A Firenze arriva Seabin: il bidone che mangia la plastica dell’Arno

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Arriva sulla Riva dell’Arno di Firenze un bidone che mangia plastica: il suo nome è Seabin, il dispositivo ad energia elettrica che riesce ad inghiottire 500 chili di rifiuti all’anno. Grazie alla collaborazione tra LifeGate e Coop Italia, verranno installati una prima serie di “bidoncini” in 25 città italiane come Pescara, Genova, Brindisi, Milano, Trieste. La città di Firenze sarà una delle prime ad installare il “portarifiuti”, nello spazio della Canottieri a due passi da Ponte Vecchio.

Il nuovo progetto contro la plastica in acqua

Il progetto prevede l’istallazione dei Seabin in tutt’Italia e dovrebbe concludersi entro l’estate del 2021. I luoghi d’interesse saranno foci di fiumi, laghi o l’ansa di un porto. Seabin è infatti un cestino che deve stare in una zona riparata per funzionare. La sua altezza media è di un metro e mezzo e consuma un euro di corrente al giorno. Sembrerebbe così un piccolo “trita rifiuti” che non trita che invece attrae e inghiottisce la plastica.

Cos’è il Seabin?

Il Seabin è un prodotto che è stato realizzato nel 2016 da due surfisti inventori australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski. I due hanno ideato questo marchingegno che viene sistemato nell’acqua e grazie a una pompa fissata a un pontile, succhia dentro un cestino la spazzatura galleggiante. Al suo interno può anche essere sistemato un depuratore che filtra dall’acqua tracce di petrolio e carburante.

È composto da materiali totalmente ecologici: dal 70 al 100% in polietilene riciclato e la rete raccogli-rifiuti è in fibra naturale. Il progetto è stato del tutto autofinanziato attraverso la piattaforma di crowdfunding Indiegogo che è riuscito a racimolare in un mese ben 267.000 dollari. Da quell’anno, l’interesse esercitato verso l’ambiente e l’ecologia hanno portato ad un’estensione internazionale di richiesta del brevetto.

Di certo, un cestino mangiaplastica non potrà risolvere il problema di inquinamento dell’Arno, ma è pur sempre un sistema per porre un attenzione diversa nel consumo della plastica e l’invasione di questa sui fiumi e sorgenti d’acqua. Come infatti riporta il sito Lifegate: “L’obiettivo del Seabin – ideato dai giovani australiani – non è solo quello di raccogliere la plastica ma di ridurre la quantità che arriva negli oceani, ad esempio contribuendo a capire meglio quali sono gli effetti dell’inquinamento sulle persone e sugli ecosistemi fornendo importanti dati per la ricerca. Altro tassello fondamentale è quello di promuovere comportamenti più consapevoli soprattutto lavorando con i giovani, sviluppando strumenti educativi rivolti a loro: il Global Ambassador Programme di Seabin Project ha già coinvolto oltre 4mila bambini e ragazzi”.

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Miriam Belpanno

Carrie Bradshaw è il mio alter ego ma anche Bridget Jones. Composta di carne, ossa e 70% di caffeina. Sono appassionata di libri, arte, cinema, viaggi e sessualità. Intraprendo sempre strade diverse, cercando di occuparmi di qualsiasi cosa che mi è sottomano e che merita di essere raccontata, scritta, letta.

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