E T N I K. Cinque lettere nello spazio

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Alla scoperta dell’universo creativo di uno degli street artist italiani più famosi all’estero e autore della copertina del numero 39 della versione cartacea del nostro magazine etnik

ETNIK nasce a Stoccolma ma cresce in Toscana, trascorrendo anche diversi anni a Firenze. Nei primi anni novanta fa un incontro che gli cambia la vita: tra Firenze e Pisa conosce e inizia a praticare il writing. Questa passione lo porta a viaggiare per tutta l’Italia, a incontrare le varie “scene” del nascente movimento e, insieme ad altri, a unificare, almeno parzialmente, quella Toscana. In quegli anni non c’erano tanti writers in Italia, ma questa tecnica si stava diffondendo e lo spray delle bombolette iniziava a unire persone che non si conoscevano e provenivano dai luoghi più disparati.

Dal writing all’uso di forme per definire uno stile sintetico e minimale

In seguito a queste prime esperienze, sente lo stimolo di sperimentare, provando a trascendere i limite del graffiti writing classico. Facendosi ispirare da varie correnti e discipline – tra le quali l’architettura industriale dismessa, il brutalism, il design industriale, le sezioni del disegno meccanico, la pittura astratta e geometrica e il disegno fantastico à la Moebius – il suo stile diviene sempre più legato all’uso di forme, ingranaggi, architetture ed elementi naturali. In un primo momento le sue rappresentazioni mantengono un discreto livello di realismo e cura dei dettagli, ma con il passare del tempo il suo stile si fa sempre più semplice e sintetico, quasi minimale.

Questo sviluppo stilistico radicale non ha però in alcun modo intaccato il suo legame con il lettering, infatti ogni sua opera (sì, anche quella che compare nella copertina della nostra rivista!) ha come punto di partenza il suo nome: ETNIK (riuscite a trovarlo?). Da forma primordiale di Tag, queste cinque lettere si evolvono in volumi sui quali progettare l’intera composizione. Le lettere – ormai pressoché irriconoscibili – conquistano quindi una loro nuova dimensione divenendo elementi naturali, meccanici e architettonici, molto spesso in contrapposizione tra loro. Questa espansione estetica sembra avvenire in una sospensione spaziale e dilatazione temporale nella quale i vari elementi vanno lentamente acquisendo un equilibrio instabile e aboliscono ogni riferimento a un punto di vista univoco, facendo così perdere tra di loro lo sguardo dello spettatore.

Le opere di ETNIK compaiono spesso nelle periferie dove predomina il senso di abbandono

etnik

La città, lo spazio urbano, è sia il luogo dove compaiono tante delle opere di ETNIK, ma è allo stesso tempo il protagonista delle sue opere. Cemento, arredi urbani, edifici e un po’ di natura fluttuano in questo spazio indefinito trasmettendo una condizione di costrizione e precarietà. In questo modo i suoi pezzi vanno a criticare una visione della città e della società molto diffusa, apparendo proprio sulle strutture figlie di questa visione, in un gioco ambivalente nel quale soggetto e “tela” si rispecchiano.

Nelle sue opere compaiono spesso in luoghi depressi e periferici della città e cercano sempre di intesservi uno stretto dialogo critico. Essendo il grigio il colore predominante di questi spazi, ETNIK cerca di portare un’esplosione cromatica, usando diversi colori in modo da creare un forte impatto estetico. Molto spesso l’area dove compare l’opera – o addirittura l’edificio stesso – diviene il soggetto dell’opera, chiaramente completamente decostruito e reinterpretato (riconoscete che elementi di Firenze sono presenti nella nostra copertina?). L’obbiettivo è che il passante venga colpito da quello spazio che in precedenza era del tutto anonimo ed entrava passivamente nella sua visione periferica e sia portato a riflettere sulla cattiva gestione e, di contro, sulle potenzialità dell’area nella quale vive. Quello di cui c’è bisogno in tante periferie delle nostre città, del resto, è proprio una riqualificazione pensata e ben fatta che non sia solo di facciata e che non sfoci in gentrificazione.

Purtroppo però la street art in questi ultimi anni sta invece divenendo una forma di decorazione urbana superficiale. L’obbiettivo sembra essere il mero abbellimento e il soddisfare in modo ruffiano le istituzioni. Questo secondo ETNIK accade anche perché spesso i progetti sono curati da figure pseudo-professionali che non sono preparate e che prendono decisioni guidate esclusivamente dalle tendenze del momento. Al di là della facciata scintillante, il risultato purtroppo è insoddisfacente sia per il pubblico, che non può fruire di una offerta artistica originale e variegata, che per il movimento artistico, che subisce un impoverimento di stili e una perdita di talenti.

Progetti futuri in Europa e Usa

ETNIK, invece, è sempre voluto rimanere fedele al nucleo originale della sua arte – le cinque lettere del suo nome – portandolo però a uno sviluppo stilistico estremo e a un messaggio più ampio. Attualmente il suo campo base è a Torino, ma viaggia costantemente per realizzare opere in tutto il mondo. In questi mesi è impegnato in un grande progetto dedicato ai cinque solidi platonici che prevede la realizzazione di cinque installazioni e altrettanti murali in diverse città del mondo: Millançay (Francia), Jacksonville (Florida, USA), Volos (Grecia), Barcellona e Parigi. Il suo viaggio di sperimentazione artistica continuerà e lo porterà sempre a nuovi esiti, ma senza alcun dubbio ruoterà sempre attorno alle cinque lettere che compongono il suo nome!

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