Studentato Autogestito PDM27: più repressione, meno diritto allo studio 

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Un nuovo sgombero è stato portato a termine il 17 agosto. Dopo la repressione dell’occupazione “Corsica”, avvenuta l’8 agosto, questa volta il destinatario di una misura analoga è stato lo Studentato Autogestito “PDM27”. FUL ha posto alcune domande agli attivisti.

L’operazione, iniziata all’alba di giovedì 17 agosto, ha visto un ampio dispiegamento di forze dell’ordine, con la mobilitazione di numerose volanti, reparti mobili provenienti da altre città italiane e, addirittura, un elicottero. Quest’ultimo deputato all’occupazione del tetto della struttura al fine di neutralizzare, in tal modo, la resistenza degli occupanti. Trattasi di un’operazione repressiva che, come viene descritta dallo Studentato Autogestito PDM27 in una diretta pubblicata sui social, “ha visto volatilizzati centinaia di migliaia di soldi pubblici”. Aggiungendo: “Soldi che quando si tratta di sanità, lavoro, casa e istruzione mancano sempre“.

Insomma,“quando si tratta di operazioni repressive non si bada a spese.”

Ad affermarlo è una militante del Collettivo d’Ateneo durante un video registrato durante lo sgombero. La diretta in questione descrive bene quella mattinata: in lontananza si vede la struttura soggetta allo sgombero, con le forze dell’ordine che si apprestano ad allontanare gli occupanti. Tutto avviene sotto gli occhi di un presidio spontaneo di attivisti e solidali che assistono increduli a quanto sta accadendo. L’immobile venne costruito da una società che, in seguito, finì sotto inchiesta. Venne poi acquistato dalla ASL Toscana Centro con la volontà di destinarlo alla realizzazione del “Progetto Abitare Supportato”, volto ad offrire un alloggio per le persone con bisogni complessi di salute mentale. Progetto che, però, non ha mai trovato attuazione.

Al contrario, come evidenzia il Collettivo d’Ateneo, l’immobile era stato oggetto di accordi tra ASL e vari privati, venendo coinvolto in un circolo di speculazioni. Rimasto vuoto per anni, l’edificio venne poi occupato dagli studenti nel 2015. Come hanno affermato gli attivisti durante la conferenza stampa convocata lunedì 21 agosto: “Lo Studentato Autogestito non era solo una casa per gli studenti. Esso è stato uno strumento di lotta capace di concretizzare il diritto allo studio che quotidianamente viene smantellato”.

A questo proposito, l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, sul territorio fiorentino, riesce a garantire circa 1070 posti letto. Data l’insufficienza dell’offerta dell’ARDSU, l’esistenza di PDM27 ha garantito, per otto anni, un alloggio, un’aula studio e un luogo di aggregazione per centinaia di studenti.

Cosa è successo la mattina del 17 agosto?

La mattina di giovedì 17 agosto, alle 6 del mattino, gli studenti e le studentesse dello Studentato Autogestito PDM27 si sono svegliati con la polizia e la DIGOS in casa. Per l’operazione, dai connotati militari, il dipartimento distrettuale antimafia e antiterrorismo non solo ha mobilitato il solito numero spropositato di camionette e celere, ma anche droni, un elicottero e una squadra speciale stile SWAT di manovratori di corde richiamati per l’occasione dal nord Italia. Sono arrivati sul tetto in parte calandosi dall’elicottero e in parte scalando l’edificio dal tetto adiacente. Una volta dentro le studentesse e gli studenti lì presenti sono stati raggruppati e, mentre parte della DIGOS compilava il verbale per le denunce, il resto ha cominciato la perquisizione dello stabile. Una volta usciti, sono stati accolti dal presidio solidale formatosi subito dopo l’inizio dello sgombero, in piazza del Terzolle.

Cosa ha rappresentato lo Studentato Autogestito PDM27 e cosa è stato fatto in questi otto anni?

Come abbiamo sempre sostenuto lo Studentato non è mai stato solo una casa per le centinaia di persone che lo hanno attraversato, ma in tutti questi anni è stato uno strumento degli studenti e delle studentesse per continuare ad organizzarsi nella lotta per il diritto allo studio. Tutte persone che hanno deciso di dedicare parte della loro vita a questo studentato per contrastare le condizioni opprimenti a cui, come studenti con difficoltà economiche, siamo sottoposti, ed esclusi da un modello di diritto allo studio che non garantisce i servizi che dovrebbe. L’autogestione si è quindi resa necessaria perché gli studenti e le studentesse riuscissero a continuare il loro percorso di studi nonostante dovessero lavorare per avere un salario che gli permettesse la sopravvivenza. Ripudiamo quindi la retorica di furbetti e di sfaticati di cui ci accusano, ripudiamo lo scarico di responsabilità verso il basso.

L’edificio in questione si trova in via Ponte di Mezzo 27, un immobile di proprietà dell’ASL gravato da una sospetta speculazione immobiliare ammontante a circa 4 milioni di euro e lasciato all’abbandono. A quel palazzo è stata data l’unica vera funzione sociale che abbia mai avuto, diventando lo Studentato Autogestito PDM 27. Esso è stato un luogo di socialità fuori dalle logiche di mercato, un posto con un’aula studio sempre aperta e uno strumento degli studenti per continuare ad organizzarsi nella lotta per il diritto allo studio. 

Avete in programma una mobilitazione nei prossimi mesi?

Sì, stiamo costruendo già da ora una mobilitazione che, al momento, prevede l’organizzazione di un corteo di portata nazionale per i primi giorni di ottobre, che rimetta al centro la questione dell’inefficienza del diritto allo studio, la natura escludente e aziendalistica degli atenei e la criminalizzazione del dissenso politico tout court. 

Troviamo sia fondamentale dare una risposta decisa  allo sgombero dello Studentato Autogestito, in quanto ennesimo attacco alle classi popolari, e rilanciare la nostra già esistente campagna per il diritto allo studio. È necessario fare sentire la nostra voce come studentesse e studenti in lotta contro un sistema universitario iniquo e la repressione che ci viene riservata. La responsabilità di quanto è accaduto e sta accadendo, per cui non possiamo starcene fermi e in silenzio, ricade su tutte quelle figure istituzionali complici dello sgombero e della situazione disastrosa che portò al tempo alla creazione dello Studentato Autogestito. La rettrice, la regione, il sindaco, il questore e a monte chi ci governa e attua continui tagli all’istruzione così come all’edilizia popolare, sono responsabili della crisi abitativa che colpisce sia gli alloggi pubblici universitari (sempre meno posti pubblici, sempre più studentati privati), delle problematiche insite nelle borse di studio e e il rincaro di tasse e mense. Non di secondaria importanza è la repressione contro cui il nostro Collettivo sta lottando.

Un tale dispiego di forze dell’ordine per nove studenti, preparato da un dipartimento che include “antimafia” nella sua denominazione sembra voler strizzare l’occhio all’opinione pubblica con il caso più recente di Kataleya e Hotel Astor. Ma quale mafia, poi. Noi siamo uno studentato autogestito. O forse è perché la nostra presenza lì dentro era scomoda per chi ci vorrebbe fare altro? In realtà, la repressione che ci stanno riservando sembra andare in un’altra direzione, verso una criminalizzazione di tutte quelle forme di dissenso reale che arrivano dal basso. Misure come denunce per occupazione, come i fogli di via e gli avvisi orali, che sono state addossate agli e alle abitanti dello studentato, sono basate su una presunta “pericolosità sociale”. Infatti la stampa ci chiama abusivi, criminali o antagonisti, uno dei vari tasselli di una retorica allarmista e diffamatoria, volta a screditare il protagonismo di chi lotta per migliorare la condizione di vita di tutti e tutte e così anche la propria, così come ad identificare le problematiche sociali che questa stessa società produce come questioni di ordine pubblico.

“No studentati privati” , così recita uno striscione apparso sul cantiere dell’ennesimo Student Hotel a Viale Belfiore. Quanto accaduto nei giorni scorsi dimostra come Firenze abbia mutato le sue sembianze e le sue priorità. Firenze non sembra più una città a misura di chi la vive, di chi le sue strade le percorre e le anima. Duole constatare che è sempre più una città destinata a non soddisfare le esigenze di chi, sul suo territorio, ci vive o lavora. Ironia della sorte, ad ogni sgombero corrisponde l’apertura dell’ennesimo Student Hotel… Strutture, cioè, i cui prezzi risultano inaccessibili per la maggioranza della popolazione.

Firenze vuole essere una città a misura di ricchi turisti e lussuosi alberghi?

Articolo e intervista a cura di Lorenzo Villani

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