“Compriamo italiano” e poi gli appalti statali vanno sempre ai cinesi

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Durante l’emergenza Covid, sono state tante le aziende italiane convertite per produrre materiale sanitario ma le gare d’appalto al ribasso continuano a favorire solamente gli importatori dall’estero. Non avevamo detto che avremmo dovuto comprare solo italiano dopo la pandemia? 

La storia che vogliamo raccontare è solo una delle tante realtà che in questi mesi sono affiorate in Italia. Durante l’emergenza Covid, tantissime aziende italiane si sono schierate in prima linea per contribuire alla produzione di mascherine e materiale sanitario, creando spesso vere e proprie fabbriche dentro le fabbriche, investendo soldi e personale per soccorrere medici e ospedali in piena crisi. Ad oggi però, si trovano a dover fare i conti con gli importatori esteri, spesso dalla Cina, che vincono le gare di appalto al ribasso e escludono ogni possibilità di competizione con il Made in Italy.

Abbiamo parlato di questo problema con Marco Ranaldo, titolare dell’azienda tessile Pointex, che ha sviluppato una divisione per la produzione di mascherine e materiale sanitario.

Marco, raccontaci la tua azienda in questi mesi

Pointex è un’azienda che produce principalmente materiali tessili di ogni tipo: da tessuti per materassi a moquette per allestimenti e tessuti tecnici. Quando abbiamo iniziato a ricevere tantissime richieste per la produzione di mascherine, non ci siamo tirati certo indietro. Abbiamo riorganizzato una parte dell’azienda e l’abbiamo destinata unicamente alla produzione di materiale medicale. Sono stati mesi difficili ma lo abbiamo fatto per aiutare il Paese ad affrontare la pandemia e lo rifaremmo ancora.

Cosa è successo dopo il picco delle emergenze?

Quando l’emergenza si è attenuata, la situazione degli appalti è tornata quella di sempre, ovvero gare d’appalto al ribasso che solo il mercato estero (prevalentemente cinese) può permettersi.
A causa dei prezzi esageratamente bassi, le commesse vanno quasi sempre a importatori cinesi e gli imprenditori italiani che hanno riconvertito le loro aziende, non vincono più una gara.
Questo, oltre ad essere deleterio per il Made in Italy, è anche irrispettoso per tutte le aziende che per spirito di solidarietà e amore per il nostro Paese hanno fatto sacrifici per garantire materiale medico ai cittadini e agli ospedali.

Quali sono i rischi dell’importazione di mascherine dall’estero?

Sicuramente le mascherine importate non sono controllate come quelle Made in Italy.
In primis, perché non è possibile tracciare i prodotti. Nella loro fase di realizzazione vengono controllate piccolissime parti del materiale che arriva in Italia e non sappiamo in che modo questo materiale sia stato prodotto.
Le aziende italiane invece certificano i prodotti con sistemi che garantiscono la totale sicurezza a chi li utilizza. Questi sistemi hanno un costo ma non possiamo farne a meno per la tutela delle persone e vorremmo che lo Stato ci aiutasse e non favorisse la produzione fuori dall’Italia.

E le conseguenze?

Oltre al rischio di indossare mascherine che possono nuocere alla salute o che non ci proteggono come dovrebbero, la conseguenza di questo meccanismo è il fallimento delle imprese italiane. Abbiamo investito tempo, soldi e fatica per riorganizzare la produzione e aiutare l’Italia in questo periodo di emergenza, adesso è l’Italia che deve sostenere le sue aziende.
 
Pointex, come tantissime aziende italiane, ha avuto il coraggio di reinventarsi per fronteggiare l’emergenza, ha accettato una “chiamata alle armi” in un periodo molto simile ad una guerra. Il minimo che lo Stato possa fare per ringraziare queste aziende è supportare il Made in Italy, quello vero, fatto da aziende italiane in suolo italiano.

Per informazioni:
www.pointexspa.it

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