La Ferita, l’opera di JR a Palazzo Strozzi

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Sulla facciata di Palazzo Strozzi campeggia dal 19 Marzo la nuova maestosa installazione artistica a cura di JR: La Ferita, una riflessione sull’accessibilità ai luoghi della cultura nell’epoca del Covid-19.

Come uno squarcio che, dilatando i lembi dello strato cutaneo più esterno, rivela i tessuti interni in tutta la loro fragilità e vitalità, l’opera site specific mostra gli interni del Palazzo in un caleidoscopico collage fotografico in bianco e nero. In un’illusionistica anamorfosi, il nostro sguardo percorre le immagini, riconoscendo via via elementi architettonici e opere d’arte del Rinascimento a noi così familiari.

jr la ferita

In un momento di chiusura, di impossibilità di accesso diretto all’arte, ecco che attraverso questa installazione, vi siamo immediatamente riconnessi. Frammenti e spezzoni che riescono a suggerirci e ricordarci cosa c’è dietro la porta, tristemente chiusa, dei tanti musei e luoghi d’arte.

Meraviglia, stupore e bellezza affiorano insieme a una crescente nostalgia che, sempre più spesso, si trasforma in amarezza, delusione e rabbia. Siamo tutti feriti.

Di fronte a quest’opera, a ognuno di noi si apre uno squarcio interiore: quel segno più o meno forte che la pandemia ha lasciato – e sta lasciando- dentro di noi. Quel segno che è ancora fresco e ancora dolente, lontano dall’essersi cicatrizzato. Quell’irrimediabile cesura che segna un ‘prima’, un ‘dopo’ e un lunghissimo ‘mentre’. Da quello squarcio intravediamo un passato che ci sembrava routine ma che invece era vita, una bellezza a cui forse eravamo troppo abituati, un mondo esterno che ci circondava e a cui a volte non facevamo nemmeno troppo caso.

Impossibile non riconoscersi, non specchiarsi e non capirsi. JR fonde nella sua opera il nostro passato e il nostro presente, il nostro dolore e la nostra nostalgia, la paura e la consapevolezza, ci obbliga a guardare dentro, indietro, fuori. A cercare un punto di vista, una posizione, un percorso, un senso. Ci invita a percorrere i nostri intricatissimi labirinti personali, attraverso il sonoro richiamo di quell’arte che non imita la vita ma la rappresenta, restituendola trasformata. 

jr street artist

Impossibile sviare lo sguardo. Impossibile non riflettere. L’arte non ha bisogno solo di luoghi e spettatori, ma soprattutto di coraggiosi artisti che scrutino il ‘dentro’ – per quanto difficile e doloroso- e lo espongano ‘fuori’ in modo che tutti possano vederlo e riconoscerlo come parte di sé, per rielaborarlo e infine superarlo.

Nell’accettazione e nell’elaborazione del trauma e del lutto – personale, pubblico e collettivo- l’arte può rappresentare un vero momento di catarsi, di trasformazione e di comprensione. 

Nelle parole di Arturo Galansino si legge: “Nell’attuale difficoltà di offrire occasioni di fruizione dell’arte in spazi tradizionali, la scelta di creare un’opera visibile a chiunque sulla facciata di Palazzo Strozzi diviene un invito a ritrovare un rapporto diretto con l’arte e una sollecitazione per nuove forme di condivisione e partecipazione.”

Un invito che non resta disatteso: da certe ferite, nessuno ormai è più immune.
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Testo a cura di Rita Barbieri

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