Musei Fiorentini che passione!
Conosciamo Bruno Tempestini, lo storico abbonato dei musei fiorentini che settimanalmente compie un personalissimo tour tra le bellezze della nostra città.
Arriva puntuale nel giorno stabilito per visitare uno dei “suoi” musei: cappello con visiera, foulard al collo da vero bohémien, giaccone imbottito in inverno, camicia a scacchi d’estate; poi l’immancabile borsa a tracolla da dove estrae, come da un cilindro magico, fotocopie di pagine di uno dei suoi tanti libri, oppure piccoli foglietti che riportano “chicche culturali” che ama regalare ai custodi, ormai suoi amici. Stiamo parlando di Bruno Tempestini – classe 1942 – il visitatore per eccellenza, il super-abbonato delle gallerie fiorentine che, da quindici anni, ogni pomeriggio parte da Montale – Comune del pistoiese dov’è nato e cresciuto – per compiere un percorso modulato su sette giorni.
Nella chiacchierata con FUL ha infatti rivelato che ad ogni giorno della settimana corrispondono uno o più musei della nostra bella Firenze: per il lunedì ha scelto il museo del Novecento poi, se avanza tempo fa “una capatina” a Palazzo Strozzi; il martedì lo trascorre a Palazzo Vecchio; il mercoledì visita gli Uffizi e a volte ci abbina anche il Bargello; il giovedì è il giorno riservato al Museo degli Innocenti, all’Accademia e al Museo Archeologico; il venerdì in genere lo passa alla Cappella Brancacci e al Museo Bardini; infine la domenica è il turno del complesso di Santa Maria Novella, poi da lì si reca alle Cappelle Medicee.
I primi a vederlo arrivare sono gli operatori front desk e già si sparge la voce: «C’è Bruno!!» Con discrezione e rispetto verso chi sta lavorando, il singolare ospite intuisce quando è il momento per trattenersi a fare una battuta o quando invece, causa troppa presenza di turisti, vede che non è il caso ed entra senza soffermarsi.

Fatto è che Bruno ogni volta porta una ventata di allegria a chi lavora nei musei spezzando, per un momento, la monotonia delle lunghe giornate trascorse a sorvegliare le sale, interrompendo la ripetitività di chi è addetto alla biglietteria, di chi distribuisce le audioguide o a coloro che, assegnati al bookshop, si devono rapportare con visitatori a volte un po’ pretenziosi.
Amato da tutti coloro che operano nel turismo, Bruno Tempestini è sempre accolto con gioia ed è un piacere interessarsi alla sua opinione su una delle mostre in corso a Firenze, sull’artista contemporaneo più criticato, sulla nuova disposizione delle sale di un dato museo, sulle (spesso) stravaganti installazioni contemporanee disseminate nel centro storico… Insomma chi se non lui può avere il polso su come si muove la cultura fiorentina?
Ironico, pungente, a volte irriverente, questo toscanaccio si congeda sempre con una battuta del tipo: «Adesso vado dalle mummie» (alludendo al Museo Archeologico) oppure «Salgo a vedere come sta Domenico…» (riferendosi al grande dipinto del Ghirlandaio presente al terzo piano del Museo degli Innocenti) o anche: «Vi saluto, vado a vedere se hanno messo le mutande al David!» e qui parte inevitabile la risata pensando al celebre nudo della Galleria dell’Accademia con indosso un paio di boxer…
Bruno ha tenuto tutti col fiato sospeso quando, per lungo tempo, non si è presentato al consueto appuntamento con i musei fiorentini. Lo scorso novembre era stato investito sulle strisce (per la seconda volta!) proprio di fronte a casa. Per fortuna, finalmente ristabilito dopo quattro mesi di convalescenza, è tornato a farsi vedere: una vera felicità constatare che il brutto incidente non avesse minimamente scalfito il suo smalto!

Sempre di buon umore, Bruno Tempestini, è indubbiamente un tipo bizzarro, “un personaggio” come si dice a Firenze… questo però è solo il suo modo di porsi, in realtà dietro la maschera che si è creato, si cela una cultura sconfinata e non solo nell’arte (sia classica che contemporanea), nella musica (da ragazzo ha studiato da tenore con stimati maestri a Firenze, Bologna e Mantova) ma anche nella Storia con particolare riferimento all’Archeologia. Grazie agli studi compiuti da autodidatta, alle sue ricerche personali e ai suoi interventi diretti “sul campo”, nei primi anni ‘80 si è aggiudicato il titolo di Ispettore Onorario per la Soprintendenza dei Beni Archeologici della Toscana.
«La mia prima scoperta archeologica risale al 1982 quando notai, accanto allo scavo di un cantiere edile, un mucchio di mattoni e materiali che mi parvero subito di epoca romana. Chiamai immediatamente la Soprintendenza di Firenze che, dopo un sopralluogo, confermò la preziosità dei reperti che poi furono catalogati e acquisiti nei loro depositi. Da quella volta feci altri importanti rinvenimenti in tutta la zona circostante che permisero di ricostruire la presenza etrusca nel territorio tra Prato e Pistoia e che mi valsero l’incarico di ispettore archeologico.»
Com’è nata invece la sua passione per l’arte?
«È iniziata molto presto, verso l’età di diciassette anni. Insieme a due miei amici coetanei, in estate prendevamo le biciclette per andare alla Villa Medicea di Poggio a Caiano oppure a Firenze la domenica (quando c’erano i musei gratis) per visitare gli Uffizi, le Cappelle Medicee e altro. Uno di loro, diventato poi professore di Paleontologia all’Università di Siena, mi passava i suoi libri di studio (il più delle volte libri sull’arte) accompagnati da preziosi consigli. Da lì è nata la mia forte attrazione per il bello e la voglia di approfondire sempre di più.»

Dunque da moltissimo tempo visita il nostro centro storico. Quanto è cambiata Firenze in tutti questi anni?
«È molto cambiata. Ci sono troppe automobili (anche nella ZTL) e i marciapiedi sono pericolosamente sconnessi. In più prima in centro si camminava adesso è diventato praticamente impossibile per la troppa gente. Ponte Vecchio prima o poi crollerà sotto il peso di tutti quei turisti! I musei sono strapieni, tuttavia trovarsi in mezzo a questa folla che viene da ogni parte del mondo – per me che non sono mai stato all’estero – dà la possibilità di osservare la varietà delle molte nazionalità, dei diversi tratti dei volti delle persone e questo mi arricchisce notevolmente.»
Ha il privilegio di contemplare infinite volte le opere d’arte dei nostri musei; il personale di sorveglianza spesso le chiedono se non si sia stancato di vederle…
«Il fatto è che io non le vedo come sono o come gli altri le vedono, io ho un mondo tutto mio che è legato ai concetti di forma, colore e musica. Chi poi mi chiede «e il pensiero?» Quello lasciatelo stare – rispondo – è un’altra cosa. Quando osservo un bel dipinto (e quindi un’armonia di forma e colore) io sono felice. Poi rifletto e penso al momento in cui un artista crea la sua opera d’arte che, secondo il mio punto di vista, è come se generasse una vera e propria “corrente cosmica” la stessa che sento di attraversare quando cammino tra la gente nelle strade di Firenze o quando osservo un’opera d’arte e la percepisco, la immagazzino…»
È vero che la sua abitazione è stracolma di quadri, sculture, volumi d’arte, con i quali vorrebbe dare vita ad un museo accessibile a tutti? Ce ne vorrebbe parlare?
«È il mio sogno più grande: riuscire a trovare un luogo che possa accogliere la mia collezione. Ogni volta che negli anni sono venuto a Firenze, mi sono recato in qualche bottega del centro o a un mercatino, per acquistare un catalogo d’arte o un dipinto, il tutto sempre per pochi euro. Ad oggi posseggo un migliaio di volumi d’arte e altrettanti quadri – sia piccoli che grandi – perlopiù firmati da artisti cosiddetti minori o praticamente sconosciuti i quali, probabilmente, non avranno mai la possibilità di farsi conoscere, di ricevere apprezzamenti o premi.

Ecco, vorrei donare e rendere fruibile questa mia ampia raccolta per far capire che ci sono anche loro; un mondo fatto di persone semplici accomunate dalla passione di fare arte e che vedrei molto bene nei locali (attualmente inutilizzati) sopra la stazione di Montale-Agliana per dare finalmente inizio a un programma di rivalutazione di questa struttura della metà dell’800 rendendola un centro culturale, uno spazio per accogliere mostre temporanee, oltre a tutta la mia collezione di volumi e quadri, compresi i reperti archeologici depositati (si parla di manufatti che vanno dal periodo Acheuleano fino ad alcune ceramiche rinascimentali) ad oggi ancora mai esibiti.»
Bruno è alla vecchia maniera: non ha un computer, di profili social non se ne parla, il suo cellulare è un vecchio modello a “conchiglia”, tuttavia, da appassionato di fotografia, possiede uno smartphone che utilizza esclusivamente per scattare foto a particolari di quadri o alle curiose pose delle sculture esposte nei musei, che poi mostra divertito agli amici custodi. Avremmo voluto sapere molto di più su Bruno Tempestini (ascoltarlo è un vero piacere) ma poi abbiamo ritenuto di voler lasciare intatto quell’alone di curiosità che entra e se ne va con lui ogni qualvolta si presenta al suo appuntamento con la cultura fiorentina.
Cover: Bruno Tempestini nella sala del Ghirlandaio all’interno della pinacoteca del Museo degli Innocenti
Foto di Paola Bolletti.