La provocazione del progetto A.M.O.U.D. a Firenze

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Una serie di cornici che trasformano in vere e proprie opere d’arte pezzi dei muri del centro di Firenze. E’ l’Automomus Museum of Urban Detail, una provocazione dalle idee molto chiare! Lasciamo a loro la parola per raccontare il loro progetto.

Si tratta di un insieme di dettagli urbani resi evidenti attraverso un’operazione di incorniciatura diffusa di diversi elementi figurativi posti lungo le vie della città di Firenze. Quest’operazione provocatoria allude da una parte all’idea di autonomia espressiva della città, e parallelamente permette di riflettere attorno al tema del conflitto semantico e politico tra urban art e circuiti convenzionali della fruizione artistica.

Per un’autonomia espressiva della città.

La città non è solo l’insieme dei volumi e delle infrastrutture che contraddistinguono il territorio antropizzato. La città è soprattutto l’insieme delle relazioni sociali che al proprio interno si definiscono e che ne costituiscono l’anima. In un tale scenario civico, costituito da un sistema di fitte relazioni sociali interconnesse, le tracce delle diverse esperienze tendono a contaminarsi reciprocamente dando origine ad interessanti composizioni talvolta fortemente evocative. Quello che appare come dettaglio figurativo non è altro che il risultato della sedimentazione di segni, gesti e avvenimenti distinti durante uno specifico segmento temporale. La città si costituisce dunque anche come prodotto delle azioni sociali che la segnano fisicamente e ne fissano nello spazio e nel tempo un insieme di peculiari segni visivi. Con l’operazione a.m.o.u.d., questi dettagli latenti, che possono essere più o meno evocativi, concettuali, estetici, vengono implementati quali opere d’arte attraverso due dispositivi museali: la targhetta e la cornice. La segnalazione del dettaglio urbano afferma la volontà di riconoscere una carica artistica, seppur inconsapevole, in certi elementi la cui origine consiste appunto nella sovrapposizione di esperienze umane distinte e temporalmente disconnesse. Il “sistema città” è perciò dotato di una potente carica autonoma creativa, che il dispositivo della cornice permette di porre in evidenza.

Spazi e soggetti non esistono in quanto tali per poi incontrarsi e congiungersi ora per volontà ora per destino; molto diversamente, essi si costituiscono reciprocamente, sono i poli di una relazione che li precede e, fondandoli, li trascende. La città nasce nella faticosa istituzione e nel mantenimento storico e identitario di tale relazione. Essa non è la sommatoria di due entità a sé stanti ma la forma relazionale del loro reciproco costituirsi

G. Marrone

L’idea di segnalare un’estetica urbana diffusa è il frutto di una serie di esperienze personali che hanno visto collidere la dimensione soggettiva delle nostre vite con l’esigenza di stimoli creativi. Firenze e le politiche amministrative che la segnano parlano di un’attenzione culturale cristallizzata su un’arte consolidata e storicamente affermata, rinascimentale e tutt’al più medioevale. L’attenzione verso la patrimonializzazione economica dell’arte storica, che vede come fulcro dei bilanci l’ipertrofica promozione del patrimonio cannibalizzato, sbilancia l’orientamento di risorse, siano queste materiali o immateriali, verso ciò che è patrimonio comune, ma non verso ciò che potrebbe diventarlo. Soffocare il contemporaneo è crimine oggi e assenza di passato domani.
I balordi tentativi di attivazione della città verso la promozione del contemporaneo hanno portato ad interventi il più delle volte ridicoli, che testimoniano non solo un’assenza di visione rispetto alle politiche di promozione culturale ma anche un’incapacità amministrativa di saper integrare contesto storico e sociale con l’avanguardia artistica.

Amoud

Se si accetta che uno stronzolo di das, decuplicato in laboratorio e cagato in Piazza della Signoria – eludendo qualsiasi legame concettuale o ideale col contesto d’inserimento – rappresenta “l’atto primordiale dell’arte”, ci sentiamo autorizzati a segnalare la muffa dei muri o le incrostazioni di intonaci crettati come elementi artistici che anche se inconsapevoli, sono sicuramente molto più autorevoli di qualsiasi tentativo speculativo visto sin qui. L’idea che la loro esistenza sia il prodotto della relazione tra interazioni sociali inconsce e contesto urbano, li rende romantici elementi di un’epoca di fragili connessioni umane. I dettagli posti in evidenza sono allora opere senza artista, ovvero prodotto creativo comunitario.

Arte mediata e arte immediata.

Il profondo rapporto che lega patrimonio storico collettivo e affarismo artistico vede nelle mostre, nei circuiti museali e nelle collezioni private l’apice del vile sodalizio tra selezione dell’opera e la sua patrimonializzazione economica. Il secondo tema su cui quest’operazione vuole infatti invitare a riflettere è la relazione tra tutte le esperienze di urban art e di espressione artistica informale – tra le quali si inscrive anche a.m.o.u.d. – e i circuiti artistici ufficiali. La scelta di voler intervenire nei contesti urbani e nello spazio pubblico più in generale, rappresenta una precisa scelta di campo relativamente al rapporto tra opera e osservatore. La fruizione infatti, non è mediata da alcun soggetto e il rapporto tra artista e fruitore, a differenza che nei musei e nelle gallerie, è diretto e non necessariamente volontario. Difatti, la differenza sostanziale nelle fasi di fruizione tra le opere collocate negli ambienti pubblici e quelle inserite nei contesti museali insiste tutta nella dicotomia “fruizione volontaria” – “fruizione involontaria”.

Se da una parte le pratiche selettive dell’arte museale sono ontologicamente escludenti, l’intervento nello spazio urbano non per forza deve essere metabolizzato come esperienza artistica. La polemica, la provocazione o la modifica creativa nello spazio pubblico sono tutte operazioni per cui non è interessante soffermarsi sulla categorizzazione di arte o meno. Questi spunti sono importanti per il peculiare dialogo che creano tra società e contesto. Intervenire nello spazio pubblico, creando canali di adesione all’opera che prescindono da un atto di volontarietà o meno, è un gesto di grande responsabilità civile e proprio perciò l’intervento artistico nell’ambiente pubblico dovrebbe sottendere una consapevolezza necessariamente superiore rispetto all’arte “da gallaria”.

Non intendiamo discutere attorno all’idea che i dettagli selezionati siano o meno opere d’arte, ma vogliamo piuttosto riflettere attraverso le categorie di “arte” e “artistico” sull’importanza di rendere l’ambiente urbano ospitale e coinvolgente anche sotto una lente interpretativa creativa e provocatoria, che permetta di evidenziare e accendere le connessioni che la città genera e permette di generare. A.m.o.u.d. in questo caso rappresenta la provocazione, non l’opera.

Amoud

Il dettaglio nella frenesia.

Infine, questo lavoro racconta anche di un differente approccio alla vita. Cogliere i dettagli, i colori, le luci e le forme degli ambienti che attraversiamo è sempre più difficile a causa della congestione delle esistenze. Impegni, distrazioni, intrattenimenti d’ogni sorta e sovraccarico di notizie ed informazioni rendono le vite piene e la possibilità di trovare del tempo anche per osservare i contesti appare un privilegio di pochi. Quest’operazione serve in ultima analisi ad innescare una riflessione personale che tenda ad una rinnovata consapevolezza del tempo, della sua preziosità e del privilegio di saper vedere oltre la frontiera delle esistenze totalizzate.

Per questo non vogliamo solo che a.m.o.u.d. sia semplicemente reso visibile a tutti, ma desideriamo soprattutto che questo progetto in divenire possa essere creato da tutti coloro che, o per inclinazione personale, o per suggestione indotta, vogliano scoprire i dettagli del proprio ambiente urbano per porli in evidenza e contribuire ad un progetto di estensione di consapevolezza creativa.

Per info: amoudflorence@gmail.com

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