La Toscana dei Lorena

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Nel giorno della Festa della Toscana, presentiamo un progetto fotografico che documenta le incredibili opere d’ingegneria del Granducato.

Il 30 novembre del 1786 il Granducato di Toscana adottò un nuovo codice penale in cui, per la prima volta al mondo, si decretava l’abolizione della pena di morte. La Festa della Toscana, celebrata ogni anno in questo giorno, vuole ricordare quell’evento straordinario e affermare i diritti umani e la giustizia come elemento costitutivo dell’identità della regione. Ma quella riforma è solamente un tassello dell’incredibile stagione di modernità che visse la nostra terra sotto i Lorena.

Dobbiamo fare un salto indietro al 1765, quando a Vienna muore l’Imperatore Francesco I° di Lorena e il figlio, Pietro Leopoldo, principe di Boemia, diventa Granduca di Toscana. Senza conoscere una parola d’italiano partì per Firenze e in 25 anni di illuminato regno fece del Granducato uno degli stati più moderni d’Europa. Fu lui, appunto, a promulgare il Codice Leopoldino sopracitato. Abdicò nel 1790 per il figlio Ferdinando III che reggerà fino all’invasione napoleonica del 1807.

Acquedotto Lorense (1792-1816) – Collesalvetti
Acquedotto Lorense (1792-1816) – Collesalvetti

Tra il Congresso di Vienna, con la Restaurazione, e il 1861 – annessione al Regno d’Italia – la Toscana avrà altri quattro granduchi del casato franco-austriaco e ognuno di loro diede il contributo all’opera modernizzatrice. 

Oggi possiamo ancora ammirare quello sforzo che si tradusse in incredibili opere d’ingegneria per quel tempo.

Non solo la stazione ferroviaria “Leopolda” – come a tutti può venire subito in mente – ma molti sono gli esempi di architettura avveniristica, per citare i più importanti: l’Acquedotto di Livorno, le Cateratte Ximeniane di San Giovanni alla Vena che regolavano lo sfocio nell’Arno delle acque del lago di Bientina, le Fattorie Leopoldine nell’Aretino, il Ponte di Poggio a Caiano, le bonifiche della Maremma e nella Val di Chiana, l’inversione del corso del fiume Arbia nel senese.

Ponte Leopoldo II, detto “del Manetti” (1833)  – Poggio a Caiano
Ponte Leopoldo II, detto “del Manetti” (1833) – Poggio a Caiano

Con questa doverosa premessa, presentiamo il progetto fotografico di due fotografi empolesi, Paride Matini e Valerio Grana, che mira a far scoprire angoli nascosti della nostra regione e documentare tutte le opere dell’ingegno dell’epoca lorenese. 

Il progetto nasce, paradossalmente, nella calda estate del 2017 nell’ex-Berlino Est, quando i due appassionati di fotografia riflettono quanto anche il nostro territorio porti l’eredità di uno stato che non esiste più. Eppure, quello stato così piccolo come il Granducato ha lasciato a noi un importante patrimonio ingegneristico da riscoprire. Opere futuristiche per l’Ottocento e che oggi invece sono spesso sconosciute ai toscani stessi. Così è iniziato il racconto per immagini della modernità del regno a guida austriaca, che in Europa si distingueva per avanguardia in tutti i campi: dall’agricoltura alla libertà di culto, dalle infrastrutture idrauliche all’ordinamento della giustizia. 

Il progetto è sempre in aggiornamento e ha l’ambizione di creare un archivio fotografico di documentazione dell’architettura granducale preservata fino ai nostri giorni. Per questo, Paride e Valerio invitano chi vuole contribuire a segnalare alla pagina Facebook “la Toscana dei Lorena”, qualunque testimonianza del patrimonio granducale ancora rintracciabile, dalla Maremma all’Appennino, da Firenze alla costa tirrenica. 

Cisternone (1829-1842) – Livorno
Cisternone (1829-1842) – Livorno

Un’iniziativa di valenza storica che ci ricorda quanto i Lorena fossero proiettato verso il progresso e aperti al mondo.

Per esempio, Leopoldo II non si limitò a istituire la Gendarmeria Granducale, ma spedì a Londra i commissari più capaci perché apprendessero da Scotland Yard le migliori tecniche investigative. Oppure, agronomi furono inviati in Sud America a studiare se nuove colture potessero essere impiantate alle nostre latitudini grazie alle moderne scienze agrarie. 

Queste foto provano a restituirci un’immagine della visione di uno stato di lì a pochi anni destinato al declino con l’Unità d’Italia e il governo dei Savoia. La scelta del bianco e nero esalta la sospensione nel tempo di luoghi da riscoprire, perché se la Toscana è ancora oggi considerata una terra moderna lo deve alla cultura dell’intraprendenza infusa da quei sovrani illuminati. 

Cisternino del Pian di Rota (1851) – Livorno
Cisternino del Pian di Rota (1851) – Livorno

Per chi volesse farsi un’idea dell’organizzazione politico-militare, ma anche di alcuni aspetti sociali e di progresso tecnico del Granducato, consigliamo di recuperare due romanzi ambientati in quell’epoca a firma Andrea SiveriMentre Siena dorme, PSEditore 2017 e La strada del poggio, Extempora, 2020.

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About Author

Francesco Sani

Classe 1979, è giornalista pubblicista. Sopravvissuto agli anni Novanta, a quel decennio resta culturalmente e irrimediabilmente legato. Sono note le sue passioni per la musica rock, il calcio e ha velleità da fotografo.