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LA RINASCITA DELL’EX TEATRO NAZIONALE DI FIRENZE

Da struttura fatiscente e abbandonata a se stessa a luogo di nuovi propositi culturali. Il progetto di recupero, firmato da Marco Casamonti/ Archea Associati, non si limita a un restauro conservativo ma si configura come un’operazione culturale complessa.

Quanti sono gli edifici storici che aspettano solo di riprendere vita ma che purtroppo vengono abbandonati a se stessi, nel degrado più totale? Tanti, forse troppi. Per cui, quando accade il miracolo che qualcuno se ne accorga e ci faccia un pensierino su – si spera per una destinazione d’uso dignitosa e culturalmente utile – quasi non ci crediamo.

Eppure, come già successo per il Complesso dell’ex Convento di Sant’Orsola, a Firenze è avvenuto un altro piccolo (grande) prodigio che, questa volta, riguarda l’ex Teatro Nazionale in Via dei Cimatori, in pieno centro storico tra la Casa di Dante e Piazza della Signoria.

Per ben 40 anni questo edificio di duemila metri quadrati di superficie è rimasto vittima dell’incuria più totale, tanto da diventare pericolante; ma adesso possiamo dire che, finalmente, ha ripreso a vivere. Ma prima di svelare cosa e chi ha portato alla riqualificazione di questo luogo storico e, soprattutto, quale sarà il suo futuro, vogliamo parlarvi della storia che c’è dietro di esso.

L’ex Teatro Nazionale, prima di diventare per l’appunto un teatro, è stato anche altre cose tra cui un riformatorio. Siamo nel 1653 quando il sacerdote Filippo Franci, ottenendo alcuni spazi all’interno dell’edificio, vi realizzò la Pia Casa dei Monellini.

A testimonianza di ciò, se si fa attenzione passando all’angolo di Via De’ Cerchi, c’è un tabernacolo con all’interno un affresco di Alessandro Gherardini in cui è raffigurato San Filippo Neri che presenta e raccomanda alla Madonna tre monellini. Dall’accoglienza e l’educazione dei monelli si passò a ben altro utilizzo nel 1787, quando la famiglia Cambiagi vi ricavò un piccolo locale per spettacoli che successivamente venne battezzato Teatro Querconia.

Da qui in poi, la vera natura di questo edificio venne a galla tanto che nel 1815, restaurato dall’architetto Del Rosso e ampliato ulteriormente nel 1826, divenne il Teatro del Giglio, famoso per le prime recite di Stenterello (la maschera carnevalesca fiorentina). Ma fu negli anni di Firenze Capitale (1865-1871) che divenne il Teatro Nazionale, dopo un breve periodo in cui si chiamò Regio Teatro Leopoldo II.

Con un notevole salto temporale, approdiamo ora agli anni ‘30 del ‘900 quando divenne Cinema-Teatro nazionale e lo rimase fino agli anni ‘80, risultando come uno dei pochi esempi di Cinema d’Essai alla maniera francese, il cui cartellone prevedeva una scelta di film non commerciali ma di grande pregio artistico rivolto unicamente ad un pubblico selezionato e colto. L’ascesa verso il baratro cominciò quando il cinema-teatro fu abbandonato e, negli anni successivi, occupato da collettivi che lo resero ancora più disastrato.

Nel 2021, quando i proprietari dell’ex teatro, ovvero la famiglia Castellani, stavano per venderlo affinché venisse realizzata una SPA di lusso, l’architetto Marco Casamonti aprì un nuovo scenario e con il suo studio Archea Associati lo salvò – letteralmente- da un destino ignobile e poco degno della sua storia.

Acquisito per 2 milioni di euro, quando ormai l’edificio stava per crollare, furono investiti altri 13 milioni per rifare tetti, solai, stuccature e capitelli, grandiosa opera che ha richiesto l’intervento di ben 50 botteghe artigiane fiorentine che hanno aiutato a recuperare questo luogo magico della loro città.

La realizzazione di luci a led all’interno ha dato al teatro un aspetto ancora più suggestivo, come se a illuminare la sua platea a ferro di cavallo e i cinque ordini di palchi ci fosse un vero e proprio cielo stellato che lo guarda dall’alto e lo protegge.

L’uso della tecnologia più moderna per dare nuovo volto al teatro è stato attentamente calibrato ed equilibrato affinché non andasse ad alterare in maniera eccessiva la sua storicità, come ad esempio il Ledwall automatizzato per risolvere un problema di natura logistica legato alla via angusta e stretta in cui si trova il teatro, non adatta al carico e allo scarico delle scenografie.

Ma oltre a questo, è stato realizzato al suo interno anche un impianto di climatizzazione e un moderno impianto acustico, cosa che lo rende molto più adatto a esibizioni musicali e, in generale, a concerti piuttosto che alla prosa; ma non è finita qui, perché si è provveduto anche a realizzare una sala prove, una cucina per soddisfare 150 coperti e un bar con pianoforte. 

Si può tranquillamente dire, dunque, che quattro anni di lavori e restauri siano stati decisamente produttivi anche se , per adesso, il teatro- riaperto proprio in questi giorni- sarà destinato solo ad uso di natura privata per poi essere accessibile al pubblico solamente da fine gennaio 2026 con un calendario di eventi che pare sia di tipo musicale, anche perché il luogo si presterebbe molto bene ad accogliere star della musica internazionale. Ma questo è ancora tutto da vedere.

Per il momento sappiamo che la direzione artistica del teatro è stata affidata al canadese Hershey Felder -pianista, attore oltre che regista e drammaturgo- già direttore artistico, tra l’altro, del teatro più antico di Firenze ovvero il Niccolini. L’incarico di Felder durerà per 340 giorni l’anno, dopodichè la gestione sarà affidata a un’associazione culturale legata ad Archea.

Insomma, ormai abituati e quasi assuefatti nel vedere sempre più spesso luoghi storici della nostra città trasformati in parchi-giochi per soddisfare le voglie e i desideri di turisti e ricconi, in un sistema oligarchico rivolto ai pochi, non c’è dubbio che un evento del genere non scuota positivamente la nostra coscienza di cittadini rassegnati. Per questo, speriamo vivamente che ciò che è stato detto venga attuato fino in fondo e, soprattutto, che tanta fatica per salvare questo luogo non sia stata fatta per donarlo alla mercé di pochi fortunati ma, come è giusto che sia, a Firenze e a tutti i suoi abitanti.