Firenze Libro Aperto: tempo di bilanci

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Firenze Libro Aperto è finito: una prima edizione che avrà un seguito? Tante polemiche, tanti piccoli problemi organizzativi ma un buon risultato di pubblico.

Le porte del festival, tra polemiche, aspettative e recriminazioni si sono appena chiuse ed è tempo di valutazioni e bilanci. Considerando che era una prima edizione, i paragoni riescono ovviamente difficili ma le critiche costruttive servono sempre, almeno così si dice.
Le principali polemiche hanno riguardato la creazione di un premio letterario alquanto discusso, l’invito con conseguente partecipazione di Matteo Salvini all’evento e la partecipazione di case editrici a pagamento. Queste avrebbero sottratto spazio alle cosiddette ‘minori’, già in crisi per via della prostrazione generale del settore, oltre a creare diatribe sulla correttezza del vanity publishing in generale. Alcuni autori fiorentini (e non solo) hanno quindi firmato una petizione a riguardo e ci sono state mobilitazioni e proteste che hanno portato a significative inversioni di marcia rispetto al programma originario.
È stata lapalissiana la mancanza delle case editrici più grandi e conosciute (con l’unica esclusione di Giunti e del Punto Einaudi) fatto abbastanza rilevante in un festival legato al mondo editoriale. Una casa editrice a pagamento in origine avrebbe dovuto pubblicare il libro vincitore del Premio Letterario Festival Libro Aperto, ma anche su questa cosa si è preferito fare marcia indietro.
Forti reazioni alla presenza di Matteo Salvini che, seppur invitato senza veste ufficiale o politica, è intervenuto in apertura di festival con una miniconferenza stampa e un rapidissimo giro degli stand (alcuni ancora in fase di allestimento). Sicuramente, il panorama letterario e culturale italiano è sufficientemente variopinto e ricco da permettere, nelle prossime edizioni (se ci saranno), ospiti più in sintonia con un festival dedicato prevalentemente a scrittura e letteratura.
Come anche, per le successive edizioni, sarebbe utile una maggior cura e attenzione per quanto riguarda l’organizzazione pratica dell’evento: nonostante alle 10.00 del 17 febbraio fosse prevista la cerimonia di inaugurazione con il taglio del nastro e l’inizio di alcuni laboratori e attività, alle 10.00 del suddetto giorno le porte erano ancora ermeticamente chiuse ed editori, autori, pubblico, giornalisti erano tutti ancora fuori ad aspettare appassionatamente.
Il festival occupava il piano inferiore del Padiglione Spadolini che ospitava in contemporanea un evento di natura completamente diversa (il BigMarket sul business sull’edilizia), e nonostante ciò non è riuscito con i suoi 150 stand ad occupare tutto lo spazio disponibile. L’allestimento generale era davvero spartano e questo è sicuramente un altro punto sul quale si può migliorare.
Ma, d’altronde, le note positive non sono mancate: una su tutte la presenza effettiva e non di facciata di scrittori come Lansdale, Corona, Jelloun sono opportunità rarissime (uniche?) nella nostra città e la possibilità di ascoltarli, leggerli, incontrarli è comunque un vanto e uno stimolo per i lettori odierni e futuri. Infatti, per spezzare una lancia a favore del festival, intanto si è riportata la letteratura al centro dei temi di discussione della vita culturale fiorentina, con tutte le opinioni e le critiche ad essa collegata.
Una città come Firenze, vive di e per la cultura e, in un mondo distopico senza libri, fare e promuovere cultura è oggettivamente un po’ più difficile… Per questo, nonostante tutto, è stato importante che Firenze avesse una sua manifestazione letteraria, accessibile a pubblici diversi e, se questo era un banco di prova, ci auguriamo sia servito a capire meglio gli umori e le richieste della città e dei lettori, per tenerne di conto nelle successive edizioni.

Redazione FUL

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