La casa ai tempi del COVID19. Riflessioni sul cambiamento.

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#iorestoacasa è l’hashtag del momento, ma quale significato assume in tempo di isolamento sanitario lo spazio che siamo abituati a dimorare?

Dalle caverne dove l’istinto di sopravvivenza spingeva l’uomo primitivo a cercare riparo dalle bestie e dai suoi simili, alle case circolari africane di argilla e tetti di paglia. Dalle abitazioni su palafitte ancora comuni in oriente, alle capanne delle indie orientali spesso sospese come nidi sugli alberi. Dai trulli di Alberobello alla tipica tenda a cupola degli indiani pellirosse. 

Io resto a casa. Ma come sono le case nel 2020?Io resto a casa. Ma come viviamo le case nel 2020? 

Oggi ci sono case di tanti tipi: case antiche, case moderne, case padronali, case condivise, case provvisorie, case che non sono mai abbastanza. Così costruiamo e se non possiamo costruire dividiamo. Frammentiamo le nostre abitazioni il più possibile, non spingendoci mai oltre i limiti degli standard, affidandoci alle misure minime. 

Con il blocco improvviso dello scorrere delle nostre vite ci siamo ritrovati in queste case. Case che spesso vengono trascurate perché tanto non ci stiamo mai. In casa siamo solo di passaggio, ci dormiamo, ci guardiamo una serie TV, ma siamo sempre aspettando il momento di lasciarla per la colazione al bar, il brunch con le amiche, il pranzo di lavoro, per gli aperitivi e la cena con il fidanzato, per una serata con i colleghi o per una birra al solito pub. Sì, ogni tanto invitiamo qualcuno a cena, ma alla fine chi ha voglia di cucinare? Usciamo, è tutta la settimana che corro e non ho voglia poi di rimanere a lavare i piatti. 

Lo stile di vita di un mondo sempre connesso, di un lavoro che arriva oggi ma che doveva essere pronto per ieri, di chi deve dare sempre il massimo, di chi non si ferma mai. E invece oggi ci siamo fermati. Ci guardiamo intorno, dove siamo? Case che da tempo sono diventate contenitori tutti uguali senza personalità, senza alcuna proiezione di noi all’interno dello spazio che stiamo vivendo. 

Ma almeno i mobili ce li siamo montati da soli e possiamo sentirli un po’ nostri… Però la stessa libreria ce l’ho io, ce l’ha mia sorella, la mia amica e anche la mia collega, la stessa libreria arreda la mia casa ma anche il mio posto di lavoro. Insomma sono contenta di non aver capito niente delle istruzioni, almeno la mia libreria non c’entra niente con le altre, la mia ha il fianco un po’ torto e devo dire che è più bella così. 

Ti viene a noia se il tuo nido racconta la tua storia? Forse ci siamo un po’ dimenticati che c’è un profondo legame tra noi stessi e lo spazio in cui viviamo. Ed è molto importante prendersene cura per la qualità del nostro benessere, sia psicologico che fisico. Forse non abbiamo più trovato il tempo di soffermarci sui materiali della nostra cucina, sui colori della nostra camera, sulla disposizione del salotto, sulla luce che entra dalle finestre, sugli odori, i tessuti e la compagnia delle piante.

Le case cambiano con noi e con il nostro stile di vita, non sappiamo come sarà il futuro domani, ma per adesso possiamo provare a riscoprire quei dettagli che ci fanno sentire a casa, dedichiamoci a vivere i nostri spazi. 

Testo e illustrazioni di Jessica Ceccarelli e Gemma CarpignaniCC/Architetti.

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