Lorenzo Polidori, il finger fingerstyle made in Florence

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L’empireo musicale fiorentino conta numerose stelle e ognuna brilla di luce (e musica) propria. Abbiamo incontrato l’astro nascente del fingerstyle fiorentino, Lorenzo Polidori, e lo abbiamo intervistato per voi.

Partiamo dalla base: come ti chiami e da dove vieni?

Ciao! Mi chiamo Lorenzo Polidori ho 21 anni e sono un chitarrista fingerstyle fiorentino!

Cos’è la musica per te?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita, è una valvola di sfogo per qualsiasi situazione del quotidiano. Ho preso in mano per la prima volta una chitarra all’età di 8 anni, quando la trovai sotto l’albero di Natale… Da quel giorno non l’ho più lasciata! Nei primi tempi suonavo musica classica poi, ispirato dall’ascolto di artisti come Chet Atkins, Jerry Reed e Tommy Emmanuel, mi sono follemente innamorato della musica country e folk americana, rivisitata sulla chitarra acustica secondo il fingerstyle.

Che cosa è il fingerstyle?

Il fingerstyle, anche detto fingerpicking, è una tecnica di esecuzione per chitarra basata sull’uso delle dita per pizzicare le corde, senza l’ausilio di un plettro. Questa tecnica è legata fortemente alla musica folk, ma si è diffusa in tutto il panorama musicale, permette di riprodurre tutti i suoni di una band utilizzando però un unico strumento. Personalmente la utilizzo per i ritmi ragtime, il country di Nashville e anche per comporre i miei brani inediti. Vi invito a scoprire questo modo alternativo di suonare la chitarra!

lorenzo polidori

Quali sono i gruppi italiani e stranieri che ascolti maggiormente? Hai uno o più generi preferiti?

Apprezzo ogni genere musicale però quello che mi fa senz’altro venire la pelle d’oca è il country. Il mio gruppo preferito sono i Dire Straits, ma ascolto anche un sacco di altra musica. Adoro lo stile geniale di Jason Mraz, mi piace ascoltare Zucchero, Vasco Rossi, Paolo Nutini e tanti altri. Sarebbe impossibile elencarli tutti…

Qual è il tuo sogno più grande?

Fare sì che la musica diventi il mio lavoro a tempo pieno!

Che idea ti sei fatto dell’ambiente musicale italiano, soprattutto per quello che riguarda la chitarra acustica, e delle manifestazioni che si trovano per il Paese?

In Italia, la conoscenza e la diffusione della chitarra acustica è di alto livello e ci sono anche scuole dedicate. Inoltre, i giovani stanno riscoprendo questo strumento e arrangiando la musica moderna, adattandola alla chitarra acustica. Finora ho preso parte soltanto a due festival: a Cremona, dove ho partecipato e, in modo inaspettato, vinto il concorso “New sound of acustic music” e “Un paese a sei corde”.
Mi piacerebbe che ci fossero più manifestazioni e più locali dedicati – come il Six Bars Jail, un locale vicino a Firenze dove suonano e hanno suonato i più grandi della chitarra – perché sono un punto di ritrovo fra i chitarristi di questo genere che hanno la possibilità di suonare insieme. Vorrei che la chitarra acustica e, in particolare, il fingerpicking uscissero dalla “nicchia” di appassionati e si diffondesse la consapevolezza che anche da una sola chitarra può nascere una splendida musica.

Cosa ascolti quando sei giù?

Quando sono giù ho bisogno di ascoltare una canzone che mi dia la carica, che mi tiri su di morale e mi faccia tornare il sorriso. Quindi… perché non ascoltare la versione live di Sultans of Swing dei Dire Straits?

Una canzone per quando sei felice?

Facile! Jerry’s breakdown di Jerry Reed.

Quali sono i tuoi progetti attuali e futuri?

Sto lavorando alla realizzazione del mio primo album, che è nato grazie alle persone che mi stanno accanto, ai giorni passati in viaggio con le cuffie nelle orecchie e alle esperienze che ho fatto nella mia vita. L’album si intitolerà Carousel e conterrà 11 o 12 tracce, di cui 8 originali e le restanti arrangiamenti.
Il ritmo dei miei brani nasce quasi sempre fischiettando per strada. Una volta a casa, prendo la chitarra in mano e cerco di riprodurre il motivo che avevo in testa. A volte funziona, a volte no. Ai titoli dedico, invece, molta riflessione, perché vorrei riassumere con poche parole quello che il brano deve trasmettere. Oltre a Carousel, sto lavorando ad alcuni video professionali per la promozione dell’album e nel frattempo, mi dedico alla scrittura degli spartiti dei miei brani e alla registrazione di video per aggiornare il mio canale Youtube, che potete consultare qui.

Articolo a cura di Rita Barbieri

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