Il dj Rico Herrera si racconta a FUL

dj rico herrera

Intervista al dj e producer toscano, dall’hip hop alle commistioni più sperimentali, dall’infanzia alla scena underground attuale.

Dicono che il suo gusto musicale ti faccia muovere il collo mentre ascolti un beat ed è effettivamente vero. Ascoltando le tracce del dj e producer toscano Rico Herrera, ti accorgi subito che la sua è una ricerca sperimentale che si materializza attraverso un tessuto sonoro fatto di intersezioni tra jazz e hip-hop, ritmi dance, toni sintetizzati e beats contemporanei.

Una commistione tra classicità e modernità, dalle sonorità anni ’80-’90, allo stile funk, alla tecnologia più avanzata dell’elettronica sperimentale. Tutti questi elementi dialogano tra loro, dando vita all’identità musicale del MC, di cui Uno EP, uscito a novembre, che rappresenta il debutto come producer house per la label fiorentina Roots Underground Records.dj rico herrera

Sentiamo chi è Rico Herrera. Check this out!

Dati identificativi: da dove viene e chi è Rico Herrera?
Rico Herrera nasce sul pianeta terra negli anni 80, è un dj, un produttore, un digger ed è stato un MC su qualche disco.
Hai sempre fatto musica, quando hai deciso di farne un lavoro?
Ho sempre fatto musica. Non c’è stato un momento in cui mi son detto «vorrei che la musica fosse il mio lavoro», ho sempre avuto un approccio molto serio e ho sempre dedicato alla musica più di dieci ore al giorno. Anche quando non ci guadagni molto è comunque un lavoro. Da un po’ di anni cerco di fare anche altro, lavori in studio conto terzi, collaborazioni con scuole di musica come insegnante nei corsi per dj e producer, registro e mixo nel mio home studio produzioni di artisti più giovani della mia zona.
Qual è stata la tua evoluzione artistica?
A 5 o 6 anni mi regalarono una batteria, e suonavo a casaccio sopra i dischi dei miei genitori. Nei primi anni ’90 ,non ricordo di preciso come e perché, acquistai un CD dei Run DMC. Tornavo spesso al negozio di dischi per comprare altri CD a caso ma sempre nel settore hip hop, avevo dieci anni. Jam Master Jay (RIP) mi folgorò. Ci volle un po’ per avere l’attrezzatura, una volta recuperata mi allenavo ore e ore tutti i giorni. Nel ’99/2000 mi iscrissi pure all’ITF dj Championship a Bologna, arrivai quinto o sesto. Mi ricordo che vinse Jay Kay e che fui battuto da Yaner dei Men In Scratch. Le prime produzioni le facevo con una pedaliera da chitarra per fare loop, ma è stato dopo il periodo con I maniaci dei dischi che ho iniziato a fare le mie cose più seriamente, e a proporle in giro. Il mio percorso è simile a quello di molti dj o producer: ho iniziato con l’hip hop poi ho scoperto e approfondito tutto quello che c’è intorno. Nella musica trovi sempre dei punti di contatto che ti portano altrove.dj rico herrera

L’influenza jazz è un elemento che accomuna molti dei tuoi brani iniziali. Come mai la tua ricerca parte da questo genere?
È normale, il jazz è la madre di tanti generi dall’hip hop all’house e oltre. Quando ti approcci alla musica prodotta utilizzando campioni è inevitabile che pian piano inizi ad ascoltare le fonti originali e ti si aprono mondi nuovi, il jazz, il funk, il soul ti danno delle chiavi di lettura importanti.
E poi c’è l’hip hop…
Sì, il primo grande amore, mi ha dato tutto. Se riuscissi a ridare indietro anche solo l’1% di tutto quello che ho ricevuto ne sarei felice.
Cosa ci dici della scena musicale underground italiana?
Direi che ci sono un sacco di realtà, gente validissima su tutti i fronti. Nelle piccole città si fatica di più ma comunque ci sono locali e label che spingono anche le cose più di nicchia, il livello nelle produzioni è molto alto. Le nuove tecnologie danno modo di esprimersi al meglio, con meno soldi di una volta.
Se dovessi pensare al featuring dei tuoi sogni, con chi lo immagineresti?
Mi piacerebbe fare delle produzioni per Lugi e un EP con Pharoah Sanders.
Parlando invece della tua nuova release Uno EP, debutti in una veste inedita come producer di musica house, ce ne vuoi parlare?
Certo, si è vero sono più conosciuto per i miei beats hip hop. L’house è una grande passione da sempre, come dicevo prima, facendo il dj o il producer è normale che ricerchi nel passato, come su un grosso albero, io ho iniziato da una fronda, che è l’hip hop, poi sono sceso alle radici e sono risalito su attraverso altri rami scoprendo altre cose, poi si torna alle radici e poi su di nuovo. Hip hop e house sono fratelli, mi è venuto molto naturale sperimentare in quella direzione, a differenza di altre cose che ho fatto su questo EP ci sono pochissimi sample dai dischi e più parti suonate sia da me che da altri musicisti che ho poi ri-campionato sul mio MPC e rimontato.
Essendo dj e producer, sappiamo che hai il feticcio dei vinili. La testina del tuo giradischi ci fa ascoltare un disco, qual è il primo che ti viene in mente?
Al volo direi Bitches Brew di Miles Davis.

Trovate la musica di Rico Herrera qui. Enjoy it!

Testo di Sara Coseglia