Tornano gli Oasis ma la working class è sparita
Il successo del tour del 2025, il documentario presentato al Festival del Cinema di Venezia questa estate, l’annuncio del nuovo tour nel 2027 con tre date anche in Italia: gli Oasis sono tornati.
Nel weekend scorso, centinaia di migliaia di fans hanno provato a prendere i biglietti per i tre appuntamenti del 26, 29 e 30 luglio prossimi allo Stadio Olimpico di Roma con la controversa procedura per accedere al portale di Ticketmaster. Non sono mancate le polemiche per la tipologia di vendita – prima i codici ricevuti con una lotteria, poi la caccia al posto stile click day o concorso pubblico – e per le cifre, dagli 86,25 € per i tagliandi più economici ai 258,75 € del primo settore. Per il posto in piedi sul prato si sborsa la bellezza di 227 €. A ogni modo tutte le tre date sono andate sold out.

I fratelli Gallagher non hanno detto niente in merito al sistema di assegnazione della Ticketmaster, anzi, Liam ha bullizzato sul social X i fan che si lamentavano dell’alto prezzo dei biglietti: “siamo gli Oasis, non comprateli o smettete di piagnucolare!”. Un’ondata globale di nostalgia per gli anni Novanta li ha fatti accogliere con entusiasmo anche negli USA per il tour dello scorso anno, benché proprio in quel mitico decennio non fossero stati particolarmente apprezzati oltreoceano, tanto che Liam se la prese con chi ascoltava il grunge e la scena rock di Seattle (dalla quale sono sopravvissuti solo i Pearl Jam).
I fratelli Gallagher sono cresciuti nella Manchester operaia e impoverita degli anni Ottanta, Noel ha ricordato che da ragazzo gli capitava di accompagnare il padre a riscuotere il sussidio di disoccupazione. Quelle radici nella working class segnata dalle politiche neoliberiste hanno prodotto una miscela di rabbia, desiderio di rivalsa e ispirazione artistica tradotta alla grande in musica. Definitely Maybe è il primo album in studio degli Oasis, pubblicato il 29 agosto 1994, destinato a vendere ben 10 milioni di copie.
(What’s the Story) Morning Glory? è l’incredibile bis. Pubblicato il 2 ottobre 1995 – e trascinato dai singoli Wonderwall e Don’t look back in anger – vende ben 22 milioni di dischi in tutto il mondo (ad oggi uno degli album più venduti di tutti i tempi) e diventa il simbolo del sound e del movimento Brit-Pop. Dovremmo qui aprire un capitolo per ricordare quella nuova British invasion con tutte le altre band inglesi che raggiungono il successo internazionale, dai BLUR ai Radiohead, dai Suede ai The Verve, ma non è questa la sede per un approfondimento. Va invece ricordato che gli Oasis toccarono il picco della fama nell’estate 1996, quando nell’arco di due serate (10 e 11 agosto) si esibirono a Knebworth Park davanti a ben 250.000 persone. Curiosamente, proprio nel 1996, il loro amato Manchester City retrocesse nella Serie B inglese, impensabile oggi che è un top club grazie ai petrodollari della famiglia reale di Abu Dhabi.

Qualcuno sostiene che il nuovo clima giovanilista che pervade l’Inghilterra dell’epoca abbia favorito la clamorosa vittoria del Partito Laburista alle elezioni del 1997, con Tony Blair che a 43 anni diventò il più giovane premier ad insediarsi al n. 10 di Downing Street. Il Labour Party tornava al potere dal 1979 dopo quasi 20 anni di politiche thatcheriane. Ma il neoliberismo non fu abbandonato da quella sinistra che ambiva a inaugurare la “terza via” al socialismo. Per la working class non cambiava nulla: in Gran Bretagna, per ogni tre posti di lavoro persi nell’industria se ne creò solo uno nuovo nei servizi, e il welfare state restava devastato come prima dai tagli al bilancio.
Il ritorno degli Oasis coincide con un momento di populismo retrogrado in Inghilterra come negli USA e in Europa continentale. Anche il duo è sempre stato una contraddizione populista radicata nella working class e nella Cool Britannia post Margaret Thatcher.
Ma chi sono oggi gli Oasis?
Come ha scritto il magazine The Jacobin nel 2025, all’annuncio della reunion, è indubbio che «[…] la band un tempo simbolo di idealismo operaio ha finito per incarnare la versione più individualista del successo». La nostalgia per gli anni Novanta non deve farci dimenticare l’occasione persa in quel decennio per un nuovo progresso sociale e le crisi che viviamo adesso ne sono il frutto (Luciana Castellina ha scritto che “pensavamo di uscire dal neoliberismo da sinistra e invece finiremo per uscirne dall’estrema destra”).
Lo aveva già capito il brillante filosofo inglese Mark Fisher nel 2016, venti anni dopo la sbornia della Cool Britannia e l’esperienza della “terza via”, osservando che fu proprio Blair, che voleva riformare la sinistra, a impedire alla sinistra di riformarsi davvero perseguendo politiche di destra. Ma, se può essere rassicurante, Noel ha cercato di fugare i dubbi sulla collocazione politica della band con una dichiarazione proprio alla fine del documentario su di loro: «Non sono sicuro su cosa siano gli Oasis, ma sicuramente non sono di destra».
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