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Il peso del marchio Unesco su Firenze

FUL magazine ha collaborato con la rivista Internazionale per un articolo in cui si mette in luce la contraddizione del marchio Unesco – che promuove la conservazione, non certo il turismo – sfruttato a fini di marketing territoriale. 

Il nostro magazine ha dato un contributo per un articolo di Internazionale dal titolo Il peso del marchio Unesco sull’Italia, uscito il 30 dicembre nella versione web, a firma Alessandro Calvi. Il reportage, che riguarda Firenze e Venezia, evidenzia il paradosso che gli stessi luoghi che il marchio intende proteggere, collocandoli nella lista “Patrimonio dell’Umanità”, finiscono spesso travolti da un turismo che insegue rapinosamente quell’indicazione come si trattasse di un marchio di qualità. Un titolo spinto peraltro da amministrazioni locali e categorie economiche che lo banalizzano.

Firenze, città simbolo del Rinascimento e Patrimonio dell’Umanità Unesco, sappiamo bene stia affrontando una delle sfide più difficili della sua storia: l’overtourism. Negli ultimi vent’anni, il turismo di massa ha modificato radicalmente il volto della città, con effetti profondi sulla sua struttura sociale e sul suo patrimonio immobiliare. 

Per Francesco Sani, direttore di FUL Magazine, interpellato da Internazionale, la situazione attuale di Firenze è il risultato di un fenomeno che ha radici profonde nella storia moderna della città. 

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“Firenze è sempre stata una città di turismo, ma dopo l’alluvione del 1966, con le immagini della città che fanno il giro del mondo, conosce per la prima volta il turismo di massa. In quegli anni c’è stata una prima espulsione di fiorentini dal centro, artigiani soprattutto. È invece negli ultimi vent’anni che il fenomeno esplode, producendo una gentrificazione che ha trasformato il centro storico in un parco a tema rinascimento, e ha alterato il mercato immobiliare, con una progressiva espulsione di residenti verso le periferie, e poi verso le città satellite.”

Il fenomeno della gentrificazione è emerso come una delle principali conseguenze di questo turismo massivo. In particolare, il centro storico di Firenze si è trasformato in una sorta di “parco a tema Rinascimento”, pensato per attrarre turisti piuttosto che per rispondere alle esigenze dei residenti. In vari nostri articoli abbiamo parlato di come questo processo abbia alterato profondamente il mercato immobiliare.

Nell’articolo Calvi si chiede se proprio l’uso del marchio Unesco ha accelerato questa trasformazione, quindi, un “bollino” nato per tutelare il patrimonio culturale, è stato spesso utilizzato come strumento di marketing territoriale.

Come conciliare il marchio Unesco, che porta con sé l’idea di un luogo di valore universale, con il numero sempre maggiore di turisti che spinge le città d’arte verso un modello di sviluppo che rischia di compromettere l’autenticità? Non solo a Firenze, ma anche e soprattutto a Venezia è ormai alterato il senso di comunità e la vivibilità della città, a favore di un flusso continuo di visitatori che non può coniugarsi con le necessità dei residenti.

Nell’articolo in questione è stato inserito anche un commento della fotografa Camilla Fatticcioni, FUL ha pubblicato il suo progetto Cruel Summer, che ha evidenziato la cafonaggine di visitatori interessati solo a rappresentare la loro presenza nel centro storico a uso social:

“Tutto è diventato una caccia all’immagine, e ci stiamo abituando a un tipo di turista che non ha più nessun interesse neppure per gli Uffizi ma si accontenta di scattarsi una foto con il duomo”. 

Insomma, se con le sue fotografie il compianto Martin Parr ci ha raccontato la società dei consumi, ora siamo arrivati proprio al grottesco.

Oggi, le città d’arte italiane si trovano a un bivio. Se da un lato il turismo rimane una risorsa fondamentale per l’economia locale, dall’altro la sua gestione sostenibile è diventata una questione cruciale per il futuro. La domanda che dobbiamo porci dopo aver letto l’articolo di Internazionale è come Firenze stia lottando con una contraddizione fondamentale: da una parte il patrimonio culturale che attira milioni di visitatori, dall’altra la minaccia che quest’ultimi possono rappresentare riducendo tutto a consumo.

La sfida per Firenze è ora quella di trovare un equilibrio tra la valorizzazione del suo immenso patrimonio e la salvaguardia della qualità della vita dei suoi residenti, evitando che la città diventi una mera vetrina turistica.

Quarant’anni fa un intellettuale come Pier Vittorio Tondelli si trasferì a Firenze per la sua fervida scena culturale giovanile, ma oggi non potrebbe più trovare casa in affitto in via Maggio – dove abitò all’epoca – perché lì ormai ci sono solo bed & breakfast!

Proteggere il patrimonio culturale significa anche proteggere la vivibilità delle città, rendendo il turismo una risorsa che non escluda la comunità locale, ma che al contrario contribuisca alla sua crescita. Firenze, come altre d’arte, ha bisogno di ripensare il proprio modello di sviluppo turistico, mettendo al centro le persone e la loro relazione con questo patrimonio.