Francesco Farfa durante una serata di musica elettronica underground a Firenze.

Francesco Farfa e la rivoluzione di Eteria: quando il clubbing torna a essere comunità

Musica elettronica, relazioni umane e libertà dagli algoritmi. Il dj toscano racconta la filosofia di Eteria, il progetto che sta costruendo una nuova comunità attorno alla cultura clubbing.

Per anni il clubbing è stato raccontato come una questione di tendenze, mode e grandi numeri. Eppure, per chi lo ha vissuto davvero, la musica elettronica è sempre stata molto di più. È stata scoperta, appartenenza, incontro.

È da questa idea che nasce Eteria, il progetto culturale ideato da Francesco Farfa insieme a Save Our Sound e Dedalo District, una realtà che negli ultimi mesi sta cercando di costruire attorno alla musica elettronica qualcosa che assomiglia più a una comunità che a una semplice rassegna di eventi.

Il nome richiama il termine greco hetaireia, una comunità di individui uniti da interessi e visioni condivise. Ed è proprio qui che si trova il cuore dell’iniziativa: creare uno spazio dove la musica torni a essere il punto di partenza per costruire relazioni, superando le logiche del consumo veloce che caratterizzano buona parte dell’intrattenimento contemporaneo.

Farfa, uno dei pionieri della scena elettronica italiana e figura di riferimento per generazioni di clubber, osserva da tempo una trasformazione profonda del mondo della notte.

La scomparsa della provincia e la perdita dell’avventura

«La perdita più grande riguarda la provincia», racconta. «Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta esisteva una rete diffusa di piccoli locali che alimentava curiosità e spirito di avventura. Potevi decidere di andare in montagna o in un piccolo centro e trovare comunque un luogo dove ballare e incontrare persone. Oggi, in molti di quei contesti, non è rimasto quasi nulla».

Una riflessione che va oltre la musica e tocca il modo in cui è cambiata la socialità negli ultimi decenni. La chiusura di molti spazi periferici ha significato anche la perdita di luoghi di aggregazione spontanea, capaci di generare incontri, esperienze e percorsi culturali.

Eppure, accanto a questa perdita, Farfa vede anche un segnale positivo.

«Musicalmente il pubblico è diventato più aperto. Un tempo esistevano compartimenti molto più rigidi, mentre oggi le nuove generazioni accettano più facilmente contaminazioni e proposte eclettiche. Questo permette agli artisti di esprimersi con maggiore libertà».

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Kidz dedalodistrit ETERIA

Costruire una comunità nell’epoca degli algoritmi

Nel manifesto di Eteria la parola “comunità” ricorre spesso. In un periodo storico dominato dai social network e dalle logiche algoritmiche, potrebbe sembrare un concetto fuori dal tempo. Per Farfa è esattamente il contrario.

«Abbiamo scelto la strada più difficile: costruire una comunità partendo dal basso. Credo che sia così che le persone si incontrano davvero, guidate dalle sensazioni e non dal sensazionalismo. Fortunatamente esiste ancora una parte di pubblico che ragiona con la propria testa e con il proprio libero arbitrio. È a loro che ci rivolgiamo».

La sua è una visione che rimette al centro il valore dell’incontro reale. Non la ricerca del consenso immediato o dei numeri a tutti i costi, ma la costruzione paziente di relazioni durature.

«Siamo una comunità di persone che hanno molto da dare gli uni agli altri. Grazie ai miei compagni di viaggio continuo a imparare ogni giorno. La cosa più bella è vedere alle nostre feste persone di ogni estrazione sociale e di ogni età, dai diciottenni fino agli over settanta».

È forse questo uno degli aspetti più interessanti di Eteria: la volontà di abbattere le barriere generazionali attraverso la musica.

«In un periodo storico in cui la politica sociale sembra sempre più assente, è bello immaginare spazi capaci di unire persone diverse attraverso il ballo e la musica».

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The Curious Incident saveoursound ETERIA

Il LUMEN e l’importanza delle alleanze giuste

Anche la scelta del LUMEN come casa del progetto non è casuale. È stato il primo spazio a credere nell’iniziativa quando era ancora poco più di un’intuizione.

«Le cose funzionano quando vengono costruite insieme a persone che hanno voglia di investire energie, idee e fiducia. Preferisco lavorare con persone che condividono principi e valori piuttosto che alimentare dinamiche legate a una moda passeggera».

Parole che raccontano un approccio quasi controcorrente rispetto a molte logiche dell’intrattenimento contemporaneo.

«Se fallisci con persone che condividono i tuoi valori, ti resta comunque la soddisfazione di averci provato. Se invece investi energie in qualcosa che non ti rappresenta, rimane soltanto la frustrazione».

“Non sono un clone”

Dopo oltre quarant’anni di carriera, Francesco Farfa continua a essere considerato una delle figure più influenti della scena elettronica italiana. Eppure non ama particolarmente le etichette.

Quando gli chiediamo come si definisca oggi, la risposta arriva immediata.

«Posso dire, senza presunzione, che non sono mai stato un clone. E non mi sembra poco».

Una frase che sintetizza perfettamente il suo percorso artistico. Dai primi anni della house italiana fino alle più recenti sperimentazioni sonore, Farfa ha sempre costruito set imprevedibili, lontani dalle formule precostituite.

«Quando cerco la musica, in realtà è spesso la musica che trova me. Ho sempre vissuto il lato più ipnotico e trascendentale del suono».

Non si considera un curatore culturale e nemmeno un costruttore di comunità.

«Uso i dischi come fossero mattoncini Lego. Improvviso molto, mi affido all’intelligenza emotiva e alla capacità di leggere ciò che accade sulla pista».

È probabilmente questa capacità di restare curioso, aperto e imprevedibile che continua a renderlo una figura di riferimento per molte generazioni di ascoltatori.

Oltre l’evento

Nell’arco di un solo anno Eteria ha già realizzato numerosi appuntamenti tra Firenze e la Toscana, coinvolgendo artisti affermati, emergenti, collezionisti di vinili, creativi e appassionati. Ma il vero obiettivo non sembra essere la crescita numerica.

Piuttosto, la costruzione di un’identità riconoscibile e coerente nel tempo.

In un’epoca in cui tutto sembra dover essere immediato, consumabile e dimenticabile nel giro di poche ore, Eteria prova a rallentare il ritmo. A ricordare che la musica può ancora essere uno strumento di relazione, scoperta e appartenenza.

Più che una serie di eventi, una dichiarazione d’intenti.

E forse, proprio per questo, una piccola rivoluzione.

I prossimi appuntamenti eteria

28 giugno – Tartana di Scarlino

5 luglio – Lumen

27 settembre – Lumen