Il teatro lungo l’Arno per riscoprire il legame di Firenze con il fiume
Teatro 25 Settembre 2026 4 min di lettura

Il teatro lungo l’Arno per riscoprire il legame di Firenze con il fiume

Il 27 settembre, per la Giornata Mondiale dei Fiumi, uno spettacolo itinerante porta il pubblico sull'argine dell'Arno, lontano dal fiume da cartolina.

Tre donne di spalle sull'argine erboso dell'Arno guardano il fiume e i palazzi del lungarno riflessi nell'acqua

Il teatro lungo l’Arno per riscoprire il legame di Firenze con il fiume

Firenze è una città costruita intorno all’Arno, ma non sempre è una città che vive il suo fiume. Lo attraversiamo, lo fotografiamo, ne osserviamo il livello quando piove troppo e torniamo inevitabilmente a parlarne quando si avvicina il 4 novembre. Quest’anno ancora di più: nel 2026 ricorrono sessant’anni dall’alluvione del 1966, una ferita che continua a segnare la memoria collettiva di Firenze e il suo rapporto con il fiume. Più raramente scendiamo sulle sue rive semplicemente per guardarlo da vicino e provare a capire quale rapporto abbiamo oggi con l’acqua che attraversa la città.

Veduta aerea dell'Arno che attraversa Firenze, con Ponte Vecchio e gli altri ponti in fila fra i tetti della città
L’Arno e Ponte Vecchio visti dall’alto

Domenica 27 settembre, in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi, il teatro prova a cambiare per qualche ora questo punto di vista. Alle 15 e alle 17.30, con partenza da Ponte della Vittoria, Arcadia Ars In presenta Rumori di passi sul con-fine d’acqua, spettacolo itinerante di e con Patrizia Menichelli, con la regia di Giovanna Pezzullo e la drammaturgia firmata dalle due artiste.

Scendere sull’argine

L’idea dello spettacolo nasce nel 2021, quando la pandemia aveva imposto al mondo delle arti di interrogarsi sui propri spazi e sulle modalità attraverso cui incontrare nuovamente il pubblico. Da quella condizione è nata una riflessione sul confine: quello fisico, quello personale e, appunto, quello rappresentato dall’acqua.

Non è teatro di strada nel senso tradizionale. È piuttosto un teatro intimo e site specific, che cambia insieme al luogo nel quale viene rappresentato. Una “guida poetica” accompagna gli spettatori lungo l’argine, facendo della passeggiata stessa parte dello spettacolo.

A Firenze la scelta è caduta su una porzione di Arno vicina al centro ma lontana dalla sua rappresentazione più monumentale. Non il fiume incorniciato da Ponte Vecchio e dagli Uffizi, ma un’area più marginale del paesaggio urbano, capace proprio per questo di mostrare contrasti e relazioni meno evidenti.

L'argine erboso dell'Arno in discesa verso l'acqua, con una fila di alberi sulla riva opposta e il cielo nuvoloso
L’argine dell’Arno

«L’argine è un confine tra la terra e l’acqua, la superficie dell’acqua stessa è un confine che separa l’acqua dall’aria e la nostra pelle è un confine che separa interno ed esterno. Il ponte è un confine che ci porta verso l’altrove», spiega Patrizia Menichelli.

Un atlante costruito seguendo l’acqua

Rumori di passi sul con-fine d’acqua è uno degli appuntamenti di Atlante delle Rive, progetto triennale nato da un’idea di Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo e realizzato da Jolefilm.

L’obiettivo non è proporre una soluzione unica ai problemi legati all’acqua. Al contrario, il progetto parte dalla loro complessità. La gestione dei fiumi italiani coinvolge territori, enti, consorzi, acquedotti, tecnici, amministrazioni, studiosi e comunità locali. Atlante delle Rive prova a mettere in comunicazione questi mondi attraverso uno strumento apparentemente distante dal linguaggio tecnico: il teatro.

Non si cerca quindi di costruire un’enciclopedia dei corsi d’acqua italiani. L’atlante prende forma attraverso esperienze, racconti e conoscenze differenti. Ogni territorio aggiunge un pezzo alla mappa. Non a caso le realtà che entrano nella rete vengono definite “Affluenti“: compagnie teatrali, cittadini, scuole, biblioteche e associazioni che confluiscono nel progetto portando il proprio punto di vista.

Più di cinquanta appuntamenti lungo i fiumi italiani

Per la Giornata Mondiale dei Fiumi fissata a domenica 27 settembre, sono previsti in tutta Italia oltre cinquanta appuntamenti tra spettacoli, camminate, letture e racconti. Accadranno nello stesso giorno, lungo corsi d’acqua differenti, ma faranno parte dello stesso racconto. L’idea è trasformare la ricorrenza in un momento di teatro civile: un’occasione per mettere insieme storie di alluvioni e siccità, biodiversità, lavoro, gestione delle risorse e cura del territorio.

Marco Paolini parte anche dall’etimologia di una parola che racconta bene la dimensione collettiva dell’acqua: “rivale” deriva dal latino rivalis, a sua volta da rivus, corso d’acqua, e indicava chi condivideva con altri l’utilizzo dell’acqua dello stesso ruscello. Un’origine che Paolini utilizza per riflettere su un equilibrio ancora attuale: quando una risorsa condivisa diventa scarsa, può diventare terreno di conflitto.

In un momento storico in cui il cambiamento climatico rende sempre più evidente l’alternanza fra scarsità d’acqua ed eventi estremi, tornare a considerare i fiumi come un bene condiviso significa quindi anche tornare a capire chi li utilizza, chi li gestisce e chi se ne prende cura.

L'Arno fra due rive verdi sotto un cielo di nuvole attraversato dai raggi del sole, con un lampione sul lungarno
L’Arno sotto un cielo di nuvole

Per Firenze il fiume non è soltanto uno degli elementi che compongono la sua immagine più conosciuta. È parte della storia e della forma della città, ne ha accompagnato lo sviluppo, il lavoro e la vita quotidiana, lasciando anche ferite profonde nella memoria collettiva. Ma è soprattutto un ecosistema vivo, che continua a scorrere dentro la Firenze di oggi e a mettere in relazione la comunità con il territorio. Ritrovare un contatto con le sue rive significa andare oltre la sua rappresentazione da cartolina e tornare a considerare l’Arno per quello che è sempre stato: non lo sfondo di Firenze, ma una parte della sua vita.

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