Inventario del Cielo: Goran Ćetković porta in mostra a Roma il volo degli uccelli
Ci sono momenti in cui alziamo gli occhi al cielo quasi senza accorgercene. Cerchiamo il sole, seguiamo una nuvola o, più semplicemente, proviamo a distogliere per qualche istante lo sguardo da ciò che abbiamo davanti. Poi passa un uccello, compare uno stormo, una traiettoria improvvisa attraversa il cielo e cattura la nostra attenzione.
Da un gesto semplice come questo nasce Inventario del Cielo, il nuovo ciclo pittorico dell’artista montenegrino Goran Ćetković, che dal 5 novembre sarà protagonista a Roma, negli spazi della Galleria d’Arte Sesto Senso di Via Margutta, con la sua cinquantaduesima mostra personale.

Gli uccelli che popolano queste tele, però, non sono soltanto soggetti da rappresentare: Ćetković li trasforma poco a poco in segni, movimenti, slanci; sono creature che vivono sulla terra ma possono lasciarla, sospese tra ciò che è concreto e ciò che sfugge. Il loro volo finisce così per raccontare qualcosa che ci riguarda da vicino: il desiderio di superare i nostri limiti e spingerci oltre ciò che conosciamo.
Nelle opere di Ćetković il cielo diventa allora un luogo interiore, senza confini precisi, in cui il volo attraversa la tela come espressione di un desiderio di libertà, trasformazione e ricerca. Il colore invade la superficie, si sovrappone e cambia ritmo, mentre rossi, gialli e neri affiorano dai fondi blu e grigi con la forza di emozioni che faticano a restare nascoste. In altri dipinti, la stessa energia trova gradualmente un ordine, le tracce si incontrano, i movimenti convergono e ciò che prima appariva frammentato comincia a prendere una direzione.

Il percorso della mostra sembra seguire i diversi momenti di una trasformazione, passando dal tumulto al cambiamento e arrivando infine alla ricerca di un possibile equilibrio. Nelle opere più quiete i colori si ammorbidiscono, compare il viola, le pennellate perdono parte della loro durezza e la luce sembra provenire dall’interno, lasciando che anche il conflitto trovi il proprio posto all’interno della composizione. Osservato nel suo insieme, Inventario del Cielo assume la forma di un racconto senza parole, costruito attraverso il colore, il ritmo e il gesto, nel quale ogni tela conserva la traccia di un passaggio e di qualcosa che, nel tempo, si è trasformato.
I teorici dell’arte Ivana Kecojević e Anto Zgradić hanno riconosciuto nel ciclo alcune suggestioni poetiche che conducono a Charles Baudelaire, capace di tradurre il mondo esterno nel riflesso di uno stato d’animo, e a Joseph Brodsky, nella cui scrittura significato, memoria e percezione emergono poco alla volta, attraverso stratificazioni successive. La pittura di Ćetković trova così la propria dimensione più intensa nello spazio sottile che separa e insieme avvicina ciò che vediamo e ciò che sentiamo. Gli uccelli attraversano le tele senza descrivere un paesaggio o indicare una meta precisa, lasciando dietro di sé una traccia simile a quella di certi pensieri che arrivano all’improvviso e continuano ad accompagnarci.

Anche il titolo della mostra acquista così un significato nuovo. Un inventario nasce dal desiderio di riconoscere, ordinare e dare un nome alle cose, mentre Ćetković raccoglie attraverso la pittura ciò che difficilmente si lascia catalogare, come i movimenti, le tensioni, i desideri e le trasformazioni interiori che, pur senza possedere una forma precisa, fanno parte della nostra esperienza. Il suo cielo coincide quindi con quello spazio indefinito verso cui torniamo a guardare ogni volta che sentiamo il bisogno, anche soltanto per un istante, di superare i confini di ciò che conosciamo.
Goran Ćetković, Inventario del Cielo
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