OF BOXES AND CEILINGS: 180 manifesti portano l’arte pubblica nelle strade di Firenze
Centottanta manifesti nelle strade di Firenze per portare nello spazio pubblico una riflessione su identità, stereotipi di genere e violenza nelle relazioni. È Of Boxes and Ceilings, progetto di ricerca artistica promosso dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, capofila della rete nazionale del PRIN AFAM 2024, che coinvolge anche l’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e l’Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Fino al prossimo 15 ottobre, i manifesti realizzati dalle studentesse e dagli studenti delle quattro Accademie, selezionati da un’apposita commissione, entrano così a far parte del paesaggio urbano attraverso il circuito comunale delle affissioni, i grandi impianti 6×3 metri e gli spazi di Digital Signage collocati nei principali punti di accesso alla città.
L’obiettivo non è semplicemente portare l’arte fuori dagli spazi espositivi, ma utilizzare la città come luogo di confronto. I manifesti incontrano quotidianamente un pubblico ampio e non necessariamente interessato all’arte contemporanea, inserendo nel flusso ordinario della vita urbana immagini e messaggi capaci di interrogare il modo in cui costruiamo la nostra identità e le nostre relazioni.
L’arte nello spazio pubblico
Il punto di partenza di Of Boxes and Ceilings è una domanda tanto semplice quanto complessa: quali sono le categorie, le aspettative e i modelli culturali attraverso cui impariamo a percepire noi stessi e gli altri?
Il titolo del progetto deriva dal saggio Of Boxes and Ceilings (2016) della studiosa di politiche culturali e curatrice Pascale Charhon e richiama metaforicamente due forme di limite: le “scatole” dentro cui tendiamo a classificare identità, comportamenti e ruoli e i “soffitti” che rappresentano invece quei confini invisibili che condizionano ciò che possiamo immaginare e diventare.

In questo senso, l’arte contemporanea viene intesa come uno strumento per mettere in discussione categorie apparentemente naturali e consolidate. Una funzione particolarmente significativa quando il tema riguarda le relazioni tra le persone e quei modelli culturali che possono trasformarsi in discriminazione, esclusione e violenza.

Come scriveva bell hooks, la trasformazione individuale e collettiva passa anche dalla possibilità di costruire uno spazio creativo capace di sostenere la soggettività e di offrire nuove posizioni da cui guardare il mondo. È proprio lo spazio pubblico, in questo progetto, a diventare il luogo in cui questa possibilità viene messa alla prova.
Dalla ricerca alla città
Il progetto nasce da un ciclo di incontri organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Firenze durante l’anno accademico 2024/2025 insieme a Eros Cruccolini, allora Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Firenze.
Da quel percorso è nato un concorso interno rivolto alle studentesse e agli studenti delle Accademie coinvolte, chiamati a confrontarsi attraverso il linguaggio del manifesto con temi come il disagio giovanile, le dinamiche di genere, la costruzione dell’identità e i modelli culturali che possono alimentare discriminazioni e violenze.

Il passaggio dalla dimensione laboratoriale a quella urbana modifica però anche la natura stessa delle opere. I lavori non vengono osservati soltanto da chi sceglie di entrare in uno spazio dedicato all’arte, ma da chi attraversa la città, aspetta un autobus, percorre una strada o arriva a Firenze. L’immagine artistica diventa così parte di una quotidianità condivisa.

È questa una delle caratteristiche centrali del progetto: non proporre un messaggio univoco, ma creare occasioni di interrogazione. La campagna invita infatti a considerare la violenza non come un fenomeno estraneo, confinato alla vita degli altri o esclusivamente alla dimensione privata, ma come una questione che può essere collegata anche ai linguaggi, agli stereotipi e ai modelli relazionali che attraversano la società.
Un progetto che continua oltre i manifesti
L’affissione dei 180 manifesti rappresenta soltanto il primo capitolo di un programma più ampio. Nei prossimi mesi Of Boxes and Ceilings proseguirà con seminari, workshop, giornate di studio, incontri e azioni performative sul territorio della Città Metropolitana di Firenze e nelle sedi delle Accademie partner.
Il progetto coinvolgerà professionalità provenienti da ambiti differenti — artisti, antropologi, psicologi, ricercatori e operatori culturali — con l’obiettivo di costruire un confronto interdisciplinare intorno all’educazione alle differenze, alla consapevolezza di genere e alla prevenzione della violenza.
A questa dimensione fisica si affiancherà inoltre una piattaforma digitale pensata come strumento di informazione e orientamento. Saranno disponibili contenuti interattivi, testimonianze, approfondimenti, risorse educative e collegamenti ai centri di ascolto e ai centri antiviolenza, con una particolare attenzione alle giovani generazioni.

L’arte, quindi, non viene considerata soltanto come un linguaggio capace di rappresentare un problema, ma come uno strumento attraverso cui costruire possibilità di confronto e conoscenza. Il manifesto, in questo contesto, non è soltanto un’immagine da guardare: è un dispositivo che entra nello spazio condiviso e prova ad aprire una conversazione.
È anche in questa prospettiva che assume significato il riferimento a Barbara Kruger e alla sua riflessione sul rapporto tra violenza e stereotipo. Se i modelli culturali contribuiscono a determinare il modo in cui interpretiamo noi stessi, gli altri e le relazioni, mettere quei modelli sotto osservazione significa intervenire sul terreno in cui vengono continuamente riprodotti.
Of Boxes and Ceilings prova a farlo attraverso un gesto semplice e immediato: occupare lo spazio della città con immagini capaci di interrompere, anche solo per qualche secondo, il ritmo ordinario della quotidianità e invitare chi guarda a considerare ciò che spesso rimane invisibile.
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