Patagonia, l’Argentina sulla Costa degli Etruschi
Fuori Porta 22 Ottobre 2026 3 min di lettura

Patagonia, l’Argentina sulla Costa degli Etruschi

Dimenticatevi il menu costruito per piacere a tutti. Qui si viene soprattutto per empanadas, lengua, provoleta e carne fatta come si deve.

Empanadas al forno su un tagliere di legno, con una ciotola di salsa rossa, sale grosso e altre salse sul tavolo

Patagonia, l’Argentina sulla Costa degli Etruschi

San Vincenzo, a poco meno di due ore da Firenze, può essere sorprendentemente un’azzeccata tappa autunnale. Gastronomicamente parlando, è un posto piuttosto prevedibile. Non necessariamente in senso negativo: pesce, cucina toscana, qualche indirizzo più contemporaneo. Però più o meno si sa già cosa aspettarsi prima ancora di sedersi. Per questo il ristorante in questione, Patagonia, incuriosisce ancora prima di aprire il menu. Il ristorante si trova all’interno dell’Hotel L’Etrusco, a poca distanza dal mare, ed è un ristorante argentino con un’identità precisa e soprattutto con non troppa voglia di addomesticare l’Argentina per renderla più rassicurante. La carne c’è, ovviamente. Sarebbe strano il contrario. Ma fermarsi lì significa perdere la parte più divertente.

Si può iniziare con una empanada di carne, con cipolla, uovo sodo, olive verdi e pimentón, oppure con quella di humita, ripiena di mais e cipolla. Poi provoleta sulla griglia con chimichurri, chorizo parrillero e soprattutto lengua a la vinagreta: lingua con cipolla, aglio, olio e spezie. Quest’ultima è già un buon test. Perché un conto è mettere in carta una bistecca argentina, un altro è proporre preparazioni che appartengono a una cucina meno esportata, meno instagrammabile e molto più interessante.

Poi arriva la parrilla ovviamente

Asado, bife de chorizo, picaña, filetto di Angus argentino, entraña. Nomi che qui fortunatamente non vengono tradotti in improbabili descrizioni gourmet. L’entraña, il diaframma, è uno dei tagli da ordinare per primi; fibra evidente, sapore deciso, poca voglia di essere elegante. L’asado fa il resto, con quella combinazione di grasso, osso e brace che spiega abbastanza bene perché in Argentina il barbecue non sia semplicemente un metodo di cottura.

Il menu, va detto, ogni tanto perde un po’ la direzione

Spuntano tortelli al ragù di Angus e gnocchi alla sorrentina, concessioni comprensibili ma non particolarmente necessarie. Il consiglio è ignorarle serenamente e restare sul versante argentino della carta. Empanada, lengua o provoleta, poi carne e batatas. È lì che Patagonia funziona davvero. Anche il finale non ha bisogno di troppe acrobazie. Flan casero, panqueque con dulce de leche e una cheesecake che sul dulce de leche insiste ancora. Del resto, dopo asado e provoleta, fingere di desiderare un dessert leggero sarebbe poco credibile.

C’è anche un menu degustazione da 40 euro a persona, per minimo due persone, con tre antipasti, quattro assaggi di carne, contorno, vino, acqua, dessert e caffè. Una formula che, almeno sulla carta, ha più senso di molte degustazioni più solenni e molto meno generose. La cosa interessante di Patagonia, però, non è scoprire che in Toscana si può mangiare carne argentina. Quella ormai non sarebbe una gran notizia. È trovare, in una località di mare dove molti menu finiscono inevitabilmente per somigliarsi, un posto che mette sul tavolo piatti tipici senza trasformarli in un esercizio di folklore. E forse è proprio questo il motivo per cui vale la pena segnarsi questo ristorante: non cerca di sembrare argentino. Per buona parte del tempo, semplicemente lo è.

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