrivare in maniera pura all’orecchio di chi ascolta. Lo stesso vale per le orazioni in un luogo di culto. La parola nelle celebrazioni ha un’importante centralità e sarebbe grave che il messaggio si perdesse per la poca intelligibilità del sistema audio.
Avete citato Anakonda, l’abbiamo visto e soprattutto ascoltato! Tra tutti i vostri sistemi audio, è quello che ci ha stupito di più. Come nasce e per cosa è stato pensato?
In questo caso la creatività di Alessandro ha dato il massimo! Un giorno è venuto in laboratorio Resarch & Development con una specie di calza della Befana, ma non si trattava di un cordone para-spifferi; era qualcosa che suonava! Da un prototipo rudimentale, l’intuizione ha preso forma fino a diventare il prodotto che ci ha fatto vincere più premi in assoluto. Grazie ad Anakonda, siamo stati accolti all’interno del Museo del Design toscano. Ormai brevettato in tutto il mondo, è uno speaker flessibile lungo 2 metri, con una sezione di 5×3 cm, così modulare da avere linee intere di suono fino a 64 metri. La flessuosità estrema, come una corda, lo rende adattabile in numerose installazioni, dove è l’unica soluzione disponibile sul mercato per sonorizzare omogeneamente lunghi tratti.

www.k-array.com
www.mudeto.it

Testo di Francesco Sani
Foto di Andrea Torelli e Nicolò Nisi

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