LUMEN: un polo culturale da vivere, contaminare… e copiare!

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Abbiamo incontrato i fondatori dello spazio nato accanto al Parco del Mensola. E abbiamo scoperto che sono pazzi.

Nel 1998 il SERT di via del Guarlone chiude. Quello che era uno spazio di recupero diventa un catastrofico esempio di abbandono di una proprietà pubblica. Per anni l’area è teatro di occupazioni abusive, abbandono di rifiuti, spaccio e microcriminalità. Nel 2020, l’associazione di promozione sociale Icche Ci Vah Ci Vole propone al Comune di recuperarla.

Nasce così LUMEN, un incubatore di progetti innovativi e di comunità: un punto di riferimento per i cittadini del quartiere e per tutte le associazioni culturali, artistiche e sportive della città. 

Dal punto di vista giuridico, lo stabile è stato concesso in comodato d’uso gratuito per trent’anni in cambio della manutenzione ordinaria e straordinaria. Il Comune ottiene (a costo zero!) la riqualificazione di una proprietà; l’associazione trova un luogo dove poter crescere; il quartiere ottiene uno spazio di aggregazione legale e partecipato, che aumenta sicurezza e socialità. Tutto molto semplice, ma nient’affatto facile.

Sotto il sole di luglio, decine di volontari hanno raccolto rifiuti, falciato l’erba, costruito sedute e strutture in legno. Già, perché il recupero dei materiali e le installazioni temporanee sono caratteristiche irrinunciabili per uno spazio che deve essere rimodulabile e vuole essere sostenibile.

Sostenibilità ambientale, ma anche economica: per aspirare a essere un modello, Lumen deve sapersi autofinanziare, e sconfessare lo stereotipo per cui “con la cultura non si mangia”. Ecco quindi che molte associazioni partecipanti contribuiscono alle spese, in cambio di uno spazio dove proporre i loro laboratori. 

La partecipazione ai bandi e l’area ristoro sono le altre fonti più consistenti di ricavo, necessarie anche a pagare chi presta servizio: un punto su cui i soci di Lumen insistono molto, e a ragione. Del resto, il lavoro gratuito “droga” anche un mondo virtuoso come quello dell’associazionismo, schiacciato da economie insostenibili e pesi decisionali diversi a seconda delle disponibilità di impegno. 

La retribuzione dei volontari assicura il massimo impegno e, d’altra parte, consolida il loro legame affettivo con lo spazio. Tutti si sentono protagonisti, e condividono più volentieri esperienze, saperi pratici e conoscenze teoriche.  

Una delle caratteristiche di LUMEN è proprio la trasversalità delle competenze: ci sono architetti specializzati in rigenerazione urbana; agronomi che studiano il patrimonio naturale dell’area e progettano i prossimi orti sociali; progettisti che collaborano alla scrittura di bandi europei…

Insomma, Lumen è un ecosistema di saperi diffuso e inclusivo, pronto a sviluppare idee e ad assorbire spunti da chiunque vorrà contaminarlo. Un progetto rivoluzionario anche dal punto di vista politico: LUMEN potrebbe essere il modello di una nuova socialità partecipata e responsabile, capace di contrastare la logica del consumo che ha ormai pervaso (anche) lo spazio pubblico. La felicità dei cittadini va di pari passo con una riqualificazione degli spazi vantaggiosa per le casse dell’amministrazione, finalmente abilitatrice di veri processi di rigenerazione urbana “dal basso”. 

L’ultimo progetto? Copula Mundi, il festival gratuito con performance di arte, musica, teatro, in programma lo scorso 17-19 settembre. Un’occasione per far conoscere lo spazio, confrontarsi con altre realtà ed evitare l’autorefenzialità di cui troppo spesso soffre il mondo dell’associazionismo. 

Collaborazione, sostegno alle idee, condivisione dei saperi. E se la risposta alla competizione sfrenata, alla repressione delle passioni, all’individualismo sfrenato fosse proprio questa?

Testo di Alessandro Bezzi

Foto di Donato Spadola

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