I colori dell’anima, Kayo Sato in mostra alla galleria 360 di Firenze.

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Kayo Sato, famosa artista tessile giapponese, il 10 Novembre è stata premiata dalla Galleria degli Uffizi come artista internazionale contemporanea e ha partecipato a una mostra collettiva, visibile fino al 29 novembre alla Galleria 360 di Firenze, dal titolo “The colours of the soul: I colori dell’anima”.

 

Il tema della mostra è appunto il colore con cui immaginiamo e pensiamo alla nostra anima. In questo momento, per Kayo, l’anima è prevalentemente rosa e rossa, come si vede bene nelle opere presentate, in cui queste due tonalità si sfumano, si perdono e si incontrano fino a formare sfumature inedite. L’ispirazione è stata la natura, soprattutto i giochi di luce all’alba e al tramonto. Infatti, durante questi momenti della giornata, le forme delle cose cambiano, sembrano diverse e l’artista ha cercato di rappresentare proprio queste impressioni nei suoi arazzi.

All’ispirazione naturale poi, si aggiungono elementi astratti, onirici, simbolici come quando si immagina di essere un bambino nel grembo della mamma e di riscoprire il mondo con quegli occhi.
kayo sato

Kayo è però un’artista già conosciuta in Italia, Paese dove ha trascorso tutto il 2013 studiando Arte tessile tradizionale e incontrando vari colleghi e persone diverse. In quell’anno, infatti, ha realizzato la sua prima mostra personale a Pontassieve, dove ha ricevuto il premio Marco Polo come miglior artista contemporanea. Negli ultimi tre anni però, la sua produzione artistica sembra un po’ cambiata:Kayo Sato

Kayo sei tornata un’altra volta a fare una mostra in Italia! Le tue opere sembrano diverse. Cosa è successo nel frattempo?

Sì, in effetti i colori che uso sono diversi. Dalla prevalenza di blu, indaco e viola sono passata a colori più accesi e caldi come il rosso e il rosa. È così che in questo momento immagino la mia anima.

Che significato ha per te questo colore? A che cosa si collega questo cambiamento?

 

Il rosa è il simbolo della rinascita, dell’entusiasmo, dell’energia positiva. Ho abbandonato l’uso dei colori scuri dopo il mio primo soggiorno in Italia: quel viaggio mi ha cambiato, mi ha insegnato molte cose, mi ha fatto sentire libera.

Ogni artista è (o dovrebbe essere) libero. Perché tu non ti sentivi così?

In Italia sono considerata un’artista innovativa, contemporanea ma in Giappone sono classificata come artista/artigiana tradizionale e facevo parte di un importante circolo elitario, di cui dovevo rispettare le regole. È molto diverso rispetto a qui.

In che cosa in particolare sono diversi il mondo dell’arte in Giappone e quello in Italia?

In Italia gli artisti sono più indipendenti, liberi di esprimere se stessi e la propria visione. In Giappone invece, l’arte è strettamente legata alla tradizione: ci sono circoli chiusi e esclusivi, dove non c’è spazio per l’innovazione, l’ibridazione ma solo per il perfezionamento tecnico e l’imitazione dei modelli antichi. Non c’è veramente la possibilità per una ricerca di espressione personale e questo è un po’ un limite alla creatività. Per questo, dopo il viaggio in Italia, ho deciso di lasciare il gruppo e lavorare autonomamente.

C’è molta competizione tra artisti?

Sì, ovviamente. Ma c’è anche tanto scambio e tanta comunicazione, soprattutto qui in Italia e a Firenze. Vivere come artista è difficile in tutto il mondo. Io infatti, oltre a fare questo mestiere, insegno varie discipline tessili e artigianali all’università Kyushu Sangyo in Giappone, così è possibile restare indipendente.

Da dove nasce la tua passione per l’arazzo?

L’arazzo è parte della cultura giapponese classica: è una tecnica tradizionale molto conosciuta e apprezzata e io, quando ero studentessa, ho incontrato un professore che me l’ha fatta amare. In seguito l’ho usata per cercare di esprimere le mie sensazioni: i colori che vedo, i profumi che sento, le impressioni che ricevo stando in mezzo alla natura: per esempio durante il bellissimo periodo della fioritura dei ciliegi in primavera.

Quanto tempo impieghi a realizzare un’opera?

Dipende. Generalmente più o meno un mese: prima devo trovare l’ispirazione, creare la mia idea in testa, poi devo tingere i fili e quindi iniziare a tessere. È un procedimento lungo.

Hai fatto molte mostre in tutto il mondo: Francia, Corea del Sud, Italia… come ti senti a rappresentare il tuo Paese in queste circostanze?

Ne sono onorata. Essere giapponese è parte della mia identità, della mia storia personale, della mia arte. Mi influenza, così come mi influenza anche la mia passione per l’Italia.

Che cosa ti piace dell’Italia?

Molte cose. Mi piace il cibo, la lingua, la cultura, i colori, l’arte che si respira dappertutto. Quando sono in Italia, mi sento felice, libera. Insomma… vedo tutto rosa, appunto.

Rita Barbieri. 

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