“Odio gli indifferenti”: la voce di Gramsci nel murales di Jorit

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Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Antonio Gramsci, in La città futura, 1917

Antonio Gramsci, filosofo, politico, storico, intellettuale e giornalista dedicò tutta la vita alla ricerca della verità e per questo fu esiliato e arrestato; ma credeva in valori imprescindibili e li seguì fino alla morte. Quando scrisse queste parole era il 1917 e i tempi erano ben diversi da oggi, si viveva nella guerra, si viveva la guerra. Quell’indifferenza poteva avere il prezzo della vita del proprio migliore amico o di una madre, di un ragazzino. Sono passati più di cent’anni e quell’indifferenza che vedeva Gramsci e che tanto odiava non è scomparsa, anzi. Se vogliamo guardare, se siamo disposti a farlo, di quell’indifferenza possiamo riempircene gli occhi.

L’indifferenza è in ogni mancato gesto di chi sa, di chi potrebbe, eppure non fa niente. L’indifferenza è lasciare un amico in difficoltà a vedersela da solo, che tanto è grande e si deve prendere le proprie responsabilità. Indifferenza è non aiutare quella donna che se non denuncia è solo colpa sua. Indifferenza è quell’insegnante che non vede il ragazzino che resta solo in un angolo durante la ricreazione. Indifferenza è lasciare che una ragazza pensi di non meritare di essere amata perché non entra in una taglia 38. Indifferenza è abulia, parassitismo, vigliaccheria, oggi come cento anni fa.

È passato oltre un secolo ma l’indifferenza continua a uccidere e le parole di Gramsci sono importanti oggi più che mai, soprattutto in questo momento di crisi che ha messo in difficoltà tutti noi, ognuno a modo suo. Per questo è importante fare comunità e non essere indifferenti.

A pochi giorni dal 130esimo anniversario della nascita di Antonio Gramsci e il 100esimo della fondazione del Partito Comunista Italiano, di cui Gramsci fu co-fondatore e ideologo, il Comune di Firenze ha deciso di fare qualcosa per ricordare quello che fu un grande pensatore del Novecento, prima che politico, e per invitare tutti noi ad essere cittadini nel modo in cui lo intendeva Gramsci: con la partecipazione, facendo comunità. L’opera, intitolata Verso la città futura, è stata realizzata nell’ambito del progetto “Odio gli indifferenti” promosso da associazione Teatro Puccini, Casa spa, Comune di Firenze e Quartiere 4: un ritratto di Antonio Gramsci sulla parete esterna del condominio in via Canova al numero 25/22, nel quartiere popolare dell’Isolotto inaugurato 70 anni fa dall’allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira, opera d’arte che rientra nel progetto già avviato dal Comune di mettere a disposizione degli artisti alcune pareti dei suoi edifici, di edilizia popolare, trasformando parti della città in un museo di arte contemporanea all’aperto per portare l’arte fuori dai musei, fra le gente e condividere messaggi importanti.

Si tratta di un murale di 213 metri quadri realizzato dall’artista Jorit, classe 1990, street artist partenopeo, già noto a Firenze per aver realizzato il murale di Nelson Mandela in Piazza Leopoldo nel 2018 – momento in cui è nata l’idea per il futuro murale di Gramsci – che concentra la propria arte sulla raffigurazione (iper)realistica del volto umano. 

Dai primi tag e graffiti a Napoli alla stazione di Quarto Officina passando però per l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove si è diplomato, Jorit Agoch, ormai conosciuto semplicemente come Jorit, ha visitato luoghi che l’hanno segnato e si è appassionato allo studio del volto umano, alle sfumature e ai dettagli che lo caratterizzano. Su questa strada Jorit ha scoperto che ciò che lo interessava maggiormente era la comprensione dell’essere umano e ha iniziato a confrontarsi più volte con grandi ritratti di personaggi che hanno lasciato un segno nella storia, ma anche con personaggi del mondo rap, che costituisce per lui un canale di libertà rispetto alle imposizioni sociali, e con volti di gente comune. Tutti accomunati da qualcosa: quelle strisce rosse sulle guance, simbolo della “human tribe” di Jorit, la tribù di cui tutti facciamo parte in quanto esseri umani. Quelle strisce rosse sul volto fanno riferimento ad alcuni rituali praticati in Africa, cerimonie di passaggio dall’infanzia all’età adulta, momento in cui si entra a far parte della tribù. Così, nei volti che Jorit decide di ritrarre, quelle strisce rosse segnano il momento d’ingresso nella sua tribù, una tribù che non ha bisogno di un’unità territoriale, perché è semplicemente quella che racchiude la razza umana.

Perciò Jorit affianca forti messaggi di natura sociale, data anche la sua attenzione ai movimenti no-global e a quelli per la rivendicazione dei diritti umani, a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico. Tra le sue abitudini, Jorit ha quella di “nascondere” all’interno dell’opera simboli o brevi messaggi che rafforzino il senso dell’opera. In questo caso si tratta di una scritta nel bulbo oculare di Gramsci che dice “potere ai lavoratori” ed esprime chiaramente il messaggio gramsciano. L’altra pratica che lo street artist è solito usare è quella di tracciare sul muro una o più frasi come guida prima di iniziare l’opera, come Giotto per gli affreschi utilizzava le “giornate” e come i grandi artisti usavano le sinopie prima di passare alla stesura del colore. In questo caso ha iniziato la fase preliminare del murale tracciando a tutta parete, oltre all’inno contro l’indifferenza, alcune riflessioni gramsciane tratte dalle Lettere dal carcere che scrisse appunto dal carcere a suo fratello Carlo nel 1927: «Anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio… La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere». Una riflessione che sembra scritta per i tempi che viviamo, in cui l’intero paese si trova a scrutare timoroso il futuro e che ci richiama al «pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà», quello che fu il motto applicato da Gramsci per tutta la sua vita.

Attraverso il suo pensiero, la sua vita e il suo esempio Gramsci ha rappresentato un punto di riferimento contro le sopraffazioni e le ingiustizie, stando sempre dalla parte dei più deboli. Ecco che allora, in un tempo come il nostro, in cui abbiamo bisogno di figure in grado di guidarci, questo murales vuole ricordarci di non essere indifferenti, di essere sensibili e comprensivi verso il disagio che tutti stiamo vivendo, di accoglierci gli uni gli altri.

Un messaggio di bellezza di cui abbiamo bisogno, in questo momento forse più che mai.

Foto di Marco Borrelli

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About Author

Sono nata in un caldissimo agosto del 1991 a Firenze e mi sono innamorata dell’arte da bambina, guardando un poster di Mirò appeso nel mio salotto. Da allora non ho mai perso questa passione che mi ha portato a laurearmi in Arte Contemporanea prima e poi in Critica d’arte affascinata sempre di più dall’idea che l’arte sia un linguaggio tanto universale quanto soggettivo, capace più di ogni altro di raccontare il nostro tempo