Scendere a patti con la notte

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Con la firma del “Patto per la notte a Firenze” tutte le diatribe sembrano risolte. I sigilli dai sei locali di via dé Benci sono stati tolti, i residenti non si lamentano più e i giovani sono tornati a godersi la notte. Ma per quanto ancora? La storia dei provvedimenti presi in questi anni per tutelare la quiete pubblica del centro storico dovrebbe insegnarci che la strada delle sanzioni e delle proibizioni non funziona nel lungo termine. E a poche settimane dalla firma, la situazione già scricchiola.

Alcuni gestori dei locali posti sotto sequestro in via dé Benci lamentano la scelta dell’autorità giudiziaria di aver condotto indagini e verifiche sotto copertura tra settembre e ottobre 2011, anziché informando gli esercenti del problema e cercando da subito una soluzione condivisa. I residenti della zona sono i primi a parlare di un provvedimento eccessivo, soprattutto in un periodo di crisi. D’altra parte però è chiaro che si generi confusione se si continua a vendere alcool in locali pieni, costringendo i clienti a riversarsi in strada.

A questo va sommata la scarsa incisività del patto firmato dagli esercenti di via dé Benci a Palazzo Vecchio. Con questo accordo viene introdotta la figura dello steward e una “patente a punti” per i locali. I gestori si impegnano a mantenere pulita l’area esterna in prossimità della loro attività, a dotarsi di “addetti alla clientela” ed evitare che la musica sia percepibile all’esterno. In cambio l’amministrazione comunale si impegna ad effettuare controlli assidui per quanto riguarda il traffico e a vigilare sull’attività dei minimarket, oltre a tenere aperte le toilette dalle 20 alle 3 del mattino. Regole in gran parte già previste o quantomeno logiche (come mantenere i bagni pubblici aperti o vigilare su eventuali infrazioni), che difficilmente calmeranno per troppo tempo gli animi per una più civile convivenza.lucinotte1

Di assenza di dialogo ci parla anche Alessandro Soltani, proprietario del Caffè Sant’Ambrogio, che ha perso il 16 maggio la licenza per tenere i tavolini esterni. Il provvedimento però ha fatto peggio che meglio: l’affluenza delle persone non è diminuita e di conseguenza neanche il rumore, ma sono aumentate le proteste del Quadrifoglio per l’eccessivo e quotidiano degrado della piazza. I gestori dell’attività, infatti, perdendo la possibilità di gestire la piazza, hanno visto decadere l’obbligo di tenerla pulita. Più volte il locale si è trovato costretto a chiamare le forze dell’ordine e a non vederle arrivare, a dover interloquire con un parroco che preferisce gettare l’acqua sulle gradinate, coprire una parte di esse con grosse fioriere (utilizzate da alcuni avventori per nascondere hashish e ben lontane dal concetto cattolico di condivisione degli spazi) o transennare la zona per impedirne l’accesso. Il titolare dell’esercizio ha più volte cercato una soluzione condivisa anche con il precedente presidente del Quartiere 1. Anche qui nessuna risposta. In compenso il locale ha deciso di venire incontro alle esigenze di Quadrifoglio, impegnandosi a pulire quotidianamente la piazza senza averne l’obbligo. Con gli ultimi, afosi, giorni di giugno il “Patto per la notte a Firenze” si è esteso a Santo Spirito, San Niccolò e Sant’Ambrogio, dove il locale si doterà nuovamente di sedie e tavoli per l’esterno, e dovrà pulire la piazza. L’unica cosa che dovrebbe cambiare è il numero di poliziotti della Municipale, per creare un artificiale clima di calma e rispetto. Il rispetto, oltre ad essere un componimento lirico popolare di contenuto amoroso, è il sentimento che induce a riconoscere i diritti e la dignità di qualcuno. E’ qualcosa che si impara e non si incute.

La vera battaglia viene giocata contro i minimarket (gestiti principalmente da stranieri) ma sono bastate una simpatica iniziativa lo scorso 29 maggio  e 600 persone che denunciavano l’inizio del proibizionismo per smuovere gli animi. Ma ora che è tutto risolto possiamo andare a farci una bevuta; sperando che nessuno si lamenti.

JACOPO AIAZZI

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