Cocktail story: il Bloody Mary!

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Dopo avervi svelato i segreti del cocktail fiorentino per eccellenza “Il Negroni”, prosegue la nostra rubrica alla scoperta di quei drink che spesso accompagnano le vostre serate e che dopo maledite per il troppo abuso.
Tra questi il Bloody Mary non è forse il prediletto di molti, ma le origini della sua nascita siamo sicuri che vi piaceranno.

Alla scoperta del bloody mary.
Fin dagli antichi romani l’umanità è alla ricerca di un metodo infallibile contro l’ “hangover”, il mal di testa e disagio del giorno che segue ad una serata in cui il nostro gomito ha fatto un po’ troppa ginnastica. Che ne dicano gli americani con le loro pillole magiche che curano tutto, la realtà è che i modi per evitare questo effetto collaterale sono solo due: non bere oppure non smettere mai di bere.

Il Bloody Mary, inventato quasi cento anni fa da un barman francese di nome Ferdinand Petiot in onore di Maria Tudor, regina di Inghilterra detta “Mary la sanguinaria”, segue fondamentalmente la seconda di queste due opzioni. Probabilmente l’intento di Monsieur Petiot non era questo, ma la storia lo sappiamo, a volte gioca dei tiri mancini.

In particolare quello che succede è che gli inglesi, che tra le loro gloriose tradizioni annoverano un sabato sera all’insegna del bere ed una domenica dedicata al pranzo di famiglia, scoprono ben presto questa miracolosa mistura e la fanno propria sostituendo il distillato originale (la vodka) con un più patriottico Gin London Dry. Ne cambiano anche il nome, decisamente poco lusinghiero per la loro antica regnante, e lo chiamano “Red Snapper”, che in italiano vuol dire dentice, un pesce d’acqua salata dal colore rosso. Questa almeno è la storia che mi piace di più, anche se purtroppo risiede solo nella mia fantasia: in realtà monsieur Petiot, barman al St.Regis di New York, fu spinto dai suoi datori di lavoro a cambiare distillato poiché nel 1920 negli USA la vodka era difficilmente reperibile, e a cambiare il nome perché troppo aggressivo per la loro clientela raffinata.

Comunque, per tornare all’immagine di una bella casa di campagna inglese in cui la domenica si consuma il “Sunday Roast” (quello che noi chiamiamo erroneamente brunch) con la famiglia, questo drink gode di molti estimatori poiché, grazie all’utilizzo dei molti ingredienti speziati, il sapore dell’alcool viene così sapientemente mascherato che non ci si accorge di ingerirne. In questo modo, almeno in via provvisoria, si riesce a scavalcare per qualche ora il dopo sbornia e a darsi un contegno tra un roast-beef ed una partita di croquet (sì, gli stereotipi qui si sprecano).

In ogni caso non ingannatevi, quando meno te lo aspetti quell’astuto marchingegno che il tuo corpo ha escogitato per farti sapere che hai esagerato, tornerà a bussare alla vostra porta. Ed il conto che vi presenterà sarà molto salato.

La ricetta originale:
5cl Vodka, 14cl Succo di Pomodoro, 2cl Succo Limone, Q.B. di sale, pepe, tabasco e salsa worchestershire.
Mettere tutti gli ingredienti in un bicchiere capiente, mescolare, aggiungere ghiaccio, bere lentamente riflettendo sulla serata precedente.

The cocktail bloody mary . Three cocktail with ingredients - ice, tomatoes, vodka, celery, pepper, olives and mint leaves on a wooden table . Top view

Face-Slapper (la mia versione):
Ricetta: 5cl Gin, 3cl Succo Limone, 3cl Sciroppo di Pachino, 2cl Aceto di mele infuso con Basilico, 6cl Succo di Pomodoro, un piccolo cucchiaio di Marmite, Sale, un peperoncino schiacciato.

Julian Biondi 
Bartender fiorentino con la passione per la scrittura e per le storie. Collabora come giornalista per FUL e Bargiornale. Consulente freelance del settore F&B. Recentemente vincitore della prima edizione della “Florence Cockatil Week”.

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