Firenze Rocks: il festival che infiammerà la Visarno Arena.

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“Seattle plays loud” cantavano i Nirvana omaggiando la loro città. Ebbene, questa estate, potremo dirlo di Firenze che “suona forte” e a giugno entra prepotentemente nella mappa europea dei festival con tre serate di concerti interamente dedicati al rock n’roll.

 

Ospitare alla Visarno Arena una rassegna di questo tipo è una bella notizia per tutti i rockettari italiani, poiché il nostro Paese, a causa di una tradizione popolare storicamente orientata verso la musica leggera, non ha mai dato troppo spazio al rock più colto. Per questo avere un festival esclusivo del genere è sicuramente un appuntamento unico, considerato lo standard di queste manifestazioni che cercano solitamente di abbracciare un pubblico più eterogeneo possibile.
Dal canto nostro, come toscani, possiamo essere orgogliosi di quello che si muove nella nostra regione, con un evento di tale portata che si affianca all’ormai storico Pistoia Blues e al Lucca Summer (quest’ultimo che taglia proprio quest’estate il traguardo dei venti anni). Fino a non molti anni fa eravamo costretti a guardare con invidia quello che accadeva nel Nord Europa e per assistere a concerti di livello internazionale occorreva nella migliore delle ipotesi arrivare fino a Milano, l’unica città italiana che aveva l’appeal per entrare nel circuito del grande rock. Per i più temerari c’era l’Inghilterra, la patria dei festival estivi, o la Germania. Poi anche in Toscana si è capito che i festival musicali potevano essere un ulteriore stimolo a livello turistico con un’offerta culturale nuova. C’era da captare un’alta domanda di sano rock n’roll proponendo eventi in suggestive location da dedicare agli spettacoli dal vivo. Questa è stata la formula vincente a Pistoia e Lucca dopo che Arezzo aveva fatto da apripista con il glorioso Wave Festival, che purtroppo non si svolge più da dieci anni ormai.
Per quanto riguarda Firenze, si è deciso di sfruttare gli ampi spazi dell’Ippodromo del Visarno e per cominciare gli organizzatori sono voluti andare sul sicuro: vecchi leoni del rock, artisti che sono sulla cresta dell’onda dagli anni ’90 e due band alfiere della scena alternativa più arrabbiata.


Il festival apre venerdì 23 giugno con il ritorno in Italia degli Aerosmith. La band di Steven Tyler e compagni si esibirà per un’unica data nel nostro paese in occasione del loro Aero-vederci Baby Tour, con il quale si congedano dalle scene, dopo quasi cinquant’anni di onorata carriera e 150 milioni di dischi venduti. Partito dal Sud America il tour arriva quest’estate in Europa per 17 date e Firenze sarà l’ultima occasione per i fan italiani di vedere esibirsi dal vivo una delle leggende del rock made in USA. Esplosi nel 1975 con l’album “Toys in the attic”, hanno influenzato molte band tra cui i Guns n’ Roses e nel 2001 sono stati inseriti nella Rock n’Roll Hall of Fame. Dopo un periodo di crisi negli anni Ottanta, concomitante con i progetti solisti dei membri di maggior spicco, la band di Boston è tornata in auge negli anni Novanta con il brano “I don’t wonna miss a thing”, inserito nella colonna sonora del film Armageddon, ha riscosso il loro maggior successo commerciale.


Degni partner della serata sono i Placebo, una band che negli ultimi anni si è esibita spesso nella Penisola raccogliendo ovunque molti apprezzamenti. Sicuramente il trio inglese capitanato da Brian Molko deve molto alla dimensione live, dove dimostra tutto il suo talento dopo il successo mondiale, a venti anni di distanza dall’uscita di un album come “With you I’m nothing” che li fece notare a David Bowie tanto da volerli con lui in tour. E proprio al “Duca Bianco” devono molto anche in termini d’ispirazione musicale. In seguito sono riusciti a fare un marchio di fabbrica quel mix di glam rock del loro maestro con sonorità punk, post-grunge ed elettronica. Ancora oggi, questo mix, li rende la band più alternativa del Regno Unito, capace di passare da brani elettrizzanti con testi trasgressivi a ballate romantiche.

Opening act della serata con gli inglesi Deaf Havana che presentano dal vivo, in giro per i festival europei, il loro ultimo album uscito a gennaio “All These Countless Nights”. Si tratta del quarto lavoro in studio per la band che è passata dalle sonorità hardcore degli esordi a un rock proprio in stile Placebo, dei quali il gruppo del Norfolk è sicuramente debitore.


Sabato 24 giugno per la prima volta in Italia per un concerto da solista Eddie Vedder, leader di quei Pearl Jam che non hanno bisogno di presentazioni. Il frontman della band di Seattle, che ha appena festeggiato i 25 anni di attività con l’ammissione alla Rock n’Roll Hall of Fame e a cui tutti saremo sempre grati per la rinascita del rock negli anni ’90 con l’esplosione del movimento grunge, ha deciso di imbarcarsi in una serie di date in giro per USA e Europa. Vedder porterà dal vivo le canzoni del suo fortunato album “Into the Wild”, composto per la colonna sonora dell’omonimo film dell’amico Sean Penn, qualche brano dei Pearl Jam riletto in chiave acustica e alcune cover di classici del rock.

In Italia per quattro date, sul palco anche i Cramberries. È il ritorno dal vivo della band irlandese che meglio ha colto l’eredità degli U2 con ballate folk, melodie pop, frenesie rock e testi di denuncia sociale esaltati dalla toccante voce di Dolores O’Riordan. Il gruppo ha conosciuto la fama mondiale nel 1994 grazie all’album “No need to argue”, lanciato dal poderoso singolo “Zombie” che esalta i vocalizzi acrobatici della bionda leader. Non pubblicano un album e non intraprendevano un tour così lungo da cinque anni, sarà curioso capire quanto carisma hanno ancora nella versione live dopo il declino commerciale degli ultimi tempi.
Apre la serata il folkman di Dublino Glen Hansard, che dopo aver passato venticinque anni in band come Frames e Swell Seasons, ha sentito il bisogno di intraprendere una carriera solista sfornando ben tre album in soli cinque anni. La sua opera trova d’accordo critica e pubblico, tanto da essere considerato il cantautore degno erede di songwriters del calibro di Van Morrison o Leonard Cohen.
Il festival si chiude domenica 25 giugno con una serata tutta all’insegna dell’alt-rock americano più arrabbiato e schierato. I Prophets of Rage, nome che deriva dal titolo di una canzone dei Public Enemy, sono un combo di musicisti rap e metal formatosi nel 2016, composto da tre ex-membri dei Rage Against The Machine (il bassista Tim Commerfold, il chitarrista Tom Morello e il batterista Brad Wilk), due dei Public Enemy (il rapper Chuck D e DJ Lord) e da B-Real, voce dei Cypress Hill. La band ha pubblicato il suo primo EP “The party’s over” la scorsa estate supportato da un infuocato tour negli Stati Uniti intitolato Make America Rage Again, parafrasando ironicamente lo slogan della campagna elettorale di Donald Trump. A marzo è iniziato invece il tour internazionale Make the World Rage Again e c’è molta curiosità di vedere all’opera questo progetto che unisce le anime più politicamente schierate della musica americana.
I System of a Down sono invece alfieri del nu-metal, uno dei pochi nuovi generi che la grande famiglia del rock ha partorito da quindici anni a questa parte. Con il loro sound duro, accompagnato a liriche aggressive e politiche, la band di Serj Tankian si è ritagliata un ruolo di punta nella scena mainstream grazie soprattutto all’eclettico album di debutto “Toxicity” che nel 2001 che ha fatto esplodere nel mondo il gruppo americano di origine armena.

Insomma la curiosità è molta e la felicità di avere in casa un festival del genere pure. Di biglietti ne sono rimasti già ormai pochi, conviene affrettarsi per non rischiare di perdersi questa tre giorni di favolosa musica rock!

Francesco Siani

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