Pianosa: da “isola del diavolo” a “isola gioiello”

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Pianosa, 10 chilometri quadrati di superficie a 20 miglia dall’isola d’Elba, è conosciuta anche come “l’isola del diavolo”. Tale soprannome se lo è guadagnato dopo aver assunto il ruolo dell’Alcatraz italiana. Le sue attività penitenziarie risalgono al 1856, quando il granducato di Toscana vi istituì una colonia penale; nel 1968 il forte carcerario fu trasformato per volontà del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa in un penitenziario di massima sicurezza e la rimanente popolazione venne evacuata: l’isola ospitò come reclusi i terroristi alla fine degli anni ’70 e poi i mafiosi sottoposti al regime 41 bis. Nel ’98 viene annunciata ufficialmente la dismissione del carcere di massima sicurezza. Nel 2004 era già tornata ad accogliere detenuti: una decina, provenienti dal carcere elbano di Porto Azzurro che svolgevano lavori di manutenzione, tra cui il ripristino di sentieri e strade. Nel frattempo l’isola si è aperta al turismo. Ad oggi, l’evoluzione dell’isola come luogo per riabilitare i detenuti procede a passi da gigante. E’ di questi giorni, infatti, la firma del patto tra il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri e il governatore della regione Toscana Enrico Rossi per il contenimento del sovraffollamento carcerario. Il progetto prevede “interventi con il lavoro agricolo e di restauro degli immobili”. I detenuti, lavorandone la terra e ristrutturandone gli edifici in rovina, trasformeranno l’isola di Pianosa “in un gioiello della natura”.

 

Il ministro Cancellieri è stata chiara: “Pianosa non tornerà ad essere un carcere speciale, ma un luogo di lavoro per i detenuti”. Ancora la data d’avvio del piano non c’è, ma, ha spiegato sempre il ministro, “apriremo un tavolo con il Comune per capire quando e come partire”.

 

JACOPO AIAZZI

 

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