La finta pop art di Giuseppe Stornello in mostra al TSH

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Giuseppe Stornello approda al The Student Hotel per confonderci le idee con la mostra Un POP di tutto curata da Marcella Piccinni e organizzata con il contributo di Time Out Vibes.

Ufficialmente Giuseppe Stornello è un giovane artista e scrittore di origini siciliane che si sta facendo strada in Italia e all’estero con mostre personali e azioni performative scandalose e controverse. Laureato in Visual Art all’Accademia di Brera e in partenza per Los Angeles nel 2022 per una residenza d’artista presso 18 Street Arts Center, si presenta come un artista dai tratti nichilisti e provocatori, tanto che la sua arte è stata definita Esistenzialismo Ignorante.

Ma la realtà è che Giuseppe Stornello è un personaggio immaginario, o un ragazzo reclutato per essere Giuseppe Stornello, protagonista di una mostra che ancora non sappiamo se esista davvero o meno.

giuseppe stornello

Nel labile confine tra reale e irreale, l’artista propone una serie di opere all’apparenza pop che fanno riflettere sul tema più amaro e confuso della storia dell’essere umano: la morte. Giocando con i concetti di scomparsa, identità e finzione, Stornello utilizza, tra le altre opere, sculture di peluche recuperate dal mondo materiale e le restituisce al mondo in una drastica immediatezza.

Tutto in mostra appare bello colorato e giocoso, ma vi si celano riflessioni provocative e disturbanti. Uccidere i personaggi significa uccidere il consumo: metterne cioè in discussione le logiche tipiche della società contemporanea. Il puffo pugnalato alle spalle e il Tazmania abbandonato morente a terra sono corpi che muoiono, corpi che falliscono. Ma guardatelo bene, quel Tazmania: è a terra stramazzato, ma ride, come a prendersi gioco della situazione. È morto o beatamente divertito di starsene lì disteso?

Questo è il modo di Stornello di deridere la società di oggi, intrisa della tragica e costante corsa al successo. Tutto ciò diverte l’artista, che del fallimento ne fa una costante. E lo fa in tempo reale, in uno spazio reale, con un oggetto reale: “È divertente come le sculture di peluche siano un modo diverso di guardare la morte. C’è nostalgia, c’è assenza, e c’è anche una certa decadenza nel mio lavoro.” 

giuseppe stornello

Artista pubblicitario autodichiarato, utilizza materiali non convenzionali che rimandano all’immaginario dell’infanzia come pongo, coriandoli, stelle filanti, sticker e sperimenta liberamente medium diversi, dalla pittura alla performance, fino a sculture, video e installazioni. Il tutto provocatoriamente mixato per far dialogare cultura street e underground con il mondo della produzione di massa, nell’intento di dare vita a un dibattito pubblico che lasci spazio ai diversi punti di vista. 

Cos’è la pop art oggi? La realtà è che è un concetto che l’artista rifiuta. Non si autodefinisce un artista pop, ma piuttosto un artista underground, che prende dalla cultura dal basso, quella subcultura dell’oggetto, colto così com’è nella sua essenza più scarna. Non sono le icone che lo interessano, ma gli oggetti già iconici nell’immaginario collettivo, come i Play-Doh e i coriandoli.

Ad esempio, c’è qualcosa nei coriandoli di puramente celebrativo, come se i quadri esposti fossero pura festa e riattivassero alcuni meccanismi celebrativi legati alle sue origini. E anche la gioia a volte nasce da tanto dolore. 

giuseppe stornello
Foto di Marta Galli

I quadri con il Play-Doh nascono invece dall’atmosfera nichilista e underground delle feste studentesche a Milano. Una sera, in preda alla disperazione, Stornello andò all’Esselunga e comprò quella busta di Play-Doh. Di ritorno al campus, lo applicò sulla tela e mandò una foto all’amico Andrea, che rispose immediatamente, stupito, dicendo qualcosa qualcosa del tipo: “Hai trovato la tua fottuta strada amico”. A quel punto sarebbe stata solo questione di tempo e i quadri di Play-Doh sarebbero presto diventati un’intera serie di opere. 

L’intenzione originale era di prendere questa cosa che non ha significato, almeno in apparenza, e provare a inserirla in un contesto in cui diventasse arte, oltre che un gioco. Ho iniziato a usare il pongo in modi molto elementari, come ci giocherebbe un bambino. Le opere hanno poi iniziato a prendere forma tramite il linguaggio dell’astrazione, e non potevano che essere molto decadenti per la loro durata effimera.

I materiali, i concetti e il processo erano tutti allineati per esplorare proprio l’idea del decadimento. Mi sono chiesto: la relazione tra il significato e l’oggetto è davvero così potente? Anche se così facilmente decadente?” E il significato sembra sempre sfuggire: tentare di associarlo a qualcosa di duraturo non può che sfociare nell’ennesimo fallimento.

“Immagino che un’opera d’arte, classicamente, sia creata nella speranza di resistere nel tempo. Invece io faccio arte del deterioramento, un’arte che uccide se stessa. Non la immagino nel futuro, vive solo nel presente”.

Giuseppe Stornello

Reduce di una mostra fallita, mai realizzata (Solo Scherzetto), e con alle spalle mostre sperimentali davvero originali (come Mostriciattola e Happy Ending), la personalità del Giuseppe Stornello che crediamo di conoscere, la location del TSH e la mente creativa della curatrice Marcella Piccinni diventano il punto d’incontro da cui nasce l’idea di Un POP di tutto. Una mostra che utilizza lo spazio a tutto tondo, pensata con opere site-specific, a partire dai pesi morti delle pietre-smarties (pietre siciliane dipinte con spray) che oscillano, come allo scandire di un tempo che non si ferma, sulle altalene all’ingresso, ennesimo rimando al tema della morte e dell’effimero. 

Un ruolo fondamentale lo gioca qui la nostalgia: il tentativo di trasformare il presente in un viaggio del tempo o in una finzione legata all’infanzia dell’artista. È la rievocazione di un momento poetico, uno sguardo al passato per giocarci nel presente, ma anche un modo per esplorare lo spazio tra reale e irreale.

giuseppe stornello

Condividere un’opera d’arte è un’opportunità per condividere se stesso, la sua personale ricerca esistenziale attraverso il processo creativo:

Credo che molte delle mie opere siano un grido silenzioso di aiuto al nostro mondo soccombente. Mi sento impotente davanti alla dura realtà dei nostri giorni. Le mie opere sono probabilmente la manifestazione di questo sentimento. O solo un fascino estetico, un tentativo semplice per sentirmi leggero. Ma nel momento stesso in cui alleggerisco le cose attraverso l’ironia, automaticamente metto ancora più in risalto il lato mostruoso.. perché sono quello che mostro, ma anche il mostro, che spaventa gli altri e soprattutto me stesso”. 

Giuseppe Stornello rende reale l’irreale. La sua arte, il suo Esistenzialismo Ignorante, si confonde inevitabilmente con la vita, in un percorso di paradossi, dove si esercita a mettere confusione nella confusione.

Prende spunto dalla vita vissuta in prima persona, dalle relazioni e gli incontri realmente esistenti dove va poi a costruire una finzione. Ed è proprio questa finzione che diventa la vera arte: “Voglio essere una finzione eterna. Dobbiamo creare narrazioni eterne, perderci nelle epoche e nel tempo. Passare dal medioevo al contemporaneo e tornare nell’antichità. Dobbiamo essere come il mare, fisso ma mobile”. 

giuseppe stornello
Foto di Marta Galli

L’imminente partenza per gli Stati Uniti, per la residenza d’artista presso la 18 Street Arts Center di Los Angeles, la galleria più longeva della California meridionale, è preannunciata nella tela Sick Ass, a raccontarne il senso di gratitudine attraverso la comune espressione colloquiale della fortuna: “Partirò a gennaio e spero sarà un viaggio di solo andata. Sarà un vero e proprio salto nel vuoto”. 

Giuseppe Stornello è un artista che fa solo arte e vive di questo, in tutti i sensi: “Quando fai l’artista devi davvero crederci da solo. E se vuoi farlo devi lottare per questo. Devi metterci tutta la tua vita dentro, anche i momenti di pigrismo. Sono un fannullone vagabondo che necessita di pigrizia e vagabondaggio. L’arte non è fatta solo di lavoro manuale ma soprattutto di meditazione costante. Tutti si esibiscono, vogliono notorietà, si credono artisti. Fondamentalmente abbiamo bruciato tutte le basi su cui si fonda il concetto di artista. Penso che le persone farebbero di tutto pur di avere un posto nel mondo, ma il problema non è la visibilità, ma mantenerla. Ho vissuto gli ultimi cinque anni a viaggiare per fare quello che faccio, pensare come penso, vivere come vivo. Non puoi avere energie per altro o per altri”.

È ancora possibile quindi vivere solo di arte? La realtà è che servono i punti di appoggio giusti, poche persone, nel caso di Stornello, che diano un buon sostegno morale. E soprattutto, un buon mecenate, che dia la spinta giusta per affrontare i primi viaggi e le prime mostre. Oltre a sapersi muovere sulle piattaforme social. Qui sono quello che hanno fatto la differenza: gli studi sono serviti per costruire una base e dei riferimenti solidi, ma non hanno spianato nessuna strada. Definire la sua identità di artista e trovare contatti online sono stati tutto, dato il potere sconfinante dei social, che passa oltre le istituzioni, le email formali delle gallerie, le vie perfette e metodiche. 

giuseppe stornello
Foto di Marta Galli

E di metodico, nello stile di Stornello, sembra esserci davvero molto poco. Così come nelle sue performance in cui si presenta ai vernissage delle mostre travestito con una maschera. Incorporare l’elemento performativo è un modo di estendere i limiti della pittura e degli altri medium, ma dietro al travestimento resta sempre lo stesso Giuseppe Stornello. La maschera viene indossata ma non le viene permesso di vivere di vita propria, e in un certo modo anche lei viene uccisa dal suo stesso creatore: “La prima reazione che cerco nel pubblico è una risata, ma una risata che non è mai solo una risata, e che presto si trasforma in altro”.

La carica ironica immediata e spontanea delle opere in mostra riflette anche il carattere tipicamente siciliano dell’artista. C’è tanto di Giuseppe anche se di fondo non sappiamo, e forse non sapremo mai, chi è davvero Giuseppe. Forse, in fondo, è tutto solo un plagio continuo. 

L’unica certezza è che ne usciremo col mal di testa. E con un pugno di coriandoli.

La mostra sarà visitabile fino al 16 gennaio 2022 presso il The Student Hotel dal martedì alla domenica ore 11-19

https://www.giuseppestornello.com/

https://www.instagram.com/giuseppest0rnello/

Testo di Roberta Poggi

Foto di Giuseppe Stornello e Marta Galli 

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