Sul palco del Decibel Open Air con Klaus Hausherr

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La quarta edizione del Decibel Open Air, festival di musica elettronica è stata un successo. Incontro con l’ingegnere del suono per l’evento alla Visarno Arena.

Inserita tra gli appuntamenti imperdibili dell’Estate Fiorentina 2018, domenica 24 giugno è andata in scena da mezzogiorno a mezzanotte la celebre maratona per gli amanti dell’elettronica: il Decibel Open Air. La rassegna ha fatto registrare 17.000 presenze, ben oltre le attese degli organizzatori, una bella giornata di musica sul solito main stage che solo pochi giorni prima aveva infiammato il Firenze Rocks. Stavolta però ad alternarsi sul palco, dietro una consolle, davanti ad una platea danzante composta da migliaia di ragazzi giunti da tutta Europa, si sono esibiti alcuni dei più grandi nomi del firmamento elettronico internazionale: Paul Kalkbrenner, Carl Cox e Nina Kraviz, introdotti dai dj set di Marco Faraone, Nic Fanciulli, Uner e Monolink.
A fine serata, grazie alla K-ARRAY, fornitore ufficiale dei sistemi audio del festival, abbiamo scambiato alcune battute con l’ingegnere del suono Klaus Hausherr. Quelli come Klaus operano dietro le quinte, non godono di copertine, ma è grazie al loro lavoro se il pubblico può fruire di un’ottima esperienza d’ascolto dei dj e musicisti preferiti. Svizzero di nascita, ma ormai italiano d’adozione, ha oltre quarant’anni d’esperienza nel settore dell’audio professionale e ha lavorato come “sound engineer” per i concerti di artisti del calibro di U2, Sting e in Italia Vasco Rossi.

Klaus, qual è la sua storia personale? Ci hanno detto che è stato tecnico del suono per importanti eventi live.
Sono un giovane di vent’anni con quarantatré di esperienza! Ho iniziato a fare “l’ingegnere del suono” alla fine degli anni ’70. Nel 1992 sono entrato a lavorare in una struttura internazionale come Clair Global, il più grande rental di equipment per concerti al mondo, gli unici che producono e noleggiano i loro propri sistemi audio in così vasta scala. Per capire, lavorano ai live di band come i Rolling Stones!
Ero assunto presso la filiale europea, che è in Svizzera, per loro sono stato in tour con U2, Sting, Tina Turner, Santana e Bon Jovi. Un lavoro affascinante ma faticoso, sempre in viaggio. Il mio ultimo tour come tecnico dei sistemi audio è stato con Shakira.

Nello specifico di cosa si è occupato per il Decibel Open Air?
Ho curato il progetto audio e seguito l’allestimento dell’attrezzatura, nonché la sua taratura. Diciamo che ho preparato l’impianto e i dj hanno suonato con il mio sistema sul palco! Quando iniziano i dj set io sto in regia audio, dove c’è anche il mixer per intenderci. Ho in mano la gestione del suono, tengo sotto controllo il sound con dei software che mi permettono di fare l’equalizzazione e monitorarne il livello, quindi intervenire se troppo alto, troppo basso, ectc…

Per la prima volta i sistemi audio del Decibel Open Air sono stati forniti da una realtà fiorentina, la K-ARRAY. Come nasce la sua collaborazione con loro?
Fui contattato dalla K-ARRAY cinque anni fa. Non li conoscevo ed inizialmente fui un po’ spocchioso data la mia esperienza, comunque decisi di incontrarli. Quando visitai l’azienda, rimasi però colpito dai loro prodotti, mi resi subito conto che c’erano cose interessanti e m’innamorai dei loro progetti. Quindi accettai la loro proposta, smisi con le tournée e da allora faccio parte dell’organico come product specialist, in particolare mi dedico alla gamma “live”.

Che tipo di attrezzatura ha fornito K-ARRAY per il festival? Quale esperienza di suono ha goduto il pubblico?
Tutti i sistemi audio forniti sono nostri prodotti, i top di gamma. In particolare abbiamo optato per il KH8 della linea FIRENZE. Si tratta di un diffusore innovativo perché utilizza la tecnologia del “digital steering”. Praticamente ha un processamento digitale che consente al sistema di poter scegliere l’area dove indirizzare il suono. Anziché orientare le casse in fase di montaggio, le classiche “banane” che solitamente si vedono ai concerti, questo sistema ha un assetto completamente verticale e il suono lo si “sterza” dalla regia: permette uniformità di pressione sonora e di frequenza. Considerato che l’A.R.P.A. aveva imposto dei limiti di decibel molto stretti, 95 dB fino alle ore 22.00 e poi 93 dB fino a mezzanotte, un po’ bassi per eventi del genere e rispetto alla potenza che avrebbe potuto esprimere l’impianto, abbiamo lavorato sulla chiarezza. Il pubblico ha così potuto ugualmente beneficiare di un’ottima esperienza d’ascolto grazie ad un suono estremamente godibile.

Testo di Francesco Sani
Foto di Nicolò Nisi

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