Il Salone di Donatello al Museo Nazionale del Bargello riapre al pubblico
Dopo quasi un anno di intensi lavori di restauro e riallestimento, ha finalmente riaperto al pubblico il Salone di Donatello del Museo Nazionale del Bargello, uno dei più straordinari e simbolici spazi espositivi dedicati alla scultura del primo Rinascimento italiano.
Con i suoi 18 metri di altezza e 445 metri quadrati di superficie, il Salone di Donatello rappresenta il cuore monumentale del Bargello, ospitando nove capolavori assoluti di Donatello – tra cui il celeberrimo David in bronzo e il San Giorgio – affiancati da opere di maestri come Filippo Brunelleschi, Lorenzo Ghiberti e Luca della Robbia. A completare l’esposizione, anche lavori di artisti vicini a Donatello, come Michelozzo e Desiderio da Settignano.
Dopo la riapertura della sala islamica e delle maioliche, il nuovo allestimento del Salone di Donatello curato da Ilaria Ciseri sotto il coordinamento del Direttore generale Musei Massimo Osanna, mira a unire conservazione, innovazione e accessibilità. Un’attenta revisione dell’illuminazione, una nuova cromia delle pareti e l’introduzione di dispositivi antisismici invisibili hanno trasformato lo spazio, rendendo le opere più leggibili e sicure. I visitatori potranno inoltre usufruire di didascalie multimediali e QR code per approfondire i contenuti, anche in formato audio.
Tra le principali novità, la nuova disposizione dei due David di Donatello – quello in bronzo, icona assoluta, al centro della sala, e quello in marmo accanto al San Giorgio – offre un inedito confronto visivo tra due momenti stilistici fondamentali dell’artista. Rivisti anche il posizionamento dell’Attis e del David di Verrocchio, a favore di una narrazione espositiva più coerente.
Il restauro, che ha interessato quasi 2.000 metri quadrati di superfici, ha riguardato pareti, volte, elementi lapidei e parte delle opere, come il Tondo delle Cappuccine di Luca della Robbia e il San Giovanni Battista attribuito a Michelozzo. L’intervento, condotto da un’equipe specializzata con il supporto di importanti istituzioni universitarie, ha restituito al Salone la sua imponenza originaria, valorizzandone la luminosità e l’armonia architettonica.

La storia del Salone
Il Salone di Donatello appartiene al nucleo più antico del palazzo del Bargello, costruito a partire dal 1255. Era in origine la grande Sala dell’Udienza in cui si riunivano il Consiglio presieduto dal Podestà, le autorità cittadine e i rappresentanti del popolo. Qui fu pronunciata nel 1302 la condanna a morte in contumacia di Dante Alighieri e decretato il suo esilio perpetuo.
Nei quasi tre secoli in cui il palazzo fu trasformato in prigione – dal 1574 al 1857 – da questo vasto ambiente erano state ricavate 32 celle disposte su quattro piani e una piccola cappella. Nel 1840, la scoperta degli affreschi giotteschi con il ritratto di Dante nella vicina Cappella della Maddalena attirò l’attenzione sulla fatiscenza del palazzo e sulla necessità di un radicale recupero architettonico.
I restauri, seguiti dall’architetto Francesco Mazzei, iniziarono nel 1858 e terminarono nel 1865, in vista dell’inaugurazione del palazzo come sede del primo Museo Nazionale italiano, nello stesso anno in cui Firenze divenne capitale del Regno d’Italia. Tra i vari interventi che ripristinarono la struttura antica del palazzo, quello del Salone di Donatello fu il più spettacolare: fu recuperato il volume imponente della sala, che venne decorata con pitture parietali ispirate ai frammenti di affreschi medievali superstiti.
Gli allestimenti dall’Ottocento ad oggi
Nell’allestimento più antico, il Salone – all’epoca denominato “Gran Sala” – ospitava celebri gruppi scultorei del Cinquecento, con opere di Michelangelo, Vincenzo de’ Rossi, Giambologna, Vincenzo Danti, e il quattrocentesco David in marmo di Donatello.
Nel 1886, per celebrare il V centenario della nascita di Donatello, fu progettata una memorabile mostra, che ebbe luogo l’anno successivo, nel 1887: da quel momento il Salone avrebbe portato per sempre il nome dell’artista.
L’esposizione donatelliana vide riunite tutte le opere di Donatello già presenti nel museo, altre giunte da fuori Firenze e numerosi calchi in gesso di originali non prestabili, primo fra tutti il calco a grandezza naturale del Monumento equestre al Gattamelata, che rimase al centro del Salone fino al 1928.
Nel corso dei decenni, smantellato gradualmente il nucleo ‘didattico’ di copie, l’allestimento del Salone si è arricchito con opere di scultori coevi a Donatello, come Luca della Robbia e Lorenzo Ghiberti, o di suoi allievi, come Desiderio da Settignano e Bertoldo, anche grazie a nuove acquisizioni.

A differenza di altre sale del museo, il Salone di Donatello non ha mai subito trasformazioni radicali che ne abbiano modificato l’assetto espositivo, se non attraverso frequenti e minime variazioni nel tempo. Negli ultimi decenni del Novecento, le opere erano distribuite sull’intera pianta della sala, fino a occupare lo spazio antistante l’ingresso dal Verone.
All’inizio degli anni Duemila, anche in considerazione della crescita progressiva dei visitatori, si rese necessario un nuovo assetto, orientato a garantire una migliore fruibilità e percorribilità da parte del pubblico. Lo spazio fu così organizzato in due navate ideali, con le opere disposte secondo una logica che favorisse il confronto tra artisti diversi o tra opere dello stesso scultore, facilitando la lettura del percorso. La grande mostra Donatello: Il Rinascimento del 2022, organizzata dai Musei del Bargello e dalla Fondazione di Palazzo Strozzi, in collaborazione con gli Staatliche Museen di Berlino e con il V&A di Londra, ha comportato una trasformazione del Salone di Donatello, che, seppure temporanea, ha offerto spunti di riflessione risultati significativi nell’elaborazione dell’intervento attuale, volto a rinnovarne l’organizzazione e ad aggiornarne i criteri espositivi.
Per ulteriori informazioni:
museidelbargello.it
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