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Perché questa è la stagione giusta per andare all’opera

A Palazzo Corsini a Firenze, Mascarade Opera intreccia Rossini, Mozart, musica da camera e masterclass aperte al pubblico.

Qualche mese fa scrivevamo che ci eravamo ricreduti su quasi tutto quello che pensavamo dell’opera. Non perché qualcuno ci avesse convinti con grandi discorsi, ma perché avevamo assistito a uno spettacolo e ci eravamo accorti che l’idea che fosse un’arte per pochi semplicemente non reggeva.

Adesso la Fondazione Mascarade Opera ha lanciato la stagione 2026, sempre a Palazzo Corsini, e la domanda torna inevitabile: siamo sicuri che l’opera sia davvero qualcosa di lontano? Perché qui a Firenze la stanno ripensando in modo molto concreto.

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©Eugenia Cesari

Il primo appuntamento, il 26 febbraio, si intitola Dreams and Dualities. Titolo azzeccato: dentro ci sono sogni, certo, ma anche tradimenti, inganni, ambizioni e vanità. Nella serata saranno messe in dialogo opere diverse: Il viaggio a Reims, Le nozze di Figaro, I racconti di Hoffmann. Un mix tra Rossini, Mozart e Offenbach.

Se togli la musica, sembrano dinamiche contemporanee: lotte di potere, illusioni che si frantumano, amori ossessivi. La regia è firmata da Andrea Bernard, già protagonista al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, e l’approccio è chiaro: togliere all’opera quell’aura museale che ancora qualcuno le appiccica addosso.

La cosa più interessante? L’esperienza non comincia quando si spegne la luce. Si entra prima, si attraversano gli spazi, si incontrano opere di arte contemporanea grazie alla collaborazione con Pneuma Art Foundation. L’opera diventa un percorso, non solo uno spettacolo. Ma è anche un modo per dirti: puoi stare qui, non è un luogo chiuso.

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©Marco Borrelli

A marzo cambia atmosfera. Il Trio Mascarade – con Julia Lynch al pianoforte – porta il 21 marzo Schubert, Schumann e Mendelssohn nel Salone dei Concerti. Romanticismo, musica da camera, niente scene, niente costumi. Al centro soltanto malinconia, desiderio e inquietudine: quelle emozioni che oggi chiamiamo “overthinking” e che esistevano già due secoli fa.

Poi il 13 maggio una masterclass pubblica con il mezzosoprano Marina Prudenskaya, artista che canta regolarmente al Royal Opera House, a Berlino, a Vienna, a Bayreuth. Non si tratta di un concerto, ma di una lezione aperta in cui succede anche qualcosa di raro: il pubblico vede il lavoro, le correzioni, i dettagli tecnici, la costruzione di un ruolo. Si vede il mestiere, non solo il risultato.

Il giorno dopo però, il 14 maggio, Prudenskaya torna sul palco insieme a Julia Lynch per un recital. Prima il processo, dunque, poi la performance. Ed è una scelta coerente con quello che Mascarade sta facendo da anni: investire nei giovani, costruire percorsi reali, non solo “serate eleganti”.

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©Marco Borrelli

Nel pezzo precedente lo avevamo scritto: l’opera in Italia è stata progressivamente smontata negli ultimi trent’anni. La celebriamo come patrimonio, ma la sosteniamo sempre meno. Intanto a Firenze arrivano giovani artisti da tutto il mondo per formarsi qui. C’è una contraddizione evidente.

Mascarade risponde in modo semplice: investe nei giovani, tiene i biglietti accessibili (si parte da 10 euro), crea uno spazio intimo invece che intimidatorio. 

E allora la domanda resta: l’opera è davvero in crisi? O siamo noi che abbiamo smesso di frequentarla, limitandoci a ripetere che è difficile, noiosa, antiquata?

A Palazzo Corsini, almeno per questa primavera, l’impressione è un’altra. Non sembra un relitto culturale. Sembra un linguaggio che continua a trasformarsi e a parlare anche a un pubblico più contemporaneo.  E forse, prima di decretarne la fine, varrebbe la pena tornare ad ascoltarlo.