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Jeff Buckley, “it’s never over”

Tra le proiezioni del 66° Festival dei Popoli, nella sezione Let the Music Play, spicca il documentario It’s Never Over, Jeff Buckley dedicato al cantautore californiano, l’ultima grande voce del rock americano, scomparso in un incidente nel 1997 a soli 30 anni. 

Un ragazzo californiano di 25 anni approda a New York un giorno del 1991 per inseguire il sogno di fare musica. Porta un cognome glorioso, è figlio di un celebre cantautore folk – Tim Buckley – ma non se ne vanta, anzi prova a nasconderlo

Non segue la strada in voga in quegli anni, la scena grunge è appena esplosa a Seattle, e per trovare spazio cerca una sua complicata via: ha la testa nei tempi nuovi ma le radici e il cuore nella tradizione del rock e del soul. I suoi ascolti spaziano da Edith Piaf ai Led Zeppelin. 

Inizia così la storia di Jeff Buckley, una delle più grandi e brucianti leggende degli anni Novanta, una storia che si chiude amaramente qualche anno dopo, una sera di maggio del 1997 a Memphis, quando una nuotata notturna nel Mississippi si trasforma in tragedia.

In mezzo, in quei sei anni, gli esordi come resident musician al celebre locale Sin-é dove Jeff era ospite fisso (ne verrà tratto un disco live da quelle esibizioni), il successo travolgente del primo LP Grace (un milione di copie vendute in tutto il mondo, 250mila nei soli Stati Uniti) e un tour mondiale applauditissimo tra il 1995 e il 1996 (da invidiare chi nel 1995 lo vide in concerto al Vox Club di Modena e al Vidia di Cesena).

Da “Grace” al tragico epilogo

Quando Jeff muore a soli 30 anni a Memphis è lì per terminare le registrazioni del suo nuovo album, con il difficile compito di dare un degno seguito all’incredibile esordio, Grace fu “disco di platino” anche in Italia con oltre 50mila copie vendute nel nostro paese. Quel secondo LP uscirà postumo nel 1998, a partire dai demo recuperati dalla madre e mixato da Chris Cornell – altro cantante leggendario destinato a una morte tragica – ma non è l’eredità di Jeff. 

Nonostante le sapienti mani di Cornell, Sketches for my sweetheart the drunk resta un’opera assemblata da altri, magari contiene brani che l’autore avrebbe scartato, chissà, e nulla toglie e nulla aggiunge a quello che Grace aveva già detto.

A quel punto però Jeff Buckley fa già parte del mito, ha a tutt’oggi una schiera di fan in tutto il mondo che in questi ventotto anni hanno continuato a essere sedotti dalla sua dolce forza, dalla sua voce sincera, originale e profetica. 

It’s Never Over, Jeff Buckley è un film documentario che colma una mancanza, diretto e prodotto da Amy Berg, segue così la vita e la carriera del musicista con immagini inedite. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival il 24 gennaio 2025 è visibile in anteprima italiana domenica 9 novembre al 66° Festival dei Popoli di Firenze nella sezione Let the Music Play.

It’s Never Over è un racconto candido che mischia riprese originali dell’epoca a testimonianze di amici più o meno noti, tra cui il cantante Ben Harper, che ha il compito di togliere Jeff Buckley dalla macabra Hall of Fame del “death rock” e collocarlo dove merita, nella zona più luminosa della musica contemporanea. 

Direttore di FUL magazine e membro della redazione dal 2017. Ho realizzato reportage su vari temi tra cui: il fenomeno hooligans agli Europei di calcio in Francia (2016), il primo Pride dell’Ucraina a Kiev (2018), la questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia (2020), la protesta dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio (2021), il vertice NATO in Lituania a Vilnius (2023). Ho coperto svariate edizioni della rassegna di moda “Pitti Uomo” e partecipato come inviato al Festival del Cinema di Cannes nel 2024.