Candies, la nuova mostra del Toast Project Space di Manifattura Tabacchi

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Continua la programmazione di TOAST Project Space, lo spazio indipendente nato nell’ex casotto della portineria di Manifattura Tabacchi, per l’esposizione di progetti “site specific” con la mostra Candies, personale di Matteo Coluccia a cura di Stefano Giuri e Gabriele Tosi.

Matteo Coluccia (Neviano, Lecce, 1992) è un artista visivo che utilizza media tradizionali in una versione ambigua e meccanizzata. Ha preso parte alle Residenze d’Artista di Manifattura Tabacchi nel 2019 (La Cura) e dal 2020 conduce assieme a Chiara Camellina, Luigi Presicce e Gabriele Tosi il progetto espositivo off-site Polka Puttana. Torna ora a Manifattura Tabacchi con la sua personale Candies.

Il titolo dolciario “Candies” è l’appellativo metaforico di particolari ‘performer’ che agiscono nello spazio di Toast dando vita a una danza fatta di salti e scie colorate, tra spettacolo e presagio. L’artista visivo Matteo Coluccia lascia all’esperienza visiva e artistica del visitatore la sorpresa di scoprire di cosa si tratti.  

Il suo lavoro performativo permette di ricreare, all’interno dello spazio di Toast, un equilibrio naturale che non fa che confermare come non esistano ecosistemi in cui nulla cambia. Le particolari performer dell’opera, vivendo insieme, smettono di comportarsi come individui singoli diventando un vero e proprio “sciame” che interagisce con l’ambiente circostante.

L’opera trasforma lo spazio in un’immagine immutabile e artefatta, cancellando con cura quotidiana ogni segno di cambiamento. Il modello di bellezza sospesa, eterea e pulita così ricercato contrasta con la cattività e la distruzione, qualità che meglio descrivono quanto avviene davvero nelle quinte di Toast.

La mostra è visibile nel Cortile della Ciminiera fino al al 22.07.2021, dal lunedì alla domenica 10:00-00:00.

Per info: www.toastprojectspace.com

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About Author

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo